CINEMA/PERSONAGGI/Ciak, si gira con la lingua dei segni

di Gina Di Meo

Se c’è un film famoso che balza subito alla mente in cui protagonista è una ragazza sordomuta dalla nascita è Figli di un Dio minore, una pellicola del 1986 con William Hurt e Marlee Matlin. Lui è il nuovo insegnante che arriva in un istituto per audiolesi, lei è lì dall’infanzia e si occupa delle pulizie. Come da copione tra i due nasce una storia d’amore e come da copione, lei (Sarah) non cerca la pietà.

Ovviamente alla fine l’amore trionfa.
Ora scordatevi tutto questo. Niente più atteggiamenti di compassione, ora il rapporto è alla pari, in Sign Gene di Emilio Insolera, i protagonisti sono tutti sordomuti o figli di sordomuti. Il film è un esperimento unico nel suo genere, è stato girato tra Giappone, Stati Uniti, Italia e Argentina e gli attori recitano usando il linguaggio dei segni. La trama è da film alla James Bond. La Quintar Intelligence Agency viene informata che due cittadini americani sordi sono stati uccisi in Giappone. Due poco credibili agenti, Tom Provetta, sordo (Emilio Insolera) e Ken Wong (Danny Gong), Coda (children of deaf adults) sono mandati in missione in Giappone e sebbene siano stati inviati con il semplice scopo di raccogliere informazioni, non resistono alla tentazione di seguire una traccia che li porterà dritti all’interno di una guerra Yakuza (mafia giapponese, ndr). Presto si rendono conto che l’unica opportunità di uscirne vivi e di imparare a giocare la partita alla maniera Giapponese.

Abbiamo conosciuto Emilio Insolera, 29 anni, italo-argentino, figlio di genitori sordi, durante le riprese newyorkesi. Emilio, che del film è anche produttore, regista e direttore della fotografia, si è trasferito in Italia da Buenos Aires all’età di undici anni, attualmente vive in Giappone. Sociologo, filosofo e linguista, grazie ad una borsa di studio Fulbright, ha studiato negli Stati Uniti e si è laureato con lode in comunicazione di massa a La Sapienza di Roma.

Emilio ci parli del tuo film?

«Il film, come dice il titolo, gira attorno la lingua dei segni. I personaggi sono portatori del sign gene, una mutazione genetica che permette loro di creare poteri supernaturali via lingua dei segni. Le riprese girate a New York riguardano un’agenzia segreta dove vi sono solo agenti sordi e coda (children of deaf adults) portatori del sign gene. Ogni personaggio ha un suo tipo di potere.
La particolarità di questo film è che il regista, ossia io, è sordo e ha girato il film in lingua dei segni con attori che sono veramente nel “cuore” della comunità dei sordi. Molti di loro sono di famiglia sorda dalla seconda alla quinta generazione, non come molti film in lingua dei segni che sono fatti da registi udenti e che molto spesso finiscono per interpretare la comunità dei sordi secondo la loro prospettiva, spesso errata, e a scegliere attori udenti che recitano la parte del sordo. Nel film poi vi sono varie lingue, Jsl (Lingua Giapponese dei Segni), Asl (American Sign Language), Lis (Italian Sign Language) e International Sign oltre all’inglese e giapponese parlato. Questo è un modo per mostrare al pubblico che la lingua dei segni non è universale come spesso molti pensano».

Tu hai anche una casa di produzione vero?

«La Pluin Productions, che dallo scorso anno si sta impegnando a produrre i migliori film in lingua dei segni. Nel film, questa lingua visiva non è solo un mezzo di comunicazione ma è l’argomento principale intorno a cui tutto gira».

È la prima volta che si fa un film con tutte persone sorde?

«La maggior parte del cast e dello staff di questo primo film è un mix internazionale di sordi giovani, gli attori protagonisti sono fra i 24 e i 32 anni. È la prima volta quindi che un film viene diretto per completa volontà di una persona sorda, e che tutti nel lavoro cinematografico impegnano tutti i sensi tranne l’udito».

Quando hai iniziato e quando finirai?

«Il primo ciak è stato nel 2008 in Giappone, a Osaka, e speriamo di finire le riprese a breve».
Come mai hai deciso di vivere in Giappone?
«Sono cresciuto spostandomi di continuo da un continente all’altro, dal Sud America all’Europa, al Nord America. Un anno e mezzo fa sono capitato in Giappone, mi è piaciuto e ho deciso di rimanerci per un po’. Da allora ho cominciato anche a lavorare alla sceneggiatura del film».

Come si gira un film con persone sorde? È difficile? Sono attori professionisti?

«Lo staff e il cast usano la lingua dei segni (Ls) come prima lingua. La modalità di comunicazione è visuale, quindi è meno difficile per me. Ma ho dovuto imparare la lingua giapponese dei segni (Jsl). Di solito quando si tratta di argomenti piu complessi ho interpreti in Asl (lingua americana dei segni) e Jsl. Invece, diventa un pochino più difficile quando trattiamo con gli attori udenti che non conoscono la lingua dei segni, a questo punto abbiamo interpreti in Ls e inglese oppure in Ls e Giapponese, per facilitare la comunicazione. Il mio ruolo è a tempo pieno. Per quanto riguarda gli attori, non sono professionisti ma alcuni di loro hanno un incredibile talento, ed essendo comunicatori visivi sarebbero veramente interessati alla carriera cinematografica ma preferiscono altre professioni per varie ragioni. Devo dire che troppo spesso l’industria cinematografica, che non ha mai avuto familiarità con la lingua dei segni, va a scegliere attori incompetenti in lingua dei segni, come udenti che imitano la lingua dei segni o attori sordi che non appartengono alla comunità dei sordi, come gli oralisti, che finiscono per imparare ad usare la lingua dei segni solo per il film. Ovviamente risulta che la loro espressione linguistica non è naturale perché è diventata un linguaggio personalizzato. È come chiedere a un giapponese udente di imparare a parlare la lingua italiana in brevissimo tempo per un film, alla fine risulta che il personaggio ha un accento straniero e fa tantissimi errori».

Tuttavia dovrai affrontare il problema della distribuzione. A quale pubblico speri di rivolgerti?

«La distribuzione è l’area che più mi preoccupa. Avevo inizialmente pensato di fare un film senza audio, seguendo la filosofia del Deaf Cinema. Sarebbe perfetto mostrarlo solo ai sordi. Ma ora non ne sono più tanto sicuro. In questo momento sono interessato a mostrare il mio film anche al pubblico differenziato perché realmente può essere ascoltato da tutti gli individui normodotati».

Non pensi che sia “faticoso” per un pubblico normale guardare un film senza suoni?

«Infatti, non appena finisco la produzione, vedrò cosa posso fare con il suono, magari contatterò uno studio per aggiungere dei suoni».