PRIMO PIANO/MOSTRE/ Alta tensione d’arte italiana a NY

di Olivia Fincato

Sedici artisti di tutte le età, famosi e non, provenienti da diverse parti d'Italia, hanno attraversato l'oceano (alcuni per la prima volta) per sbarcare a New York.
Sono loro i vincitori della prima edizione del Premio Terna, Transmitting Energy: A Contemporary Metaphor e sono stati loro i protagonisti di Connectivity 01, inaugurata lo scorso giovedì al Chelsea Art Museum, primo di una serie eventi culturali internazionali promossi da Terna, maggiore operatore di reti per la trasmissione di energia in Italia e principale proprietario della Rete di Trasmissione Nazionale di energia elettrica ad alta tensione.
«L'idea è quella di generare connectivity, mettere in contatto artisti italiani e non con diverse realtà internazionali. Nell'edizione 2009 abbiamo aggiunto una categoria per gli artisti residenti a New York» spiega Gianluca Marziani, curatore del progetto «e abbiamo ampliato il premio con borse di studio, per dare la possibilità di fare residenze all'estero ai prossimi vincitori».
Il progetto Terna, infatti, vero e proprio catalizzatore culturale teso ad aprire nuovi dialoghi e connessioni tra arte e industria, si propone di fornire agli artisti italiani e non una solida piattaforma su cui poter lavorare ed essere riconosciuti internazionalmente.
«Una parte del nostro bilancio è devoluta al sostegno ambientale» spiega Flavio Cattaneo, CEO di Terna «al posto di fare sponsorizzazioni abbiamo deciso di dare ai giovani artisti l'opportunità di avere una vetrina internazionale dove poter mostrare il loro talento».
Non a caso i 16 vincitori del Premio Terna 2008, divisi nelle 3 categorie Terawatt per gli artisti affermati, Gigawatt e Megawatt per gli artisti emergenti sotto e sopra i 35 anni, sono atterrati a New York, preannunciando così l'inizio di una vera e propria interazione tra arte contemporanea italiana e straniera.
Questo è dunque un progetto culturale a 360 gradi e nasce perché Terna, azienda con un forte impatto sul territorio (le autostrade dell'alta tensione in Italia misurano più 60.000 kilometri tra linee aeree e cavi sotterranei a cui si aggiungono i tralici, grandi e invasive infrastrutture) ha sentito un senso di dovere verso la comunità, nella restituzione di ciò che andava a togliere. «Lo scorso aprile, Flavio Cattaneo mi ha chiesto di ideare un progetto di responsabilità sociale» interviene Giovanni Butti,  direttore della comunicazione di Terna, «l'arte contemporanea è stata la risposta. Terna non ha clienti finali, volevamo fare qualcosa che non fosse pura comunicazione di un marchio, ma uno strumento di aiuto e supporto».
Alla luce di un'indagine commissionata dall'azienda lo scorso anno era risultato che 9 milioni di Italiani erano interessati all'arte contemporanea e di questi circa il 60% acquisterebbe un'opera. Una buona base da cui partire dunque, parallelamente alla consapevolezza di ciò che affligge il sistema dell'arte contemporanea italiana. «Il problema con l'Italia non è di qualità, abbiamo una scena artistica di valore, ciò che la frena è la ripartizione microscopica nella gestione della cultura» - continua il curatore Marziani - «c'è un forzato individualismo che blocca la possibilità di una serio network, di una competizione sana, questo toglie molto spazio a progetti di valore internazionale».
Terna si propone quindi di accendere una luce nel campo italiano facendo nascere un premio che a differenza di molti altri, spesso fatti per così dire "tra amici", ha accesso gratuito e democratico, presuppone una giuria seria d'esperti e prevede anche una categoria per gli artisti affermati, i "big", invitati appositamente da Terna, come di guida dei giovani partecipanti.
E a proposito di "big" dell'arte contemporanea italiana come non notare al riuscitissimo evento, oltre alla sorridente attrice romana Sabrina Ferilli (vedere l'intervista a pag. 10), e il bizzarro e poliedrico artista Luigi Ontani, in elegante completo turchese?
«Io sono un artista apolitico, disimpegnato» esordisce Ontani e, nonostante le continue intrusioni di chi voleva parlare o scattare una foto con lui di fronte all'opera vincitrice Electricthrone, continua «l'ambiguità di questo trono, dove cambio espressione fino al volto in negativo, come una sindone, è  tuttavia una vistosa polemica verso l'odierna democrazia relativa. Quest'opera è un alibi contro le contraddizioni della società».
Ma cosa vuole quindi rivelare l'artista protagonista assoluto dell'evento?
«Tutta questa serata è un'illusione, non penso ci sia risoluzione». Non un futuro roseo dunque: «Il problema per l'arte contemporanea italiana è che fa tesoro dell'arte antica. Gli artisti viventi non resistono al confronto. Non esistono più icone forti, ora si aggiungono solo significati,   valori funzionali all'opera che tendono agli standard del mercato».
Noi tuttavia apprezziamo che un'azienda abbia letteralmente preso 16 artisti, montati su un aereo, e fatti esporre a Chelsea: «Penso che sia una cosa estremamente positiva quella di appoggiare un premio per l'arte italiana» ci dice andandosene Renato Miracco, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di NY intervenuto prima all'inaugurazione con il Console Generale Francesco Maria Talò. Miracco conclude: «Sono 7 anni che esiste anche il Premio NY offrendo un periodo di residenza per gli artisti italiani a Manhattan. L'obiettivo è quello di recuperare millenni, promuovere, garantire la presenza dell'arte contemporanea nel mondo».

