Libera

Scudo o culla fiscale?

di Elisabetta de Dominis

Fa molto caldo e sto invecchiando. Perciò se deliro, ho un’attenuante. Non proprio uno scudo che è roba da ricchi. Ma è dello scudo che voglio parlare. Cos’è uno scudo? A cosa serve? Un’arma da difesa che, infilata nella mano sinistra, serviva a difendere il corpo. Nel medioevo costituiva la parte essenziale dello stemma, motivo di vanto di una casata, tanto che la democrazia cristiana pensò bene di farsene uno crociato. Adesso che non combattiamo più con le braccia né dobbiamo difendere l’onore, è diventato virtuale e serve a difendere il portafoglio. Si chiama scudo fiscale. E abbiamo la fortuna di avere alla guida del governo un Cavaliere che lo distribuisce a tutti i suoi pari. Perché ai miserabili non serve. Questi non hanno niente da nascondere. Dichiarazioni infedeli od omesse dichiarazioni non sono reati, bensì roba da nababbi, i quali possono permettersi di essere infedeli e dire di conseguenza un po’ di balle. Alla moglie e alla patria. Perché se le leggi dello Stato non tollerano l’infedeltà, da oggi (come una moglie interessata al patrimonio familiare) perdonano il tradimento fornendo al ricco fedifrago lo scudo fatato, pardon, fiscale per difendersi.

Tonino Di Pietro ha tagliato corto: “Si tratta di un’impunità bella e buona nei confronti degli evasori”. Tremonti spera con un’aliquota del 5 per cento di rimpatriare i capitali all’estero. Non sono un’esperta di economia, ma non vedo perché un riccone dovrebbe mettersi a nudo davanti allo Stato, dopo che è riuscito a nascondere nei paradisi fiscali non solo svariate Eva più giovani ma innumerevoli mele d’oro. Se poi ha pure investito all’estero in qualche attività quanto non ha dichiarato in Italia, perché dovrebbe dichiararsi pentito e fare il figliol prodigo? Il rischio certo è di venir beccati e dover pagare multe fino al 50 per cento del sommerso, ma non credo che ai legittimi proprietari converrà mettere in regola yacht e ville illegittimamente acquistati all’estero, che magari pure utilizzano con le amanti. Fare i poveri conviene sempre.

Ricordo un armatore greco che aveva innumerevoli amanti alle quali faceva splendidi regali. La moglie lo scopriva regolarmente, seguivano tragedie davvero greche, lui si pentiva dal profondo del cuore e dal profondo del portafoglio perché le consegnava in custodia i regali riavuti dalle amanti. Come non so. Ma sono convinta che sarebbe un ottimo consulente per rimpinguare le casse statali italiane.
Lo scudo è indubbiamente uno strumento che copre, in tal caso anche la vergogna di aver truffato lo Stato. E’ convesso, ma anche concavo visto dall’altra parte: ci si può rifugiare dentro. Non sono una maga e non posso pronosticare come verrà utilizzato. Mi ha fatto specie però leggere che l’ultimo nipotino di Berlusconi sia nato in Svizzera. Non solo nato ricco, ma anche con i documenti in regola: come svizzero non dovrà rimpatriare alcunché. Per lui lo scudo è concavo come una bella culla… fiscale.

Nel tempo dei miti, lo scudo era reale. Nel museo archeologico di Arezzo c’è il famoso cratere attribuito all’artista Eufronio, che raffigura la lotta di Eracle contro le amazzoni lungo le foci del fiume Termodonte. L’eroe e il suo compagno Telamone, mentre combattono con corte spade, si difendono con degli scudi vistosi. Quello di Telamone ha al centro una chimera: animale dalla testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente. Nella remota epoca matriarcale simboleggiava le tre stagioni dell’anno prima che Bellerofonte la decapitasse, ossia gli uomini inventassero i mesi e se ne perdesse il reale significato, diventando sinonimo di illusione, utopia. Lì, sullo scudo, non può che rendere vana ogni difesa. Infatti, quella guerra fu un massacro di donne ma anche di uomini. Scrive Plutarco, riportando un antico oracolo di una sibilla: “Come per la battaglia del Termodonte, che io possa esser lontana mille miglia, come un’aquila nelle nubi e nell’aere alto, per assistere e basta: i vinti piangono, ma il vincitore è distrutto”.

Intanto per recuperare un po’ di soldi subito, è meglio mandare le donne in pensione più tardi, a 65 anni. Alla fine è sempre una lotta tra di noi.
Sono passati più di 4mila anni, ma abbiamo ancora bisogno di scudi per nasconderci nell’illusione di proteggerci dal nemico. Uno strumento mentale ancestrale prima ancora che fisico o fiscale.