Italiani in America

Covello, l’educatore di Harlem

di Generoso D’Agnese

Quando nacque, nel 1887, gli echi del brigantaggio si erano appena assopiti e le gesta di Giuseppe Nicola Summa (da tutti conosciuto come Ninco Nanco) stavano vestendo i panni della leggenda. Tutto questo Leonardo Coviello non lo avrebbe vissuto. La storia travagliata del Mezzogiorno, con la guerra fratricida tra briganti e guardia nazionale, lo avrebbe infatti visto protagonista di un altro capitolo triste: l’emigrazione.

Pietro Covello decise di aggregarsi alla fiumana umana verso il Nordamerica e salpò nel 1890. Dopo sei anni di durissimo ambientamento riuscì a trovare i soldi per pagare il passaggio alla moglie e ai suoi tre figli che lo raggiunsero a East Harlem. Leonard aveva 9 anni e aveva fatto in tempo ad assimilare l’orgoglio della sua italianità, in un’Italia che iniziava il lento percorso dell’alfabetizzazione e della presa di coscienza dell’unità.

Arrivato nella metropoli newyorchese, Leonardo fu inserito nella scuola privata gestita dai missionari protestanti. Una scuola dura, per chi era figlio d’emigranti, perché tesa alla totale americanizzazione dei bambini e alla cancellazione della propria diversità culturale. Per Leonardo il percorso fu analogo. Perse prima il proprio nome, divenuto Leonard, e poi il cognome, che da Coviello si trasformò in Covello. Leonard visse in prima persona la nascita del muro culturale che tendeva a separare i figli dai genitori, facendo tabula rasa delle loro conoscenze tradizionali e imparando una storia tutta tesa all’esaltazione delle virtù americane.

“Diventavamo americani imparando a vergognarci dei nostri genitori”, avrebbe scritto anni dopo lo stesso Leonard che durante tutto il periodo scolastico lasciò la madre lontano dalla scuola per la vergogna dei suoi scialli e del suo linguaggio italiano.
Terminate le scuole elementari Covelli nella Morris High School. Era il 1902 e l’ottimo rendimento dell’alunno fu coronato dal conseguimento della borsa di studio Pulitzer, che gli diede l’accesso –altrimenti impossibile per i costi- alla Columbia University. Laureatosi nel 1911 due anni più tardi Covello iniziò il suo percorso professionale come insegnante di francese presso la DeWitt Clinton High School.

L’ingresso in guerra degli Stati Uniti trascinò il giovane Leonard negli eventi bellici. Si offrì volontario e nel 1917 tornò nel Vecchio Continente con addosso la divisa di soldato dell’artiglieria. La sua ottima conoscenza del francese gli valse però subito un passaggio come interprete nella Polizia militare. Gli anni di guerra furono anche prolifici sotto il profilo dei contatti umani che piano iniziarono a rompere il muro dell’americanizzazione forzata. Nel 1920 Covello ritornò al suo incarico di insegnante e due anni dopo divenne il primo professore ad aprire un dipartimento di italianistica.

Nominato nel 1926 assistente di Linguaggi moderni mantenne questo incarico fino al 1934 e negli otto anni di impegno si avvicinò moltissimo alle idee di riforma sociale di Anna C.Ruddy e all’attivismo radicale di Norman Thomas. Quello che stava crescendo era un uomo che prendeva pian piano coscienza delle proprie origini e che iniziava a credere in una diversa forma di acculturamento per i figli degli immigrati. Attraverso il Circolo Italiano della DeWitt Clinton, Covello iniziò a mettere mano a quella teoria educativa che lo avrebbe distinto nei suoi anni di insegnante e a battersi affinchè l’italiano fosse considerato allo stesso livello di altre lingue straniere presenti a New York. Nel 1922 egli diede vita alla prima associazione scolastica di genitori italiani. L’impegno propositivo dell’insegnante trovò altre soddisfazioni nella fondazione, avvenuta nel 1931, dell’ufficio educativo Casa Italia: un passo importantissimo nella presa di coscienza della cultura italo-americana. Membro dell’Ordine Sons of Italy e della Società Italo-americana, Leonard Covello iniziò una strenua battaglia per traghettare i bambini immigrati verso un’assimilazione graduale della nuova società, senza spegnerne l’orgoglio per le proprie origini. Il suo lavoro divenne il punto di riferimento di importanti progetti educativi : l’insegnante fu chiamato nelle scuole Benjamin Franklin e James Otis per assumere e portare avanti i progetti di crescita culturale e i suoi metodi educativi innovativi lo trasformarono in un paladino della cultura italiana a New York.

Covello divenne sinonimo di italianità ma tutto il sistema scolastico trasse vantaggio dalle sue teorie innovative che vedevano nella diversità culturale un arricchimento sociale piuttosto che un fattore destabilizzante. Chiamato a operare nel Community Advisory Council, l’insegnante continuò la sua opera di socializzazione esportando i propri metodi dalla città all’area metropolitana di New York. Convinto dell’importanza strategica della scuola pubblica (come forza aggregante della identità sociale), Covello inserì nelle scuole corsi di lingue romanze, di educazione e di studio della cultura italiana, approfittando di un periodo favorevole alla riscoperta della gloria italiana. Nel 1944 i suoi sforzi professionali furono premiati con il conferimento del Ph.D da parte della New York University e con la nascita della scuola educativa per bambini italo-americani. Covello intraprese nel 1940 anche un intenso progetto di recupero sociale dei bambini figli di Portoricani. Per dieci anni lavorò alacremente per trasportare anche nella nuova realtà sociale la sua esperienza di educatore. Il successo fu tale da trasformare l’insegnante lucano nel Consulente educativo per la divisione migratoria del Dipartimento del lavoro di Porto Rico.

Covello lasciò le scuole per dedicarsi anima e corpo a questa nuova avventura fatta di campagne letterarie, borse di studio, collaborazioni con organizzazione portoricane, convegni e conferenze in favore della presa di coscienza della cultura originaria degli immigrati portoricani. Seguendo le proprie intuizioni Covello iniziò anche a interessarsi a programmi per anziani e nel quartiere di East Harlem nel 1952 fondò il Day Care Center per la terza età. Il centro fu ribattezzato nel 1969 Leonard Covello Senior Center for East Harlem per ricordare l’impronta decisiva lasciata dall’educatore.

La passione per il recupero della cultura italiana spinse Covello nel 1972 in Sicilia. Chiamato dal sociologo triestino Danilo Dolci (che scelse la Sicilia per le sue battaglie in favore del lavoro e della dignità sociale), Covello entrò a far parte del centro studi e vi portò le sue esperienze accumulate in East Harlem. Autore di libri quali The Sociale Background of the Italo-American School Child, e dell’autobiagria The Heart is the Teacher (1956), di numerosi articoli per la stampa scolastica e quotidiani newyorchesi, Covello ritrovò in Sicilia nuova energia e lavorò alacremente, al fianco di Dolci fino al giorno della morte avvenuta nell’agosto del 1982 a Messina. Poche settimane prima il grande combattente dell’orgoglio italiano aveva fatto in tempo a festeggiare la vittoria calcistica ai campionati del mondo di Spagna. Una piccola soddisfazione nel mare magnum della sua colossale battaglia in favore della cultura e delle tradizioni italiane, ovunque fosse presente un italiano.