BICYCLE FILM FESTIVAL/ ARTISTI ISPIRATI DALLE DUE RUOTE/

di Marina Catucci

Si è inaugurato il 17 Giugno il Bicycle Film Festival, quest'anno alla sua nona edizione, di cui Oggi7 ha già scritto la scorsa domenica.
La nascita e l'organizzazione del festival si devono a Brendt Barbur, ciclista indomito che durante un periodo di immobilità dovuto ad incidente ciclistico con un bus, ha progettato questa iniziativa: un festival cinematografico itinerante che attraversa 39 città in giro per il mondo da New York a Milano a Toronto a Tokyo, per promuovere l'uso della bicicletta come scelta anche politica.
La rassegna cinematografica è sempre accompagnata da feste, iniziative, concerti, dibattiti e mostre. La serie di eventi quest'anno è stata aperta da una mostra, Joy Ride, esposizione itinerante ambientata in quattro spazi diversi tra Lower East Side e Soho.
La mostra Joy Ride accompagna il festival dal 2005, quella di quest anno è l'edizione più ambiziosa per dimensioni e numero di artisti, dopo New York l'esposizione si sposterà a Chicago, Los Angeles, San Francisco, Austin e Denver.
Tra gli artisti chiamati a partecipare a questo evento, grande sia per il messaggio che veicola che per le dimensioni effettive dell'iniziativa, troviamo artista e internal designer Paolo Bertocchi, quarantun'anni, bolognese di nascita e ora newyorchese.
Paolo ha una formazione accademica completa e diversificata,  dopo il diploma in architettura, consegue due lauree, una in decorazione ed una in pittura, presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Successivamente ha vinto vari premi, dal European Competition "Arte metro Roma", alla New Contemporary Art Award "C. Silvestroni Award", nel 2005 è stato insignito dell'Annenberg Foundation Honorary Fellowship e ha partecipato a residenze per artisti a Buenos Aires, San Francisco, Bucarest. I suoi lavori sono stati esposti in musei d'arte contemporanea come il MACRO di Roma e il Museum of Modern Art di Salisburgo, oltre che a gallerie europee ed americane. Collabora come artista restauratore con il Fragmental Museum di New York.
Paolo Bertocchi è un artista poliedrico i suoi lavori spaziano da piccole sculture che utilizzano pupazzetti di plastica su sfondi di iconografia religiosa classica, a grandi installazioni pubbliche, con un interesse rivolto verso l'esterno e la comunicazione con l'altro.
La scelta dei materiali è una parte integrante delle sue opere, non solo per la loro duttilità e maneggevolezza ma proprio come parte del messaggio in se.
Per Joy Ride ha esposto Permutation Fugue, un'installazione aerea, composta da camere d'aria intrecciate che modellano un lampadario barocco da sala di concerto per punkarmonic orchestra, uno dei lavori di una serie realizzati con questa tecnica, che sono stati esposti per la prima volta a New York alla Esso Gallery.
Le camere d'aria che compongono quest'opera nel loro intrecciarsi sfruttano il pieno come il vuoto, il concetto di presenza come quello di assenza creando forme diverse secondo gli occhi di chi guarda. Questa è la parte più interessante del lavoro di Paolo Bertocchi: la capacità di sollecitare l'attenzione altrui, di risvegliare la visione di immagini personali non scontate, con buona pace della teoria gestaltica della buona forma. Il nome dell'opera deriva dal codice della musica classica, in questo caso le fughe di Bach.
«Fuga letteralmente significa fuga del suono - mi spiega Paolo- Permutation Fugue descrive una tecnica di composizione musicale in cui gli elementi di fuga e di canone rigoroso sono combinati.
Mostrando l'estetica barocca, si ha un sovraccarico di elementi decorativi che, in ultima analisi, sottolinea lo spazio vuoto». Le camere d'aria nere, appena gonfiate, catturano l'aria e la isolano nello spazio, mentre la separano dal mondo esterno diventano le artefici della fuga.
L'attenzione per lo spazio e per i volumi lo si ritrova anche nell'attività di designer di Paolo Bertocchi. La sua collaborazione con Fragmental Museum è anche in qualità di restauratore. Il restauro, inteso come cambiamento e manipolazione degli spazi, prende forma nella sua attività di designer di interni. Cominciata a Bologna e continuata a New York, questa attività parallela di Paolo, trasformando la prassi degli spazi quotidiani, tende all'idea di costruzione di nuovi volumi, ricavando zone insospettate di spazio anche nelle minuscole abitazioni newyorchesi, così come succede tra le maglie di camera d'aria della sua produzione artistica, armonia di forma e funzionalità.

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