A modo mio

L’attimo fuggente e inquinante

di Luigi Troiani

Grazie anche alle regole dell'Unione europea e alla spinta di paesi che, come la Germania, sono più avanti in fatto di tutela ambientale, si assiste, da qualche tempo, all'accelerazione di comportamenti virtuosi da parte delle nostre imprese in quanto a gestione di rifiuti e imballaggi. Attore significativo della nuova tendenza è Conai, un sistema privato voluto e concepito dalle imprese, che costituisce, con oltre un milione 400mila aziende iscritte, il più grande consorzio europeo. Conai è un soggetto privato che espleta un servizio pubblico di utilità sociale, attraverso la promozione di un modello per il recupero, il riciclo e la valorizzazione degli imballaggi, affidato alle imprese aderenti. E' un modello che vanta l'eccellenza a livello continentale, attraverso l'attività di sei consorzi specializzati in ciascuno dei materiali di base degli imballaggi: acciaio, carta, alluminio, legno, plastica, vetro.

   Lo scorso anno hanno recuperato circa 8 milioni 500mila tonnellate di rifiuti di imballaggio, una cifra prossima al 70% del totale dell'immesso al consumo, superando l'obiettivo fissato dalla Commissione europea. Di quella massa, più di 7 milioni di tonnellate sono state riciclate, il 59% del consumo totale. I buoni risultati (in dieci anni di esistenza il sistema Conai ha fatto crescere del 120% l'avvio a riciclo di rifiuti di imballaggio, e del 134% il loro recupero) si devono anche alla collaborazione con i soggetti istituzionali del territorio, come le Regioni e i Comuni (superano il numero di 7mila gli enti locali convenzionati per la raccolta differenziata), con i privati e le imprese che decidono quotidianamente se destinare gli scarti alla raccolta differenziata o indifferenziata.

   In quest'ambito si è fatta apprezzare, nel corso della settimana, la presentazione a Roma da parte di Conai di un progetto che sarà condotto dal Consorzio in alleanza con una primaria azienda di fornitura servizi ai viaggiatori, nei punti di ristoro autostradali, ferroviari e aeroportuali. Il fattore innovato su cui l'esperienza Conai è stata chiamata a concentrarsi, origina dall'inafferrabilità dell'attimo nel quale la persona in viaggio acquista e consuma un certo prodotto. Nel brevissimo istante dell'acquisto e dell'apertura della confezione, il viaggiatore decide il destino dei materiali che scarta, e la scelta chiave riguarda l'indirizzo verso l'indifferenziato o il differenziato.  Da qui il patto del Conai in favore dell'adozione di moduli informativi e tecnici in grado di spingere cittadini e operatori in viaggio, a porsi al servizio della raccolta differenziata e quindi del riciclo. Ieri e oggi le giornate del lancio dell'iniziativa, con la sperimentazione che inizia sugli assi di traffico del nord e nord-est in aree di sosta autostradale prossime a Milano e Novara, Padova e Ravenna.

   Si calcola che il totale dei rifiuti generati in tutte le aree di ristoro dell'Italia frutti 45mila tonnellate l'anno, di cui una buona metà potrebbe andare a recupero e riciclo. Per chi ha familiarità con i numeri, alla conferenza stampa di presentazione del progetto, è stato detto che, se per un anno fossero riciclati tutti questi rifiuti di imballaggio, si ricaverebbero: dalle lattine in alluminio 250mila caffettiere, dalla scatole in acciaio delle conserve 4 automobili, dai cartoni 1.400 tonnellate di minore CO2, dalle plastiche 2 milioni e mezzo di felpe in pile, dal vetro 9 milioni e mezzo di bottiglie per vino, e in generale il risparmio  di 12mila tonnellate di CO2.
   Le aree di sosta autostradale contano ogni anno 300 milioni di presenze: ognuna lascia in sito l'impronta ambientale di 125 grammi. Più in generale, ogni persona produce, nell'arco di una giornata media, 1,5 kg di rifiuti. Educare al contributo al sistema Conai, nell'attimo fuggente del ristoro, è strategico.