SPECIALE ARTE/IN ARRIVO LA CITTÀ DEI SOGNI/Galleggerà a NYC?

di Olivia Fincato

Ce l’hanno quasi fatta di nuovo. Il duo di artisti-guerrieri, la veronese Anna Galtarossa e l’argentino Daniel Gonzalez, sta mobilitando Manhattan per far ancora galleggiare la città dei sogni, Chili Moon Town, e questa volta a Central Park.

Due anni fa ero anch’io tra i chilimooners in Messico, quando un esercito di sognatori ha spinto il mostro di paillettes nel lago di Chapultepec. Chili Moon Town  in effetti non pesa poco, è un’opera site specific di 10 tonnellate, una città luccicante che galleggia su una base di 70 metri quadri: ha lo skyline tipico di una metropoli nordamericana, ma al posto dei grigi grattaceli di vetro, tetti di pelo, porte glitterate, terrazze di paillettes. In Messico è stato un successo, grazie a un apposito servizio di barche centinaia di visitatori l’hanno circumnavigata e si sono addentrati al suo interno, scoprendo un ventre carico di immagini, simboli e icone strabilianti.

Aspettando ansiosi che Chili Moon Town arrivi a New York abbiamo incontrato gli artisti scoprendo in anteprima quali sono gli ingegnosi piani per far sognare Central Park.

«Siamo due dittatori è un miracolo che riusciamo ad incastrarci senza ucciderci…» sorride Anna spiegandoci come la loro “creatura” sia nata da uno scambio creativo ed emotivo forte e duraturo, a cui Daniel aggiunge «I miei percorsi sono performatici e bidimensionali quelli di Anna sono tridimensionali, lei è bravissima a organizzare, cercare materiali…Noi ci chiamiamo all’appello rispettandoci, senza sovrapporci…quando ho spruzzato di colore i suoi grattaceli lei mi ha gridato come una pazza!» Tra di loro infatti traspira un rapporto unico, un’amicizia esplosiva che ha portato alla realizzazione del loro sogno «Ogni tanto devo urlare per bloccarlo altrimenti va avanti e mi dipinge tutto!» continua Anna ammiccando a Daniel «ma tra noi c’è dialogo, non è cancellare quello che fa l’altro, è una collaborazione, non si può pretendere che siano due monologhi. Noi ci cannibalizziamo a vicenda, quello che mi ispira di lui lo prendo e poi ci lavoro sopra e viceversa. Nella nuova versione Chili a NY il nostro modo di dialogare e scherzare, sarà ancora più divertente… ci sarà il sole e le nuvolette con Let’s make out!»

Dal debutto messicano è nata la Chili Moon Town Production… cosa avete fatto dal 2007 fino ad oggi?

A.G. «Siamo passati da un grande progetto ad un altro altrettanto grande: Homeless Rocket with Chandeliers, la Gru di Lambrate a Milano. L’abbiamo trasformata in un razzo spaziale, una città rotante che di giorno funziona come gru per il cantiere e di notte s’accende con i neon e butta fuori fumo…divenendo un’opera d’arte!»
D.G. «Era come Chili in verticale, una città per i senza tetto che di giorno lavorano per costruirsi la loro casa e di sera vanno a prendere in orbita idee. Il bello di quest’opera è che funziona, ha un rapporto sociale profondo con il contesto che la ospita».

Quindi un po’ si ripete la stessa interazione con il contesto di Chili Moon Town
A.G. «Chili Moon Town era puramente per sognatori, nel senso più generale…la gru è stata fatta per i lavoratori del quartiere».
D.G. «È diventata quasi un faro…un’opera rivoluzionaria! Era un punto d’incontro, pensa che sono nati 4 bambini in quel periodo e qualcuno si è innamorato sotto la gru! Ovviamente lo spirito di Chili di sognare riviveva, soprattutto in una Milano così grigia e fredda...Ora l’abbiamo smontata perché il palazzo è costruito e metteremo tutti i pezzi all’asta il prossimo settembre allo Start di Milano».

Ma con Chili Moon Town Production avete fatto anche una mostra alla galleria SpencerBrownston di Soho?
A.G. «Abbiamo messo in piedi una produzione di opere “più gestibili” per così dire, i banner di paillettes e stoffa, che sono stati esposti da Brownston, per creare i dettagli di un mondo iniziato con Chili Moon Town.

E qual è questo mondo?
D.G. «È un mondo sognante dove puoi credere di realizzare i tuoi sogni…Chili non è soltanto una scultura galleggiante ma un punto d’incontro dove la gente si trova per visitarla e lasciare il proprio desiderio. E tutti questi desideri ora viaggeranno per raggiungere NY. Un viaggio immaginario, un sogno collettivo a cui hanno partecipato tutti!»

Dov’è Chili ora? In questo viaggio dal Messico a New York la città cambierà?
A.G. «Ora è smontata in un deposito in Messico, lo scheletro, la base, della città rimarrà la stessa ma per l’esterno aggiungeremo tanti altri neon in inglese perché ora sono in spagnolo e poi forse inseriamo un’altra costruzione che esce dal centro per far vedere che Chili è cresciuta! L’interno sarà completamente diverso, tutto di paillettes cucite con un’iconografia che si è sviluppata nella maturazione di Chili a contatto con le nuove influenze americane. Cercheremo di arricchirla con simboli, monumenti, icone della società americana!»
D.G. «E come quando fai un viaggio di due anni e nella valigia ti porti tutto quello che hai trovato sinora».
In Messico una volta entrati nella “pancia” di Chili avete chiesto ai visitatori di lasciare un messaggio in una delle migliaia di bottigliette galleggianti… Tutti questi sogni galleggianti arriveranno a NYC?
D.G «Certo! Arrivano qui! Saranno dentro al tunnel, sono oggetti quasi sacri per noi…più di 2000 sogni! Pensa che un’associazione culturale messicana ci ha chiesto di aprire le bottigliette e di trascrivere il contenuto…noi abbiamo rifiutato».

