TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/I drammi delle donne regista

di Mario Fratti

Il commediografo Luigi Lunari (pubblicato e rappresentato anche a New York) lavorava in Italia per la televisione locale. Scrisse un eccellente dramma in cui accusava i dirigenti di corruzione, compromessi e servilità. "La guerra insieme " piacque molto. A New York Theresa Rebeck lavora in televisione e ha deciso di condannarla, rivelando ipocrisia e intrighi. "Our House" (Playrights Horizons, 416 W 42) ci presenta un energico, nervosissimo dirigente (Wes-Christopher Evan Welch) pronto a qualunque battaglia e compromesso per sconfiggere le altre reti televisive con maggior numero di telespettatori.

Spinge la sua amante Jennifer (Morena Baccarin) a fare l'annunciatrice in abiti sempre più succinti. La usa poi anche come conduttrice in uno spettacolo "realtà", dove non si usano più gli scrittori. Vediamo in un'altra scena due coppie che vivono insieme come si usa spesso, oggi a New York. Alice (Katie Kreisler) è furiosa con Merv (Jeremy Strong) che non paga la sua quota delle spese di casa. Ha un debito di quattromila dollari. Non si preoccupa ed Alice lo insulta con isterica energia. L'altra coppia (Mandy Siegfried e Haynes Thigpen) cerca di convincere I due a collaborare. Improvvisamente Merv spara ad Alice che vediamo morente in scena. Merv telefona alla stazione televisiva. Rilascerà i tre ostaggi se verrà intervistato dalla bella elegante annunciatrice Jennifer.

Occasione d'oro per aumentare il numero degli spettatori. Intervista, Alice che muore dissanguata, un altro morto. Per fortuna c'è un personaggio positivo (Stephen Kunken) che suggerisce onestà e moralità. Ben diretto da Michael Mayer. Applausi per tutti. Tante altre commedie, scritte e dirette da donne. "Someone in Florida loves me" al teatro Paradise (64 E 44). Piuttosto misteriosa. La psicologia dei personaggi è poco chiara. Annie (Lisa Louttit) vive sola in un modesto appartamento. Riappare dopo tanti anni l'amica Nicole (l'effervescente, vivacissima Ana Perea). La prima è depressa anche perchè, come succede spesso, deve condividere la sua toilette con uno straniero. Nicole è sorpresa e si domanda se Annie ha un amante. Forse il misterioso T.M. Bergman che appare verso la fine. Nicole perde la pazienza.

Chiama un tassì e se ne va. Finalmente Annie parla al conquilino. Lui è piuttosto scortese. Non c'è attrazione. Nulla accade. Due attrici interessanti in un testo oscuro. Potente dramma della britannica Naomi Wallace al New York Th. Workshop (79 E 4th St.). In "Things of Dry Hours" abbiamo l'afro-americano Tice (Delroy Lindo) che organizza nel Sud reazionario il partito comunista. Vice con la figlia Cali (Roslyn Ruff) che è piuttosto religiosa e non capisce il messaggio del padre che insiste: "Marx e Gesù lottavano insieme per difendere i poveri, gli umili". Entra in scena Corbin (Garrett Dillahunt); è un perseguitato che cerca aiuto. Viene ospitato ma nella casa c'è la giovane figlia. Gelosia, tensione, conflitto. Buon dialogo in un tema raramente affrontato. Successo. "Dance of the Seven Headed Mouse" di Carole Gaunt (Beckett Th.410 W42). Nella prima scena Elly (Laura Bonarrigo) appare felice e orgogliosa. Ha avuto un premio; ha successo.

Nella seconda scena la troviamo depressa. Alcool e droghe. Scopriamo che la giovane figlia è morta. Riappare come fantasma danzante (Maya Simkowitz). La seconda figlia (Lauren Currie Lewis) si sente ignorata. Lo confida all'amica Juliana (Molly Ephraim) che viene a visitarla; non è benvenuta dalla madre. Litigio. La manda via.

Il marito che era spesso assente per lavoro (Joseph Adams) interviene a difesa della figlia. Si spera che Elly smetta di far uso di liquori e droghe. "Sweet Storm" di Scott Hudson presenta una storia d'amore fra la gentile Ruthie (Jamie Dunn) e il goffo Bo (Eric T.Miller). Si sono appena sposati e il giovane marito ha trasportato sulle sue spalle la donna che, scopriremo, vive su una sedia a rotelle. Lui ha la bizzarra idea di passare la loro prima notte in un rudimentale nido su un albero. Parla della poesia, dell'amore e della religione e cerca di convincere la donna, citando la bibbia, che la sua è una scelta romantica. Vengono interrotti da un dolce uragano, con pioggia che li benedice. Th.Row (410 W42). La regista austriaca Eva Brenner ha motivato i suoi attori in un'energica, movimentata interpretazione di "Hamlet Machine" di Heiner Muller, ben tradotto da Carl Weber, nel noto teatro Castillo, dove vengono rappresentate decine di commedie politiche (543 W 42).

Com'è noto è una nuova interpretazione dell'Amleto shakespeariano in chiave moderna, post brechtiana. Brecht era un ottimista, rivoluzionario al centro per cento. Muller ha visto il crollo della Germania Orientale e mostra la sua depressione e i suoi dubbi. Oltre ai noti Amleto, Ofelia, Orazio, Polonio, Claudio, porta in ballo altri personaggi storici e teatrali: Raskolnikov, Elettra, Marx, Lenin, Mao, Machbeth che cede le sue amanti, Riccardo Terzo. Tutti interpretati dai bravi attori definiti "ensemble". Prevale una condanna della disunione. Gli uomini litigano fra loro.

Le donne odiano gli uomini e si sentono sfruttate. Li fucilano. Brecht e Muller insistono sulla necessità di unità. La regia è immaginativa con il testo scritto sui muri bianchi e spesso illuminato. Regia lodevole. Bravi gli attori dell'"Ensemble" (J.Boonin, M.Chapman, C.Elian, A.Fagundes, B.Jeje, E.Korner, J.Paulino, R. Piniella, K.Pucci, M.Shambry Jr., Y. Sun Sun). Non possiamo dentificare uno per uno ma lodiamo, particolarmente, gli attori nei ruoli di Amleto, Ofelia, Elettra, Orazio-Polonio. Un bel successo. Aumenterà l'interesse nelle opere di Heiner Muller.