SPECIALE/EVENTI/Belvedere di cultura italiana

di Stefano Vaccara

Sembra che si potrà ammirare presto un "Belvedere" per la cultura italiana a Staten Island. Al Consolato generale d'Italia di Park Avenue, mercoledì scorso è stata presentata  "Casa Belvedere", fondazione culturale non a scopo di lucro, che si candida a diventare, entro l'autuno del 2011, un punto di riferimento per la cultura italiana a Staten Island e non solo.  Le grandi aspettative per questa nuova fondazione risiedono innanzitutto nella sua splendida sede, una magnifica villa in stile neorinascimentale toscano, costruita nell'isola proprio un secolo fa.

La bellissima dimora infatti, fu voluta nel 1908 da Louis and Laura Roebling-Stirn (la nipote di John Roebling, il disegnatore del Brooklyn Bridge) che l'avevano commissionata agli architetti Kafka & Lindenmeyr, con lo scopo di costruire una villa "italiana" a Grymes Hill. Si tratta di una delle poche ville di questa imponenza rimaste a Staten Island, collocata su circa 3 acri di terreno da dove si può ammirare uno spettacolare panorama del Verrazano Bridge e della New York Harbor.

La villa è riuscita a sopravvivere alle speculazioni edilizie che negli ultimi anni si erano intensificate anche a Staten Island, grazie al riconoscimento delle sue peculiarità storiche e architettoniche da parte della Landmarks Preservation Commission che l'ha designata un "historic landmark" il 30 gennaio del 2001.
Nell'autunno del 2008, l'ideatrice e fondatrice di "Casa Belvedere" Gina Biancardi-Rammairone, è riuscita ad acquistare la villa (costata $ 3,6 milioni di dollari) per cercare di realizzare il suo sogno di aprire un centro di cultura italiana a Staten Island.

Per Gina riuscire col marito Luciano Rammairone nell'impresa dell'acquistare l'imponente villa, era compiere solo il primo passo verso la realizzazione del sogno. Infatti, la villa ha bisogno di costosi lavori per poter essere attrezzata a centro culturale. Così al Consolato italiano di New York, la businesswoman italoamericana nata nel Bronx da genitori italiani - e infatti si esprime anche in italiano - davanti ai numerosi ospiti accorsi a sostenerla, ha ricostruito la vicenda della villa ma anche la sua esperienza di emigrata italiana in America "di prima generazione", spiegando quali siano gli obiettivi della fondazione e poter quindi ricevere il sostegno per portarla avanti.

Accolta nelle eleganti sale della sede diplomatica dai consoli Maurizio Antonini e Giovanni Favilli nelle veci del console generale Francesco Talò,  la sorridente e caricatissima Gina Biancardi Rammairone, davanti a tanti amici e sostenitori e anche alle tre figlie - i genitori italiani di Gina proprio all'ultimo momento, per ragioni di salute, non sono potuti arrivare, ma come ci ha detto lei subito, "aspettano di leggere l'articolo su America Oggi" -  ha pronunciato un discorso in cui ha sfoderato profonda passione e determinazione per l'impresa che si appresta a portare avanti. Biancardi Rammairone ha anche fatto una distinzione tra lei, italoamericana di "prima generazione" del Bronx, e gli italoamericani di "terza e quarta generazione" che di solito vivono a Staten Island: "Questo non per dire che una è meglio dell'altra, ma soltanto che abbiamo avuto esperienze differenti. Quelli di prima generazione  hanno parlato con i propri genitori in italiano, sono tornati più spesso in Italia...". Gina soprattutto ha tenuto a sottolineare il fattore linguistico: "Quando ero una ragazzina, se provavo a parlare in inglese a casa o magari cercavo di insegnare qualcosa sulla lingua inglese ai miei genitori, mio padre mi diceva: ‘Ok Gina, non ti preoccupare, ricordati che noi siamo italiani e nella nostra casa si parla italiano... Parole che mi sono rimaste per sempre impresse, dandomi quell'orgoglio e passione per l'essere italiana e che sento il bisogno di condividere...".

Gina, nel suo discorso, ha anche ricordato che ovviamente il miglior modo per rimanere esposti e assorbire di più la cultura italiana, "è visitare l'Italia, fare esperienza con la sua gente, la sua lingua... e poi portare tutto quello che si è appreso indietro e trasmetterlo agli altri in America. Ma siccome non tutti possiamo visitare l'Italia  regolarmente, noi porteremo anche l'Italia a New York, insegneremo agli abitanti di Staten Island, ad uno a uno, cosa veramente significhi essere italiani".

A questo punto la fondatrice di "Casa Belvedere" ha elencato dei progetti culturali che la fondazione intende proporre, molti rivolti soprattutto ai più giovani, dove anche la scienza culinaria avrà una importantissima funzione didattica per l'apprendimento della cultura italiana. Che Gina sia supportata non solo da energico e contagioso entusiasmo ma anche da una forte esperienza nel campo della promozione della italianietà in America, lo ha fatto notare lei stessa quando ha rivelato di essere stata, ai tempi del Leham College, insieme a John Calvelli che frequentava allora la Fordham, la fondatrice dei primi club italiani per giovani, che poi si svilupparono nella ben nota organizzazione FIERI, ormai diventata di livello nazionale. "All'inizio, quando avevamo 19 anni,  stabilimmo l'età massima di 29 anni per appartenere all'organizzazione dei giovani italoamericani, pensando che non ci saremmo mai arrivati a quell'età... poi l'alzammo a 39 anni... Beh, ora che ho passato anche quelli, era ovvio che dovevo a questo punto pensare di crearmi una nuova organizzazione..." ha detto scherzando la più che giovanile madre di tre figli.

Lo studio degli architetti Rampulla, con i responsabili che erano presenti alla serata del consolato, è incaricato dei lavori di restauro e riorganizzazione della villa. Da due schermi nella sala, veniva mostrata la villa e anche i progetti che la dovranno attrezzare per trasformarla in un centro culturale funzionante senza però corromperne le bellezze originali. L'obiettivo per l'inaugurazione delle attività di "Casa Belvedere" è stato fissato all'autunno 2011. Si dovrà approntare uno staff e scegliere un direttore esecutivo. Ovviamente, ha concluso Gina nel suo discorso, diventa a questo punto fondamentale la partecipazione della comunità di Staten Island per sostenere la fondazione.  Contribuendo si diventa "soci" di "Casa Belvedere": "È come appartenere ad un prestigioso club" ci spiega poi Gina, che aggiunge: "Ma avremo ovviamente sempre tantissime attività aperte alla libera partecipazione di tutta la comunità".