Visti da New York

’A da passà ’a nuttata

di stefano vaccara

Ci siamo arrivati finalmente. Tra tre giorni inizia il G8 dell'Aquila e come avrebbe detto il grande Eduardo de Filippo ‘a da passa' a nuttata, anche in Abruzzo.
Il mondo è sull'orlo di una crisi di nervi: in Iran si spara, altro che sperare nell'aiuto di quel regime a stabilizzare l'Iraq, dove si continua a morire ammazzati nonostante - o forse proprio per quello - il ritiro americano dalle città; o collaborare con Teheran per calmare l'Afghanistan, sempre più talebanizzato nonostante la grande offensiva dei marines affiancati solo dagli inglesi, mentre gli altri alleati Nato stanno a guardare. Sempre che mentre si cerchi di schiacciare gli ex studenti fondamentalisti da una parte, non ti prendino il Pakistan, dove lì i talebani potrebbero ritrovarsi in regalo la bomba atomica. E intanto bisogna calmare Israele che sta perdendo la pazienza e continua a scaldare i motori dei suoi jet pronti a colpire dove gli ayatollah si costruiscono la bomba.

Così il Commander in Chief Obama non fa in tempo a studiarsi le piantine del risiko del Medio Oriente, che subito il regime più imprevedibile e pericoloso del mondo, quello nordcoreano, gli ricorda di non distrarsi perché la parte del pianeta dove in pochi minuti possono morire migliaia di soldati americani per un attacco di missili a go-go è sul confine tra le due coree. Nel trentottesimo parallelo da oltre mezzo secolo le due Coree restano in equilibrio su una tregua tanto lunga quanto traballante. Per una guerra, che lo ricordiamo, fece per gli Stati Uniti e in un quarto del tempo dieci volte i morti che in Vietnam. Gli Stati UNiti hanno lì migliaia di soldati stazionati in attesa. Prima che scoppi la pace, tornerà la guerra? Con Kim il Matto pronto a lanciare una "masculiata" di missili su Seul quando gli girerà storto, non si dorme la notte, soprattutto quando ti accorgi che persino Putin il terribile non sa più a che sporco trucco affidarsi per calmare l'ultimo regime della terra capace di far resistere e "perfezionare" il totalitarismo leninista-staliniano. Così come non sanno più che fare neanche i cinesi: sono solo loro che potrebbero spegnere le luci a Pyong Yang, ma Pechino teme che un secondo dopo scatenerebbe i fuochi d'artificio di un potenziale Sansone alla coreana... Chissà con che stato d'animo ci arrivano i giapponesi al G8 con quei missili che gli svolazzano sopra.

Ma a parte gli uragani di guerra, all'Aquila i cosidetti grandi ci arrivano con le notizie per nulla incoraggianti sull'evoluzione della crisi economica. La febbre del malato americano stenta a scendere, nonostante gli stimoli obamiani, ormai ritenuti insufficenti. Quando l'America ha l'influenza il resto dell'economia globale rischia la polmonite fulminante. Che fare? Tanti piani da discutere, nessuno ha la formula magica che tutti gli altri sarebbero pronti ad accettare. Cosi anche l'enciclica del Papa Benedetto sui temi sociali e su come la crisi vada affrontata servendosi di altri valori oltre quelli monetary, potrebbe servire a Obama per tenere alta la discussione politica. Qualcosa dovrà pur inventarsi al suo ritorno a Washington per convincere il Congresso, senza la cui autorizzazione ad aprire ancora la borsa dei denari il presidente "talk the talk" ma "don't walk", cioè né gli Stati Uniti e né il mondo vanno da nessuna parte.  

Con certi temi sul piatto del G8, le cancellerie dei potenti avranno pure dimenticato di sorridere agli "scandalucci" del padrone di casa del vertice. Quindi il mondo non scoppierà in fragorose risate, e non sarà certo perché i giornalisti avranno accettato le suppliche del presidente Napolitano per carità di patria. Chi potrebbe tenere al guinzaglio i mastini soprattutto britannici pronti ad azzannare sulle piccanti festicciole del Presidente Berlusconi? Fini? Schifani? Aspetta e spera. Se alla fine lo stellone della Repubblica degli italiani passerà indenne anche sta' nuttata del G8 ospitato dal governo di Berlusconi senza essere ricoperti dal ridicolo, forse alla fine lo si dovrà al generoso e "provvidenziale" spostamento del vertice nell'Abruzzo ferito dal terremoto. Ve lo immaginate se stesse ora avvenendo in Sardegna? Magari con inclusa la festicciola nella villa non lontana del premier, con Michelle e Carla a lasciar soli i mariti a passa' la nuttata con Silvio...