PUNTO DI VISTA/G8 da “Ancien Régime”

di Toni De Santoli

Il fasto sbattuto in faccia a chi dal 6 aprile 2009 non ha neanche più gli occhi per piangere. Ecco che cosa è stato (senza nostra sorpresa) il G8 svoltosi all’Aquila fra l’8 e il 10 luglio scorsi. Un clima da campo di concentramento avvinghia la tendopoli aquilana dove sarebbe stato perfino vietato l’uso di Internet, l’incertezza nel futuro stringe anche le menti dei più ottimisti, la rassegnazione comincia a montare anche nello spirito di pur forti e coraggiosi individui. Vagano storditi e affamati cani e gatti ridotti a un raccapricciante randagismo per aver perso i loro padroni nel terremoto del 6 aprile: scene “indiane”, “iraniane”, “marocchine”. Nel cuore dell’Italia. A sole tre ore di auto da Cesenatico. A un’ora e mezzo da Roma, a novanta minuti da Piazza del Popolo, dalla Cappella Sistina, da Piazza di Spagna, dai grandi alberghi e dai grandi ristoranti di Via Veneto, Via Nazionale, Via del Corso,

I lavori di questo ennesimo, inutile G8, hanno confermato il processo di “islamizzazione” dell’Occidente e soprattutto dell’Italia: chi si trova al potere ben sa che potrà restarvi (nonostante tutto) a lungo o che potrà godere di privilegi e vantaggi anche se collocato poi all’opposizione: una volta che si raggiungono i vertici del Sistema, il gioco è fatto, la vita diventa ancor più deliziosa. Chi tira la carretta o è costretto a ricorrere all’espediente quotidiano solo per poter sopravvivere, non se ne lamenti, non se ne crucci, che altro pretende? Diritti? Che cosa sono mai i diritti? Invocare diritti è quasi blasfemo… Ricordate il principio di “collective bargaining” contro cui si scagliò il padronato in Inghilterra e in Francia fino al 1820-1830 (fino al 1930-40 in America…)? Oggi l’atmosfera, da noi - ma anche altrove - è questa… I Papaveri del G8 tuttavia non lo so sanno. O non se ne accorgono. Sono colpevoli in entrambi casi. Si nota all’istante che nulla li turba. Nulla li preoccupa. Le visite fra le rovine dell’Aquila (montagne di detriti a oltre tre mesi dal sisma…), i visini di circostanza, i sospiri programmati e artefatti: pubblicità, smaccata, offensiva pubblicità, a proprio uso e consumo.

Nient’altro che questo. I Capitani Coraggiosi non se la sono neppure sentita di trascorrere due notti, due sole notti, all’Aquila, dove peraltro nessuno li importunava né tantomeno li minacciava: nel tardo pomeriggio puntavano allegri e soddisfatti sulle principesche residenze romane messe a loro disposizione. C’era poi bisogno che portassero con sé pasciute mogli e pasciuti figlioli insieme a eserciti di 007? Quale stridìo, quale stridìo da “Ancien Règime”, con le condizioni degli aquilani che impazziscono nella tendopoli alienante, soffocante, dove un minuto sembra che abbia l’estensione di un’ora e un’ora l’estensione di una giornata.

Certo che lorsignori ci vengono a dire di aver ottenuto in queste 52 ore grossi risultati. Ma è un grosso risultato stabilire che per ridurre l’emissione di sostanze tossiche nell’atmosfera c’è tempo fino al 2050 (trentun anni sono un’eternità!)? E’ un grosso risultato stanziare somme cospicue con cui “combattere” la fame in Africa (col solo risultato di arricchire ancor più despoti e cortigiani dei despoti)? E’ un grosso risultato riaffermare con sciocco, e micidiale, conformismo la fede nel liberismo e marchiare il protezionismo come se esso fosse una peste, un’epidemia? Una peste è proprio il liberismo, così talmente forte oggigiorno da imporre la propria volontà alle classi politiche.

Gordon Brown, primo ministro britannico, raccontava intanto (con aria da bianco pentito) la storia d’un ragazzo africano di dodici anni, morto di fame dopo aver a lungo coltivato il sogno di diventare un calciatore. Ma il ragazzo nero non l’ha ucciso l’Occidente: lo ha ammazzato il proprio ricco, ricchissimo e potente despota, la verità è questa. Che nessuno al G8 si è azzardato a sottolineare.
Morale: gli occidentali sono soli, disperatamente soli con se stessi. Non si aspettino nulla da queste plètore di signori ebbri di se stessi. Bravi, bravissimi, a recitare la parte degli “esperti”, ma, in realtà, individui senza né arte né parte. Una sola speranza ce l’hanno, forse, gli americani, grazie a Obama. Il quale è il solo capo di governo a non dover ringraziare nessuno.