SPECIALE/GIFFONI FILM FESTIVAL/Cinema dei giovani senza Tabù

di Alfonso Francia

Secondo il regista Francois Truffaut, ospitato nel 1982, «Di tutti i festival di cinema, quello di Giffoni è il più necessario». Mentre i giornali italiani alimentano periodicamente la querelle tra il Festival di Roma e quello di Venezia, in Campania si organizza, da quasi quarant'anni, una manifestazione di cinema internazionale dedicata ai ragazzi. Anzi, animata dai ragazzi, che fanno parte della giuria e assegnano i premi.

Dell'ultima edizione, conclusasi ieri dopo quasi due settimane di proiezioni, lezioni, incontri e festeggiamenti, abbiamo parlato con il direttore artistico Claudio Gubitosi. Potremmo definirlo la memoria storica del Giffoni, che ideò nel 1971 quando aveva appena 18 anni.

«L'esperienza di quest'anno è stata una scommessa vinta. Una sfida difficile, complessa, e nuova. Abbiamo prolungato la kermesse, totalizzando cinque giorni di proiezioni in più rispetto a qualunque altro festival al mondo. Abbiamo ospitato 150mila visitatori nell'arco di due settimane, un numero enorme per un centro piccolo come Giffoni». I numeri sono eloquenti, ma Gubitosi preferisce concentrarsi sull'atmosfera: «Si avvertiva una magia che solo Giffoni può trasmettere. Durante queste giornate ho notato una felicità diffusa, condivisa da tutti; giurati, giornalisti, visitatori, genitori. A questo festival non si va per vedere i film e stop. Abbiamo organizzato una discoteca all'aperto, e incoraggiato i giovani giurati a vivere queste giornate non pensando solo al concorso. Non bisogna dimenticare che durante il festival i 2800 giurati vengono ospitati dalle famiglie del posto, e in questa maniera riescono a immergersi al meglio nell'atmosfera campana. Le grandi proiezioni all'aperto hanno invece mostrato come Giffoni sia un paese reale, non un set cinematografico. In questo senso, se posso usare un termine un po' abusato, siamo una eccellenza campana».

Parlare del contesto non significa però mettere in secondo piano i film presenti, ben divisi tra produzioni indipendenti e produzioni hollywoodiane. «Le grandi anteprime ci hanno dato parecchie soddisfazioni. Abbiamo aperto con Harry Potter, che si sta rivelando il film dell'estate in quasi tutto il mondo». Mai come quest'anno le pellicole presenti affrontano temi scomodi. «Non a caso il filo conduttore di questa edizione era il tabù. Già da parecchio avevamo l'idea di concentrarci su questo argomento. I film trattavano di morte, diversità sessuale, incapacità di dialogo tra le religioni, malattia, falsità». Temi che secondo molti sono poco adatti a una platea di giovanissimi. «Ma noi volevamo indurre i ragazzi ad abbattere certe frontiere ipocrite. Non è vero che i più giovani sono incapaci di capire il significato del tabù».

Per alcuni sembrerebbe impossibile andare oltre, ma Gubitosi ha nuovi obiettivi per il futuro, a partire dall'espansione su Internet. «Già quest'anno ci siamo rafforzati molto nella Rete. Nei giorni passati il nostro sito ha avuto milioni di accessi e il canale televisivo online, il Giffoni Channel, ha registrato 80mila contatti ogni sera». Quasi quasi l'etichetta di festival comincia ad andare stretta. «In effetti il termine non mi soddisfa più; preferisco chiamarlo Giffoni Experience. In fondo questa manifestazione assorbe 250 giorni di lavoro l'anno e ci permette di non perdere di vista i ragazzi, che si scrivono sulla community online».
Questa espansione non è poi così fortuita: stare sempre a contatto con i giovani è il sistema migliore per continuare a crescere.