 

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OGGI7 INCONTRA GLI ARTISTI

Le sedici opere
che trasmettono l’energia

 

Prima dell’inaugurazione di Connectivity 01 al Chelsea Museum di Manhattan, mostra con il lavoro dei 16 vincitori della prima edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea, Oggi7 ha trascorso un’intera giornata con gli artisti italiani arrivati a New York per l’evento. Punto d’incontro Carmine St. e 6th Avenue per una gita all’insegna dell’arte fino al PS1. In questa curiosa giornata, abbiamo potuto parlare da vicino con quasi tutti , scoprendo l’interpretazione che ciascun artista ha dato al tema “Trasmettere energia: una metafora contemporanea”, concorso promosso dall’azienda Terna. Il vincitore del Premio Terna 01, l’elegantissimo Luigi Ontani, l’abbiamo incontrato invece giovedì sera durante l’evento inaugurale (vedere l’articolo accanto per qualche curiosa battuta sulla sua tanto ammirata opera: Electricthrone).

Gabriele Giugni fotografo, è nato nel 1980 a Roma, dove vive e lavora.
È vincitore della categoria Gigawatt con l’opera Kumbh-mela night, fotografia installata su light box scattata durante un rituale indù che si compie ogni 12 anni a Varanasi in India.
«Una foto racchiude tutta l’energia di un’azione, in quest’opera indago la relazione viscerale tra uomo e natura, luce e buio durante un gesto sacro, quello di purificarsi per un mese nel Gange».

Giovanni Albanese, artista e regista pugliese, classe 1955,  vive e lavora a Roma.
È vincitore della categoria Megawatt con l’opera Eclissi, scultura cinetica luminosa.
«L’energia per me non è una metafora ma cosa concreta, ho sempre lavorato con la luce. Penso che Terna stia mettendo a punto un teletrasporto: l’idea di portare l’arte italiana in America è un segno di gran sviluppo d’energia!»

Rocco Dubbini, artista scultore, nato nel 1969 a Roma dove vive e lavora.
È vincitore della categoria Megawatt con l’opera Termosifone acceso, opera fotografica che ritrae un momento di vita di un termosifone realizzato in cera su cui sono accese delle candele, l’oggetto si consuma e sprigiona energia.
«Lavoro sulla durata dell’opera, l’energia che le consente di essere attiva e attuale al di fuori dei mutamenti epocali. Il mio è un cortocircuito percettivo formale e concettuale che tocca contemporaneamente più valori, sprigionando un’energia quasi spirituale».

Gabriele Bonato, pittore, nato nel 1980 a Trieste dove vive e lavora.
È vincitore della categoria Gigawatt con l’opera Energia:soffio vitale, dipinto ad olio che riprende un’installazione ideata dallo stesso artista con due lampadine e la gomma pane.
« Le due lampadine sono una rappresentazione della vita, sotto spenta e sopra accesa, tra di loro un intreccio, l’amore, come energia vitale».

Antonio Niello, artista veneto, nato nel 1958 a Marostica, vive e lavora tra Bassano e Londra. È vincitore della categoria Megawatt con l’opera Un disperato tentativo del vizio di diventare virtù, fotografia montata su plexiglass che ritrae un modello del Colosseo realizzato con 6.500 carte da gioco usate, recuperate da diverse bische.
«Sono interessato all’aspetto anabolico dell’energia, dell’entropia negativa, quello che si usa per ordinare, in questo caso per redimere un vizio. Riordinare tutte quelle carte è stata quasi una penitenza… ho speso un’enorme quantità d’energia per bilanciarle e organizzare le informazioni».

