SPECIALE/EVENTI/ Alla fiera più ghiotta del mondo

di Gina Di Meo

Prende il via oggi al Javits Convention Center la 55ma edizione dell'International Summer Fancy Food and Confection Show (meglio conosciuta come Fancy Food), la più importante manifestazione del settore alimentare negli Stati Uniti. Una fiera da grandi numeri che su una superficie di oltre 35mila mq vede la presenza di 2500 espositori provenienti da tutto il mondo. Trattandosi di cibo e derivati, gli italiani non possono non essere in prima linea e non a caso anche quest'anno il padiglione italiano, organizzato dall'Italian Trade Commission, registra la presenza più numerosa, con circa 260 partecipanti, compresi Regioni e Consorzi. Ed il Fancy Food non sarà solo una vetrina per i prodotti italiani del settore alimentare, ma anche un veicolo per lo svolgimento di una serie di attività collaterali intra moenia ed extra moenia che serviranno da trampolino di lancio per alcune novità del settore.
Ne abbiamo parlato con Aniello Musella, direttore Ice Nord America, che ci ha fatto anche un quadro sullo stato attuale dell'export alimentare italiano verso gli Stati Uniti.


Direttore, nell'anno di una delle più gravi crisi economiche a livello mondiale, come si comportano gli Stati Uniti alla tavola italiana?

«Diciamo che riducono il consumo di quei prodotti definiti di delicatessen, ossia di fascia alta, e si concentrano su prodotti più tradizionali, come pasta, olio, formaggi, salumi, acque minerali».
A quanto ammontano le perdite dovute alla flessione delle importazioni?
«Bisogna dire che il calo delle importazioni americane ha riguardato tutto il mondo, non solo l'Italia, fatta questa premessa, nel primo quadrimestre del 2009, l'export di prodotti alimentari italiani verso gli Stati Uniti è calato del 19%, per una perdita quantificabile intorno al miliardo di euro. Tuttavia, anche se la ripresa non sarà rapidissima, le previsioni per il prossimo trimestre sono meno drammatiche. È naturale che con una crisi del genere, c'è un atteggiamento di chiusura verso l'esterno, a favore dei prodotti locali».

L'Italia è ormai una presenza costante al Fancy Food, quanto ha giovato negli anni al settore alimentare questa partecipazione?
«Sono circa trent'anni che partecipiamo alla fiera, e per le molte aziende italiane si è rivelata un veicolo importante per stabilire contatti fondamentali con le aziende americane. Non a caso ora siamo il padiglione con il maggior numero di espositori. Anzi, devo dire che quest'anno, nonostante la crisi, abbiamo aggiunto altre due aziende e per motivi di spazio siamo stati costretti a lasciarne fuori una ventina. Questo è un dato importante, se si pensa che a tutte le altre fiere c'è stato un calo drastico di presenze e che il settore della ristorazione, essendo tra quelli maggiormente colpiti, ha ridotto la domanda di prodotti italiani».

Il presidente Obama e la first lady Michelle hanno sposato la causa della sana alimentazione, pensa che questa politica potrà giocare a favore anche dei prodotti italiani?
«Sì, penso che ne gioveremo, anche se la dieta mediterranea non è una cosa nuova per gli Stati Uniti. Da parte nostra, per tutta la durata della manifestazione, abbiamo organizzato una serie di seminari tematici proprio sull'alimentazione finalizzati, tra le altre cose, alla promozione del prodotto italiano in un momento in cui c'è una maggiore sensibilità verso una sana alimentazione. L'amministrazione Obama, inoltre, sta sposando la causa del mangiar sano anche in termini di riduzione dei costi della sanità, in questo paese elevati anche a causa dell'alta percentuale di obesi e di malattie connesse alla cattiva alimentazione. Il primo dei nostri seminari, curato da Katherine McManus, direttore del Department of Nutrition-Brigham Hospital, Boston, parlerà proprio di salute e dieta mediterranea. Poi avremo Fred Plotkin, autore di numerosi libri sull'Italia, che ci spiegherà perché la cucina italiana è la soluzione ideale in tempi di crisi».

Tra le novità di quest'anno c'è la partecipazione di Cibus, il salone internazionale dell'alimentazione di Parma e Federbio, (Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, ndr), che cosa significano queste presenze?
«Per quanto riguarda Cibus, quest'anno c'è stata un'inversione di tendenza nel senso che negli anni passati eravamo noi a partare in Italia operatori del settore americani. Questa volta l'organizzazione della Fiera ha deciso di venire qui. Per la Federbio, abbiamo iniziato da pochi mesi una collaborazione con loro ed abbiamo istituito anche un desk per i prodotti biologici. La Federbio sarà presente al di fuori del nostro spazio con una decina di aziende».

Apriamo una parentesi su una nota dolente per le esportazioni italiane, in particolare del settore food, l'Italian Sounding. Lo scorso anno, durante un convegno di Buonitalia a Cibus, Annibale Pancrazio, vicepresidente di Federalimentare, ha detto che: «L'intero business della contraffazione ed imitazione estera supera i 50 miliardi di euro, 3 volte l'export dell'industria alimentare nazionale, che l'anno scorso ha toccato quasi 18 miliardi di euro. Equivale a dire che per ogni prodotto realmente proveniente dal nostro Paese ce ne sono 3 contraffatti». Come commenta a riguardo?
«Quella cifra è un po' elevata, diciamo che se il fenomeno, oltre al preserved food, si estende anche alla pizza, alla pasta, si arriva ad una perdita di circa undici miliardi di dollari. La pizza è una delle categorie più colpite».

Fancy Food, 28-30 giugno 2009, Jacob K. Javits Convention Center - 655 West 34th Street (http://www.javitscenter.com/directions/default.asp).