Libera

La serena felicità dell’amicizia

di Elisabetta de Dominis

Il 17 maggio mi arriva questa e-mail: "Elisabetta,I would like to invite you and Uberto to our 20th party at www.ilfalconiere.it on june 27. Look forward to see you both soon. Cosimo"
Nonostante il cognome, ereditato dal nonno pugliese, Cosimo Pizzulli è un amico californiano conosciuto trent'anni fa. Sono più di venti che non ci si vede e allora non era ancora sposato. Dopo essersi laureato in architettura, era venuto a lavorare un periodo a Milano e là l'avevo incontrato: ci aveva presentati suo fratello Francis che avevo conosciuto anni prima a Los Angeles. Faceva l'avvocato e, anche se non parlava un'acca di italiano, adorava la cultura italiana tanto che la prima volta che mi aveva invitata ad uscire mi aveva portata a sentire la lettura di un pezzo della Divina Commedia al Paul Getty Museum. Avevo ventidue anni e non mi era ancora passata l'allergia per Dante, dopo aver avuto al liceo un professore di italiano che per 3 anni non ci aveva fatto studiare altro, anche perché era convinto di assomigliare all'attore Vittorio Gassman e ci sottoponeva alle sue interminabili, noiosissime declamazioni dantesche. Perciò a Los Angeles non fu "galeotto il libro e chi lo scrisse...", tuttavia di Francis rimasi amica e mi venne a trovare in Italia con la sua futura moglie.

Qualche anno dopo conobbi appunto Cosimo a Milano, ma poi io non andai più in California. Ogni tanto gli scrivevo "Arrivo", però non arrivavo mai, perché avevo sempre da lavorare. Era finita la pacchia degli anni dell'università che avevo allungato il più possibile, facendo volare per il mondo i libri di diritto con me, tanto per avere la coscienza a posto.

Dunque, siccome Maometto non era andato alla montagna, la montagna arrivava da Maometto. Cioè Cosimo con sua moglie Cristina e i suoi figli veniva in Italia a festeggiare il  ventesimo anniversario di nozze. Grande! Risposi con entusiasmo che sarei stata dei loro, anche se Cortona non era proprio dietro l'angolo (4 ore di auto). E notai con vergogna che io il territorio toscano, a parte Firenze, lo conoscevo poco o niente e che c'erano voluti degli amici americani per indurmi a visitarlo. Questo mese, prima della partenza, ho pensato spesso con curiosità ed allegria al week end che mi attendeva. Invecchiando viene il desiderio di rivedere amici con i quali hai trascorso dei momenti spensierati.

Venerdì sera, il 26, io e il mio compagno siamo arrivati al Relais Borgo S.Pietro, a 4 chilometri da Cortona, una gradevole casa di campagna toscana, e, messe giù le valige, siamo saliti in paese a fare un boccone. Sta a vedere che incontriamo Cosimo al ristorante - ho pensato. Siamo entrati nel primo che abbiamo trovato, la Bucaccia, e lui era là con famiglia e amici americani. Ci siamo messi a parlare fitto fitto come se ci fossimo visti il giorno prima. Che felicità. Ci ha richiamati all'ordine la figlia quattordicenne dei proprietari che aspettava da un bel po' di prendere l'ordinazione. Io detesto il fegato ma, non appena arrivo in Toscana, ordino i crostini toscani. Erano buonissimi perché il fegato da spalmare è stato servito caldo in una ciotolina di coccio. E la tagliata di chianina era morbida come il burro.

Sabato mattina abbiamo girellato per il delizioso centro e visitato il bel museo archeologico che ingloba delle poderose mura etrusche. Poi pranzo ai tartufi all'Osteria del Teatro: volevo tornarci il giorno dopo a rifare lo stesso pasto tanto mi era piaciuto. Alle 7 di sera eravamo all'incantevole relais Il Falconiere per l'aperitivo e dopo un'ora ci siamo accomodati intorno al bel tavolo ovale costellato di alte bowl di vetro. Eravamo una trentina tra italiani e americani, ma ognuno ha degustato almeno 6 bicchieri di vino diverso: bisognava fare le comparazioni tra i vini locali e i vini californiani, ottenuti da barbatelle italiane (sangiovese, barbera, nebbiolo), che produce Cosimo a Camarillo (www.pizzulli.com). Una nuova avventura che sta percorrendo con entusiasmo e serietà. Segnalo il sito perché sono davvero superbi e completamente genuini: non hanno alcun conservante (infatti l'indomani non ho avuto l'allergia cutanea che mi perseguita se bevo anche solo un dito di vino italiano). Dopo la cena squisita ma abbondante ci siamo lanciati nelle danze, che mi hanno riportata al tempo in cui tutto sembrava possibile. Ma forse è stato Cosimo, con la sua fiducia tutta americana nel futuro, a contagiarmi.