Raffaela Mariniello, fotografa, nata nel 1961 a Napoli dove vive e lavora.
Vincitrice della categoria Megawatt con l’opera Souvenir d’Italie, una fotografia che ritrae una giostra, enorme oggetto luminoso al centro di Piazza Navona a Roma.
«Il movimento della luce la fa sembrare quasi una navicella spaziale atterrata nella staticità della città. L’energia scaturisce dall’incontro tra antico e contemporaneo, stasi e movimento».

David Eron Salvadei, artista nato nel 1973 a Rimini dove vive e lavora.
È vincitore della categoria Gigawatt con l’opera Untitled, un dipito a spray su tela.
«Volevo rappresentare l’assenza di energia, il buio, tramite un tunnel creato da uno scarabocchio. C’è una presenza umana che si accinge ad entrare…»

Gian Maria Tosatti, giornalista e artista del duo Hôtel de la Lune con Elisabetta Mancini, è nato nel 1980 a Roma dove vive e lavora. È vincitore della categoria Voto Online con l’opera I giorni del silenzio devozioni IX-I, fotografia scattata all’interno di un complesso industriale dove venivano usate delle pompe meccaniche che immettevano l’acqua del Tevere per raffreddare una centrale elettrica.
«Sono interessato all’energia invisibile, quella scaturita dall’attrito del tempo, il deterioramento, la metamorfosi».

Davide Bertocco, artista e ricercatore, nato nel 1969 a Modena, vive a lavora tra Milano e Parigi. È vincitore della categoria Megawatt con l’opera Endless, fotografia digitale su   dibond, parte di una serie di lavori che raffigurano razzi famosi, Lunaorbiter, Explorer, Arian la cui struttura è stata modificata per rappresentare enormi macchine di dissipazione d’energia.
«Per produrre un’opera un artista ha uno spreco di energia enorme. Con le mie immagini utopiche indago la dispersione energetica, la componente d’inutilità nell’analisi della vita quotidiana».

Laura Cantarella, fotografa e docente di fotografia, nata nel 1972 a Torino dove vive e lavora. È vincitrice della categoria Megawatt con l’opera Etna, immagine fotografica su light box che ritrae la cristallizzazione dell’energia dopo un’eruzione vulcanica.
«Questo lavoro fa parte di una serie che chiamo Topografia del trauma. Sono immagini che rivelano il trauma come forma energetica, come opportunità per creare qualcos’altro, forza generatrice di altri significati. Quella casetta sotto la lava nera è diventata per me un oggetto artistico».

Riccardo Albanese, artista e scultore campano, nato nel 1977 a Battipaglia, vive e lavora a Napoli. È vincitore della categoria Gigawatt con l’opera Untitled una scultura che raffigura un ossimoro, il contrasto tra un’ala e il simbolo della svastica.
«Queste due affermazioni contrastanti indicano come tutto quello che ti fa sentire libero ti rende schiavo. Inoltre il simbolo della svastica nella cultura celtica significa un sole che sorge».

Elena Bandelli, artista nata nel 1983 a Savona, vive e lavora a Milano.
È vincitrice della categoria Gigawatt con l’opera Rx-underwaterbreathing-#1oscillating rhythm , installazione realizzata con media differenti su un light box.
«È quasi un caleidoscopio, dove cerco di ricreare attraverso la luce mondi che scorrono fluidi. Amo la leggerezza ricreata da questi riflessi che fa emergere universi sconosciuti, infiniti, allargando le prospettive».

Andrea Chiesi artista, nato nel 1966 a Modena, dove vive e lavora.
È vincitore del primo premio della categoria Megawatt con l’opera Kali Yuga 57, dipinto olio su tela di lino realizzato dopo un’incursione nell’acciaieria di Cornigliano, alle porte di Genova, prima che questa venisse abbattuta.
«Un luogo reale che esisteva, un’industria pesante che produceva energia trasformando l’acciaio, io la trasformo in uno spazio mentale concentrato in una torre, punto di trasmissione»
   

Non siamo riusciti a incontrare in questi giorni Francesco Arena artista barese nato nel 1978 vincitore del premio premio della categoria Gigawatt con l’opera Pannello spaccato con testa di Nietzsche e Giovanni Ozzola, artista toscano nato nel 1982 vincitore della categoria Gigawatt con l’opera Two Stories Addiction.