INCONTRO A NY CON SABRINA FERILLI/ I panni sporchi si lavano in...

di Samira Leglib

Tra gli ospiti speciali al Chelsea Museum della mostra "Connectivity 01" dedicata ai vincitori della prima edizione del Premio Terna, Oggi7 ha incontrato una visitatrice d'eccezione, Sabrina Ferilli. L'attrice romana ci ha detto di venire spesso a New York anche per visitare alcuni parenti per parte di madre - cognome Miele -  che vivono a Ozone Park (Queens). Al Chelsea Museum arriva in compagnia di Flavio Cattaneo - per molti non sembra affatto una sorpresa, da un paio d'anni le riviste italiane scrivono di una "love story" -. Cattaneo, ex Direttore Generale della Rai, è oggi ai vertici della società Terna, quindi è lo sponsor-ideatore della mostra.
Signora Ferilli, a che dobbiamo la sua presenza qui al Chelsea Museum per l'inaugurazione di "Conectivity 01"?
«Mi trovo a New York per una settimana di vacanza e conosco alcuni degli artisti. Il Premio è una buona cosa. È sempre bello vedere artisti italiani, giovani, valorizzati all'estero».
Lei in passato non ha mai fatto mistero delle sue preferenze politiche -dichiaratamente di centro sinistra, ndr-, se lo aspettava uno scandalo simile a quello che ha interessato il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi?
«Nessuno se lo aspettava o tutti se lo aspettavano. Queste cose non dovrebbero accadere e non devono accadere».
C'è una proposta che sta viaggiando su internet suscitando diverse reazioni, una lettera-appello "Alle mogli di..." scritta da quattro accademiche femministe italiane, (Chiara Volpato, Angelica Mucchi Faina, Anne Maas e Marcella Ravenna)  per "boicottare" il prossimo G8 dell'Aquila invitando tutte le First Ladies dei Paesi rappresentati a non intervenire in Italia in segno di protesta. Lei cosa ne pensa?
«Non mi sembra un'iniziativa efficace. Non c'entra niente boicottare il G8 con i nostri affari interni. Non mi sembra affatto l'evento adatto».
Lei quindi non lo firmerebbe?
«No».
Lei in Italia è stata considerata la star erede di Sofia Loren.  Proposte da Hollywood non ne sono mai arrivate?
«Anni fa forse sarebbe stato più più facile, adesso per gli attori stranieri è molto più difficile lavorare in America. Gli ostacoli, persino sui visti, non mancano. È un fatto per quanto riguarda il cinema, qui è difficilissimo per chiunque arrivi dall'estero».