Ma qual è il senso di portare in America tutti questi messaggi intimi?
D.G «2000 emigranti legali, 2000 messicani legali a Central Park!!!! ».

Come vi state organizzando per portarla qui?
A.G. «In questo momento abbiamo il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York , del Consolato Messicano e della Jumex Foundation. Abbiamo in nostri collezionisti che sempre ci aiutano, ma è una dura lotta per ottenere i permessi per portarla a Central Park».

Perché proprio a Central Park?
A.G. «Chili Moon Town è una città utopica, è la città dei sogni e quando sogni non pensi ad un posto brutto e sconosciuto, ma a quello dei tuoi sogni!».
D.G «È nata nel lago di Chaputepec, cuore di Città del Messico e ora deve galleggiare nel cuore di New York! Nel fulcro simbolico della città».

Quali sono i problemi più grandi per riuscire a portarla nel cuore di New York City?
A.G. «È una situazione delicata, finora abbiamo fatto tutto abbastanza a voce con chi gestisce questo tipo di opere site-specific, ma non abbiamo ancora ricevuto risposte ufficiali. La settimana prossima abbiamo un incontro ufficiale con la persona addetta a dare in permessi di New York City Departement of Parks and Recreations. Loro gestiscono tutti i permessi per opere d’arte pubbliche nei parchi di New York».

Come ottenere i permessi del New York City Departement of Parks and Recreations?
A.G. «Lo si può fare tramite fondazioni come Public Art Found o Creative Time, ma noi siamo “on our own” »

Quando pensavate di farla galleggiare a Central Park?
D.G. «Se riusciamo a Maggio 2010! »

Speriamo che questo sogno si realizzi! E a proposito del Chili Moon Real Estate, i palazzi di Chili saranno in vendita anche a New York?
A.G. «Sicuro, la gente continuerà ad arricchire Chili Moon Town non solo lasciando i messaggi nelle bottiglie ma anche comprando il palazzo dei loro sogni. Ne abbiamo tenuto alcuni per la vendita di NY».
Quindi anche qui cercherete di ancora autofinanziarvi tramite il real estate?
A.G. «Si, ma qui abbiamo bisogno di altri sponsor finanziari, molto più sostanziosi. Qui costerà molto di più e non vogliamo fare dei prezzi troppo alti per gli appartamenti.Li venderemo solo dal vivo, facendo degli eventi. Daremo in cambio altre sculture, altre edizioni di opere d’arti».
D.G «Ciò che piace agli abitanti di Chili è di avere una casa in una città senza frontiera che viaggia dal Messico agli Stati Uniti portando con se tutti i loro sogni. Una città dove le pubblicità non sono pubblicità, dove i palazzi non sono palazzi, una città che sparisce e poi dopo due anni riappare, dando un enorme senso di libertà!».

In due anni ne avete coinvolta di gente! Ora so che avete un altro piano d’attacco, il “Rally for Dreams”, un raduno-protesta per riportare i sogni a NY!
A.G. «Lo facciamo un po’ per mobilitare l’opinione pubblica J. Usiamo gli stessi codici di una verà città ma a modo nostro, come per il real estate. Per cercare di ottenere l’approvazione dal governo, solitamente si protesta pubblicamente, noi lo faremo per i nostri sogni!»

Come sarà organizzata questa protesta per i sogni?
D.G. «Il 16 ottobre 2009 ci saranno centinaia di persone in pigiama con il logo di Chili Moon Town nella schiena che cammineranno intorno al City Hall. Ci saranno cartelloni glitterati, una banda che suonerà in pigiama, avremo canti di protesta da un gruppo di Drag Queens…Wake Up New York, Time to Dream! Stiamo cercando di raggiungere tutti i gruppi minoritari di New York per coinvolgerli nella nostra lotta per i sogni! Alla fine ci sarà un tenore che canterà una ninna nanna e tutti ci addormenteremo nella città che non dorme mai per sognare ancora!»

Come state promuovendo e attirando gente perché partecipi a questa iniziativa?
A.G. «Martedì prossimo il 21 nella sede di Chili Moon Town Productions ci sarà un Press Launch Party dove daremo a tutti i dettagli di orari e luoghi d’incontro. La gente può iscriversi attraverso il website www.chilimoontown.com e inoltre volevamo fare una letterhead campaign e far mandare al sindaco la stessa lettera da tutti i partecipanti! Ovviamente con brillantini e paillettes!»

Quanto durerà il Rally For Dreams?
A.G. «Non più di un’ora la durata del lunch break di un venerdì! Blanca De La Torre, la curatrice della protesta, porterà da Barcelona una collettiva di artisti: La Metamorfosis de la Palamita e Xabier Muñoz»

Verrò sicuramente al Rally! Ultima cosa… a parte il vostro sogno di portare Chili a NY cosa scrivereste voi in quella sacra bottiglietta?
D.G&A.G. «Di poter ancora credere e innamorarci delle cose che facciamo per realizzarle! In Messico abbiamo chiesto i permessi 3 mesi prima, è stata follia pura, un progetto kamikaze!!! Ma ce l’abbiamo fatta!»