EVENTI/CINEMA&CONFERENZE/Una finestra sulla Puglia a NY

di Gaia Grossi

Si è chiusa sabato sera presso il John D. Calandra Italian American Institute, la prima edizione newyorkese di TTTerra Tre, Festival del cinema Pugliese. Tanti i film presentati tutta la settimana, suddivisi in lungometraggi, documentari e cortometraggi; numerosi gli interventi di personaggi di spicco dell’arte e della cultura Pugliese; due mostre fotografiche ad illustrare da una parte, la storia dell’emigrazione nei primi anni del ventesimo secolo, dall’altra il moderno approccio dei pugliesi con le realtà industriali e artigianali del posto.

Accolto con interesse da un pubblico variegato il Puglia Film Festival ha rappresentato un’occasione di incontro tra la cultura italiana e quella americana, tra la storia e l’atteggiamento contemporaneo nei confronti delle attuali dinamiche socio-culturali.

Si è partiti martedì 14 luglio presso il Calandra Italian American Institute della Cuny con il benvenuto del Dean Anthony Tamburri e i ringraziamenti di John Mustaro, Presidente della United Pugliesi Federation, e di Fred Gardaphè, Distinguished Professor of Italian Studies del Calandra Institute-Queens College.
Di seguito Mimmo Mongelli, ideatore e direttore artistico del festival, ha illustrato le origini della manifestazione - nata 3 anni fa da una costola del Levante Film Festival - e proposto al pubblico la lettura di una relazione sulla storia e l’evoluzione del cinema pugliese negli ultimi decenni.

“La Puglia – ha spiegato Mongelli - deve la coscienza della propria identità culturale alla vicinanza dei Balcani e alla caduta del muro di Berlino. Fino ad allora infatti per i paesi esteri la Puglia non era altro che un pezzo del sud Italia tra Napoli e la Sicilia. Con la caduta del muro invece, le drammatiche migrazioni di migliaia di uomini fecero puntare i riflettori sulla regione collocata tra il mare Adriatico e lo Ionio. Da quel momento – continua Mongelli -  Bari e la Puglia acquisirono uno status geografico e di conseguenza l’occasione per valorizzare risorse, cultura e tradizioni della propria terra. La prima questione culturale sulla quale si è riflettuto è stata quella della lingua, scegliendo di rafforzare l’identità del dialetto pugliese attraverso il teatro, la musica ed il cinema. Negli ultimi anni ‘80 ed i primi anni ‘90 infatti, alcuni studiosi appassionati di teatro tra cui Vito Carofiglio, traducevano in dialetto barese testi ad alta drammaturgia per togliere la lingua al semplice uso farsesco ed esaltarne la dirompente forza tragica.”

Queste dunque le origini del cinema pugliese. Un’arte di natura antropologica che racconta delle sue genti, delle tradizioni e culture nelle diverse forme del documentario, lungometraggio e cortometraggio.
Tra i film pionieri di questa nuova corrente artistica dobbiamo ricordare quello in dialetto salentino dal titolo “Pizzicata” di Edoardo Winspeare,  storia di un aviatore americano che in seguito ad un incidente trova rifugio e conforto presso una famiglia di contadini pugliesi che lo introducono alla Pizzica, tipica musica Salentina del quale l’aviatore rimane affascinato. E ancora il film “La Capagira” di Alessandro Piva, storia della perdita di un pacco di droga portato in Puglia da un gruppo di albanesi e conseguenti reazioni delle organizzazioni criminali del posto.

Mongelli racconta che fenomeno in crescente sviluppo è quello del documentario e nello specifico dei “docu-fiction”, film brevi basati su storie e personaggi reali ma arricchiti di dettagli e trovate dal sapore cinematografico.
Esempi presentati nel corso del festival sono stati il film “Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate” del regista Mimmo Mezzapesa, che in modo ironico e frizzante racconta la storia di un allegro ragazzotto di Bitonto il cui sogno più grande è da sempre quello di lavorare in un cimiterio. O ancora U SU’ un cortometraggio sulla disabilità mentale del regista e attore Mimmo Mancini intervenuto al festival venerdì pomeriggio per  presentare il trailer del suo nuovo cortometraggio “Direzione Obbligatoria” e parlare della propria esperienza artistica e delle difficoltà passate, presenti e future del cinema italiano.
La seconda giornata di festival si apre con l’Intervento del Dott. Domenico Coppi, dell’Associazione Turesi nel Mondo e referente istituzionale per le rassegne all’estero. Partendo dalla lettura di un testo del 1912, tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso Americano, in cui gli italiani venivano descritti come selvaggi, sporchi e pericolosi, il dottor Coppi offre una panoramica sulla storia della migrazioni nell’arco del ventesimo secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri e ai numeri che caratterizzano l’attuale situazione migratoria a livello nazionale e internazionale.

