EVENTI/ARTE/Un minuto di NY a Roma

di Olivia Fincato

Il 19 settembre 60 artisti newyorkesi saranno i protagonisti di New York Minute, una mostra promossa da Depart Foundation al Macro, Museo d'Arte contemporanea di Roma. Oggi7 incontra in anteprima a New York il fondatore di Depart, Pier Paolo Barzan.

Com'è nata Depart Foundation?
«Depart è acronimo di Discussion Exhibition and Production of Art ed è una fondazione che si occupa di contemporaneità in genere, quindi non solo di arti visive ma anche architettura e design. Cerchiamo di differenziarci dalle altre fondazioni private che si basano quasi esclusivamente sull'esposizione di opere d'arte, proponendoci come una piattaforma di dialogo per lo sviluppo della creatività»
Infatti so che avete in programma una serie di residenze d'artista
«Questo è il cuore del nostro progetto, coinvolgere artisti emergenti da tutto il mondo e ospitarli in residenze in Italia mettendoli quindi in contatto con la nostra scena artistica. Abbiamo legami con varie istituzioni e fondazioni internazionali e il nostro board è composto da curatori riconosciuti in tutto il mondo, tra cui Russell Ferguson a capo del Dipartimento d'Arte dell'UCLA o Andrea Bellini, Direttore di Artissima. Ci sono due campus che stiamo per attivare, uno in Toscana e uno nelle vicinanze di Roma».

Come avviene il processo di selezione?
«Avviene ad invito, abbiamo un Advisory board e a partire da Ottobre 2009 inizieremo con due artisti internazionali. Alla fine del programma di residenza diamo ad ogni artista la possibilità di esporre il proprio lavoro, sia quello realizzato durante il periodo italiano che quello precedente».

Parliamo della prima mostra di Depart, New York Minute: 60 Artists on the New York Scene che inaugurerà a settembre al Macro, Museo di Arte Contemporanea di Roma
«L'idea è nata perché io mi sono sempre sentito molto legato a New York, nutro un grande amore per la città. Tra Roma e NY c'è sempre stato un forte legame che però ultimamente sembra essersi perso. Se pensiamo agli anni '50 o '60 artisti come Rauschemberg o Jasper Johns venivano a Roma e trovavano un terreno fertilissimo d'ispirazione in grado di far cambiare le loro carriere. Questi artisti sono stati, d'altro canto, un grande stimolo creativo per la città, noi desideriamo continuare questo dialogo. Questa mostra comunque non è una rassegna dell'arte emergente americana in genere, è focalizzata di un particolare aspetto, un particolare gruppo di artisti».

Che tipo di artisti?
«Sono artisti che hanno un immaginario preciso, legato al mondo "street" di New York. Questa è stata una precisa scelta della curatrice Khaty Grayson. Alcuni artisti come Ryan Mc Ginley o Cory Argangel li sento vicini altri meno».

E parlando di street artists, di artisti che trovano ispirazione dalla strada, dal lato oscuro e sregolato della vita metropolitana, proprio in questi giorni è stato trovato in una suite di un albergo di Manhattan, Dash Snow, morto per overdose. So che era uno degli artisti più rappresentativi di New York Minute...
«Io non conoscevo Dash, so che la curatrice era una cara amica. Non mi sento d'esprimere giudizi rispetto il modo di vivere la propria vita. Sicuramente non era lo stereotipo dell'artista di strada, veniva da una famiglia molto abbiente, la madre collezionista...ci sono percorsi individuali che portano a scelte drammatiche. Tra alcuni artisti c'è la voglia di sperimentare e andare oltre alcuni limiti».

Com'è si è svolta la scelta di questo gruppo di artisti newyorkesi?
«Il concept della mostra è nato due anni fa. Sin da allora che abbiamo cominciato il processo di selezione, inizialmente in maniera molto informale poi sempre con più serietà e competenza fino al coinvolgimento di istituzioni pubbliche come il Macro. Questa mostra è veramente un buon esempio di collaborazione tra pubblico e privato e vuole essere anche un modo diverso di presentare l'arte. Non sarà solo una mostra ma un "happening", ci saranno concerti, performance, dj set...».

E parlando di arte emergente italiana qual è la tua percezione?
«In Italia ho la percezione che si sia smesso d'investire in cultura, soprattutto contemporanea e  che troppo spesso l'arte emergente viene vista come estranea, distante. Oggi manca una nuova generazione che sappia supportare il contemporaneo, grazie ad un sistema funzionante di musei, gallerie, scuole d'arte. La gente dovrebbe arrivare a Roma non solo per il Colosseo, eredità del nostro passato grandioso, noi con Depart ci auguriamo che possa venire ma anche per il nostro presente e futuro!».