L’EVENTO/LA LECTURE SULLA MAFIA DI DACIA MARAINI AL CAMPUS/“Le donne dei boss sono complici”

di S.L.

Venerdì 17 Luglio alle ore 9pm eravamo anche noi alla conferenza di Dacia Maraini sulla Mafia. Il luogo che ospita la conferenza appare sulle prime insolito, si tratta infatti di una piccola cappella, tuttora consacrata, all'interno del campus di Middlebury. Scopriamo poi dalla presentazione del Direttore della Scuola Italiana Antonio Vitti, che Mead Chapel fu dove, nel 2003, venne conferita alla Maraini la Laurea Honoris Causa dal Middlebury College.Dacia Maraini apre la conferenza dicendo: «Prendetela come una sommessa riflessione di una persona che non è un'esperta ma che ha vissuto quasi dieci anni in Sicilia -Bagheria, ndr- e che si è molto interrogata su che cosa sia questa organizzazione criminale che da una parte assomiglia a molte altre ma che allo stesso tempo è unica». Dopo una breve prefazione sull'origine del termine "Mafia", così continua: «La prima volta che ho sentito parlare di Mafia è stato da Danilo Dolci -poeta e attivista della nonviolenza italiano altresì soprannominato "Il Gandhi di Partinico" per il suo impegno sociale e la promozione di lotte nonviolente contro la mafia, ndr- La Sicilia, è risaputamente un paese ricco d'acqua ma quello che accadeva era che la Mafia chiudeva le fonti per taglieggiare la popolazione».

Il suo racconto prosegue poi attraverso le figure di uomini come Michele Pantaleone, scrittore di Mafia e Politica, e Leonardo Vitale che fu il primo pentito di Mafia a darne un organigramma preciso nel 1973 denunciando Totò Riina, Bernardo Provenzano e Vito Ciancimino. Vitale, come ci spiega la Maraini, purtroppo si fidò delle persone sbagliate e dopo essere stato dichiarato pazzo fu rinchiuso per 10 anni in un manicomio criminale per poi venire ucciso all'uscita di una chiesa appena due mesi dopo essere tornato in libertà. Oggi, ci dice la Maraini, le cose sono cambiate, il numero dei pentiti è aumentato al punto da non consentire più alla Mafia di distorcere la realtà come nel caso d Vitale. «Non credo che il fenomeno del pentitismo sia dovuto solo alla paura o agli interessi», afferma la scrittrice, «Siamo di fronte a una metamorfosi. A un passaggio da una cultura dell'omertà a una della parola. I pentiti sono oggi centinaia. Stiamo passando da una Mafia segreta e nascosta, ad una Mafia raccontata e descritta».

Secondo la Maraini la Mafia moderna «non è più quella di Provenzano con la coppoletta in testa e la lupara ma sono i giovani universitari con il computer che si spostano tramite aereo. Più che uccidere corrompono e si insinuano nell'economia internazionale». Subito poi la Maraini, che qui a Middlebury insegna un corso sulle donne e il teatro, propone una riflessione sul ruolo della donna all'interno del sistema mafioso: «È stato detto che la Mafia è mono-sessuale. Le donne sono invece molto presenti e sono la prova della profondità d'intreccio tra mafia e vita quotidiana. Non a caso si è suggerito di denunciare per associazione mafiosa anche le famiglie e le donne di mafia». E quando dal pubblico le viene chiesto se considera le donne dei mafiosi più vittime o complici, la Maraini decisa risponde: «Io credo che coloro che non denunciano siano complici. Siamo tutti vittime in qualche modo ma abbiamo la dignità e la responsabilità della scelta. Io sarei d'accordo nel denunciare anche le mogli e le madri».

Dacia Maraini conclude rivolgendosi ai giovani studenti americani: «Vi chiedo, anche da lontano, un segnale di fumo a questa Sicilia che resiste alla Mafia. Lo dobbiamo a tutti i morti della Mafia» e a chi l'accusa di eccesso di ottimismo replica: «La resistenza contro la Mafia non è un ottimismo ma una necessità».

Alla luce delle ultime dichiarazioni dal carcere di Totò Riina, chiediamo alla Maraini la sua opinione: «Hanno certamente peso. Penso che [Riina] sia credibile. Bisognerà aprire certe porte chiuse che sono la responsabilità dello Stato sulla morte di Borsellino. Qui c'è di mezzo lo Stato, se sono implicati i Servizi Segreti, i Ministri degli Interni, sono cose molto gravi. A Palermo hanno fatto una grande manifestazione portando in mano dei libretti rossi -si ricorda che il giudice Borsellino portava sempre con sè un libretto rosso in cui presumibilmente vi erano denunciati gli accordi tra la mafia e lo Stato, il libretto non fu ritrovato sul luogo dell'attentato, ndr- Se questo è vero», continua la Maraini, «è gravissimo! Se lo Stato si stava accordando con la mafia per non mettere più bombe in cambio di una condizione migliore per i carcerati, è come un incentivo a mettere le bombe.
 Il fatto che Riina non abbia mai parlato prima e ora dica "È così", non c'è dubbio che sia un segno».