Le Nazioni Unite stimano che nel 2005 ci fossero 200 milioni di migranti nel mondo, inclusi 9 milioni di rifugiati. In soli 25 anni il numero dei migranti è più che raddoppiato; 25 milioni circa si sono aggiunti solo nei primi 5 anni del nuovo millennio.
“Le tendenze degli attuali processi migratori – spiega Coppi – sono rappresentate da una rapida crescita della percentuale di donne che migrano indipendentemente dalla famiglia, una sempre più sfumata distinzione tra paesi di origine, di transito e di destinazione e il fenomeno di migrazioni temporanee o cosidette circolari.”
Secondo il rapporto della Fondazione Migrantes del 2007 negli ultimi anni i cittadini italiani residenti all’estero superano i 3.5 milioni di cui 2 milioni hanno meno di 35 anni. Una realtà legata ai problemi dell’istruzione e dell’occupazione in Italia responsabili nell’ultimo decennio del fenomeno chiamato “fuga dei cervelli”.

 

Dall’altra parte i dati Istat stimano che nel 2005 ci fossero in Italia più di 3 milioni di residenti stranieri, l’87% dei quali nel centro nord del paese. La Puglia nel 2007 è al quarto posto tra le terre di emigrazione con 297.536 residenti in paesi stranieri come la Germania, Francia, Belgio, e le Americhe.
Nello stesso tempo si verificano in Puglia crescenti moti immigratori. Bari e Foggia sono le province con maggiori presenze di stranieri provenienti soprattutto dall’area balcanica ed Est europea.
A nord di New York invece ci si è spostati per la giornata di giovedì 16 in cui il festival è stato ospitato dal Westchester Italian Cultural Center di Tuckahoe, NY.
Il contributo mandato dal Dott. Antonio Barile, che non è potuto essere presente come previsto, è stato letto dalla regista e attrice Antonella Maddalena, presente nel programma con il documentario da lei diretto “Le donne di Torre Pelosa”, delicata narrazione, tutta al femminile, di storie e vissuti delle abitanti di un piccolo villaggio di pescatori. Il valore e la ricchezza delle terre pugliesi e dei loro frutti sono state al centro della relazione di Barile, Consigliere della Camera di commercio e direttore della rivista Bari Economia. Due i film presentati durante la serata: “Bell’e Poker” di Nico Cirasola e “Un rumore di gabbiani di Giuseppe Cristaldi” importante denuncia dei danni causati alla salute e all’ambiente dal Petrolchimico di Bari.
Ricco e variegato il programma di ieri, ultima giornata della manifestazione, iniziata con l’intervento del critico cinematografico Carlo Gentile che ha offerto una panoramica sulla percezione del cinema italiano nel mondo.

Numerosi i documentari scritti e diretti da giovani autori  emergenti come “H5NI” di Roberto De Feo, “Vietato fermarsi” di Pierluigi Ferrandini e “Emigranti” del regista Mario Tani. A conclusione della serata la proiezione del successo internazionale “I Galantuomini” di Edoardo Winspeare.
“Dopo una prima fase di tipo socio-antropologico – spiega Mongelli, che nel festival ha anche presentato due sue pellicole, il toccante cortometraggio “Whatch!” – tutto filmato in Albania - e la intrigata e avvincente saga familiare “La casa delle donne” - negli ultimi dieci anni il cinema pugliese si è trasformato, allargando i propri orizzonti a livello nazionale e internazionale. Il dialetto oggi è usato sempre di meno e l’obiettivo principale della Apuglia Film Commission, nata nel 2007 per emanazione della Regione Puglia, è quello di attirare produzioni straniere, ossia di sviluppare il cinema prodotto in Puglia. Allo stesso tempo uno degli intenti è certamente quello di sostenere le produzioni locali e aiutare i professionisti del cinema Pugliese”.
“Al momento – precisa Mongelli- siamo costretti a constatare che le forze maggiori sono impiegate nel primo di questi due obiettivi. Ritengo personalmente che gli artisti pugliesi e le piccole produzioni locali vadano maggiormente incoraggiati. Tutti noi crediamo nel cinema e nelle arti della nostra terra, siamo perciò fiduciosi che questo compito venga assolto in tempi non lontani”.