A modo mio

Santu Paulu della Taranta

di Luigi Troiani

La notte di Pietro e Paolo, a Roma, nella cavea dell'Auditorium Parco della Musica. Luci basse, ché basta la luna del cielo. Un nugolo di musicanti e ballerini, animati dal maestro Ambrogio Sparagna, danno vita ad uno spettacolo di musica e danza popolare, più unico che raro. E' la notte che celebra il millennio dell'arrivo dell'apostolo Paolo nella Roma dei Cesari. Il Papa ha già parlato dal balcone in San Pietro. E anche il popolo vuole, a suo modo, ricordare il grande apostolo. Già persecutore dei primi cristiani di Palestina e Oriente medio, Saulo aveva trovato la via di Roma attraverso l'esecuzione di un disegno imperscrutabile. Disarcionato da una forza prodigiosa sulla strada di Damasco mentre a cavallo correva alla cattura di altri cristiani, reso cieco, era indirizzato dalla voce Alta ad un periodo di silenzio e meditazione che gli avrebbe cambiato la vita. Sarà decapitato dalle autorità romane e i primi cristiani accosteranno il suo martirio a quello di Pietro, col quale ha fondato la Chiesa e gettato le fondamenta per il  primato del vescovo di Roma.

Nella tradizione popolare, l'apostolo Paolo diventa protettore dei tarantati, colui che intercede presso Dio per far cessare gli effetti del morso della tarantola o taranta. Chi ne soffre, si ritrova preda di deliqui, attacchi simili ad epilessia, sommovimento del corpo e dei piedi tale da infliggere la compulsione inarrestabile al movimento e a forme parossistiche di danza. Il fenomeno storicamente fu presente particolarmente nel Mezzogiorno dell'Italia continentale, tra Campania e Puglia, e caratterizzò un lungo periodo dell'Età media, rimanendo nei secoli successivi ben radicato nel folklore e nell'apparato religioso e morale delle genti del nostro meridione. Fu fenomeno tra il religioso e l'orgiastico, sempre sospeso tra l'eros della vitalità naturale e contadina, e il tanatos della malattia fisica e psichica che il morso del ragnaccio, vero o supposto che fosse, portava con sé.

La musica, i colori del sud, l'afflato misterioso e sacro del rapporto tra tarantato (e soprattutto tarantata perché quello fu fenomeno soprattutto femminile) e Paolo, sono rivissuti nella partitura musicale, nella coreografia e nei testi, creati dalla ricerca antropomusicologica del maestro Sparagna.
La cavea, stracolma di pubblico di ogni età, ha visto in particolare l'entusiasmo dei giovani, coinvolti nel ballo e nelle danze ritmate di "pizzica", "tamurriata", "saltarello". I testi hanno spaziato dalle vicende paoline alle preci e laudi religiose, alla citazione di vicende legate al ciclo vitale della terra e degli animali. Per accrescere il simbolismo della serata, sul palco si sono esibiti personaggi a vario titolo meritevoli di una citazione. Un cantante palestinese e una cantante israeliana hanno dato un segnale di disponibilità che dall'arte sarebbe bene transitasse subito alla politica. Due ultrasettantenni di Pagani, zi Rosa e zi Ninuccia, prelevate per esibirsi in tamurriata devozionale dall'ineffabile amico Sparagna, ben stagionate e ben grasse, hanno ballato ed entusiasmato sino all'estenuazione. E l'Orchestra Popolare Italiana, creata da Ambrogio, sempre più sugli scudi, con musicisti e cantori di eccellenza. Da citazione, Sandu Gruia al contrabbasso, Raffaello Simeoni ai fiati, e lo stesso Sparagna all'organetto.

Musica, parole e coreografia a sottolineare il percorso mediterraneo dell'Apostolo, tra Siria e Grecia, tra Malta e Italia: un santu Paulu prima carnefice, poi salvatore di Cristiani e vittima predestinata di una macchina omicida che lui stesso aveva servito. In vita aveva sofferto di un morso, nel fulgore della santità sarà invocato per curarne molti.