SPECIALE/MOSTRE/ L’arte che viene dal rifiuto

di Marina Carminati

Non riciclare ma riutilizzare, riproporre e trasformare la spazzatura in arte. Eliminare il bisogno di buttare oggetti inutilizzati o che non piacciono più e acquistare cose nuove ricreando il problema di come smaltire i rifiuti. Insomma, usare la propria creatività per ridurre consumo e inquinamento.
È questa la filosofia della mostra di Rolando Politi, artista del riciclaggio che ha presentato questa settimana le sue performance presso il "Waste store" del Bullet Space (292 east 3rd street), edificio ottocentesco del lower east side, esibizione che chiuderà questa domenica, a mezzanotte.
Pratiche e originali le opere dell'artista, tutte realizzate con oggetti trovati per strada. Stivali, videocassette, bottiglie per detersivi che diventano borse superaccessoriate, con tanto di tasca interna e specchietto incorporato, scarpe che fanno da "pochette", camere d'aria di biciclette decorate con lettere della tastiera dei pc trasformate in braccialetti o girocolli, o ancora collane realizzate con i fondi di bottiglia di plastica, spille costruite con i tappi di chiusura dei vasetti.
Alcune "performance", come Politi ama definirle, in un'altra sezione della mostra, racchiudono invece significati sociali profondi. Si tratta di serigrafie rappresentate su vecchi giornali, poster su cartoni, barche costruite con carta che ospitano le immagini di alcuni personaggi della politica, aggiunti o tolti con il passare del tempo, bandiere ottenute da grandi sacchi di caffè e lattine di Coca Cola che offrono un'originale idea dell'America.
Milanese di nascita cresciuto a Napoli, Rolando Politi si è trasferito 25 anni fa a New York per vivere da squatter e creare la sua arte. «Io creo per la strada - dice il cultore della spazzatura - cammino molti chilometri prima di ideare e mentre raccolgo per strada vecchi giocattoli, giornali, accendini, cravatte e indumenti scartati, penso continuamente a come possono essere riutilizzati».
Fondamentale secondo Rolando è trasmettere al pubblico concetti chiari in continua evoluzione: «Originariamente pensavo che l'arte fosse un servizio comunitario come nel medioevo quando gli artisti non si firmavano nemmeno ed esprimevano performance che servissero alla comunità. E sono ancora di questa opinione ma per me ora l'arte deve essere effimera, installazioni non durevoli perché i tempi di oggi corrono veloci e una volta che si è offerto un concetto sociale attraverso un'opera, si deve andare oltre, distruggere quello che si è creato e ricomporlo in altri modi».
Alcune opere pubbliche di Rolando Politi che si possono osservare passeggiando per Manhattan, tra cui "The winter flowers" che si trova al Plaza garden del Lower East Side, oltre al "Wavey the dragon" esposto al Chinatown Children Museum, hanno alcuni anni e sono delle eccezioni per l'artista proprio perché opere rimaste intatte per diverso tempo.
«Mi chiedono spesso di aggiustarle e ristrutturarle - spiega Politi - perché sia all'interno del museo di Chinatown sia in Plaza garden, l'amministrazione di queste aree vorrebbe conservare queste opere, ma io rispondo sempre che potrebbero essere demolite per creare qualcosa di diverso o comunque essere lasciate così ammirando l'alluminio che prende strane forme con il passare del tempo».
È un'arte didattica la sua che punta attenzione sui giovani e le scuole. Tra le centinaia di persone accorse a vedere l'esibizione al Bullet alcuni gruppi di bambini e ragazzi, sono rimasti affascinati nell'osservare come un oggetto che fino a ieri buttavano nella spazzatura con facilità, potesse essere trasformato in qualcosa di utile e necessario grazie alla spiegazione di Rolando.
«Mi piacerebbe molto attivare dei progetti con le scuole - ha dichiarato l'artista- penso sia importante credere sulle nuove generazioni».
Politi non trova giusto il concetto che si nasconde dietro la raccolta differenziata degli oggetti, perché sostiene che i materiali non si smaltiscano mai e tornino sempre indietro. «Si dovrebbe eliminare questo recupero di spazzatura - spiega - per esempio riutilizzando gli stessi bottiglioni di plastica per il detersivo, cultura molto diffusa in Italia, ma poco adottata in America».
I bambini lo seguono molto e rimangono a bocca aperta ad ascoltare le storie che racconta sul culto del "trash ship", un gruppo di cui Rolando fa parte, creato dieci anni fa insieme ad altri artisti di strada che trattano qualsiasi oggetto o materiale in stato di abbandono con una riverenza spirituale. Un culto fittizio non reale che trae ispirazione dagli induisti.
I loro oggetti-simbolo creati con i rifiuti rappresentano il bene e il male, la natura buona e quella cattiva. «Ognuno di loro ha delle caratteristiche che noi ricordiamo nelle nostre ‘messe' - spiega l'artista - una sorta di rappresentazione teatrale dei nostri culti. Il party di domenica sera, per la chiusura del "Waste Store" servirà anche a far capire ai partecipanti curiosi in cosa consiste la nostra credenza. Inizieremo infatti la festa sollevando gli spiriti dei partecipanti con acqua e fuoco e utilizzando le nostre ‘divinità' - realizzate con i rifiuti - per animare gli animi». E a rallegrare la serata, non mancherà la musica composta con i "trash instruments", strumenti realizzati dagli artisti di strada.