PUNTO DI VISTA/ Il maestro e l’astronave

di Toni De Santoli

La premessa è d'obbligo. Stavolta in questa rubrica si parla di una persona a me molto cara. Una persona alla quale devo forse la spinta che da ragazzo mi condusse al giornalismo. O che, perlomeno, m'indusse ad applicarmi allo studio. In questa rubrica oggi parliamo del professor Salvatore Schembri, nato da genitori italiani a Tripoli nel '29, romano d'adozione dal 1934, mio educatore nei primi Anni Sessanta presso l'istituto di recupero scolastico "Giacomo Leopardi", in Piazza del Gesù, a due passi da Largo Argentina, Roma: una specie di "reggimento di disciplina" (...) in cui il professor Schembri esercitava però il comando attraverso il tatto, la forza di persuasione, attraverso la valorizzazione dello studente. Il quale studente, sotto la "cura Schembri", dopo nemmeno un paio di mesi, cominciava davvero, alla buon'ora, a conoscere se stesso. Scopriva così in sé qualità che lo sorprendevano, lo incoraggiavano, lo allietavano. Con lui era come se fossimo all'Università, non, appunto, in un "reggimento di disciplina" per ragazzotti anarcoidi, umorali, incostanti quali eravamo noi...

A distanza di tutti questi anni, è ora uscita in Italia un'opera (una nuova opera) di Salvatore Schembri, psicologo professionista e pedagogo di fama internazionale, docente di Lettere e Latino: "L'immensa astronave del Colosseo" (edizioni "Sovera", 125 ppgg., 12.00 euro), testo autobiografico in cui l'autore col coraggio morale e intellettuale dell'uomo e del letterato sicuro di sé, ma proiettato verso gli altri, si spoglia dinanzi a se stesso, scava in se stesso (come un illuminista che crede tuttavia in Dio) e non conosce quindi reticenze, non alza cortine fumogene; non mente a se stesso e quindi neanche agli altri. Non cerca il plauso facile. Non intende piazzare il "colpo a effetto". Non gli interessa affatto lanciare una moda.
"L'immensa astronave del Colosseo" (così il professore definisce la casa, suggestiva, in cui fu accolto bambino da una fulgida benefattrice tedesca perché povero in canna dopo che sua mamma era stata defraudata delle proprie sostanze dai fratelli), è quindi un viaggio nella propria psiche, un viaggio nel cosmo dell'Amore. E' l'esplorazione intima - sulla base di lontani, ma ancor freschi ricordi - di ciò che può legare uomini e donne nella passione d'amore. O nella passione dei sensi...? C'è amore senza lo "spasmo" erotico? Lo "spasmo" erotico scaturisce dall'Amore? O lo "spasmo" erotico è ‘solo' carnalità? Schembri afferma: "Solo la passione ci salverà dall'ovvietà di una vita senza speranza, senza coraggio, perché è appunto il coraggio esclusivo della passione". E' vero. Verissimo. Oseremmo dire, incontrovertibile.
Ma, attenzione: Schembri ci dice anche che "l'eterno dilemma del dualismo sesso-amore che distrugge il maschio intriso di maschilismo mi ha sempre turbato perché, forse, contrariamente a quanto accade agli altri, identifico con una perfetta sovrapposizione i due elementi". Poi dichiara: "Il piacere è il Sovrano della nostra anima".

Ma nel "mondo secondo Salvatore Schembri", il piacere non impugna l'arma della sopraffazione; piuttosto, esso deve portare al piacere della donna, e senza che la donna si trovi in posizione subalterna all'uomo. Eloquenti le parole di poco prima, no??: "... il maschio intriso di maschilismo" che - a nostro modo di vedere - si lascia quindi distruggere senza neanche accorgersene, fine inevitabile dell'individuo che "non sa", "non conosce"; che di sé ha addirittura ben poca coscienza. Forse punta.
Nel quadro di una letteratura corrente vuota, pretenziosa, noiosa (qui sta il "punto di vista"...), "L'immensa astronave del Colosseo" -  che oltretutto ci conduce attraverso la Roma incantata, irresistibile, ma anche tragica, di sessanta o settant'anni fa -  arriva quindi come un bel raggio di luce che reca la forza della rivelazione. Ma Salvatore Schembri non ci ricorda Dante, non ci ricorda Pirandello. Semmai, ci ricorda Goethe ("Pecca robustamente, credi robustamente"!). Ce lo ricorda in modo esemplare e ci sia allora perdonata la nostra inevitabile, umana parzialità...