PUNTO DI VISTA/ Quei giovani che comandano

di Toni De Santoli

Non sapevamo chi fosse Sergio Nava. Lo abbiamo scoperto su "Oggi 7" di domenica 7 giugno grazie all'intervista che questo giovane, brillante giornalista e saggista ha rilasciato a Stefano Vaccara sul proprio, recente saggio "La fuga dei talenti. Storie di professionisti che l'Italia s'è lasciata scappare". Ma il fenomeno non è nuovo: si presentò già negli Anni Sessanta, solo che adesso ha raggiunto dimensioni enormi. Una nazione che avesse ancora coscienza di sé e conoscesse il senso della vergogna, se ne sentirebbe umiliata, screditata dinanzi al resto del mondo; tenterebbe di eliminare il problema, si farebbe carico delle aspettative e dei diritti dei tanti giovani dotati appunto di talento e che tuttavia in patria o non trovano lavoro o, se lo trovano, ricevono stipendi offensivi per la loro esiguità. Sono in pochi, pochissimi, una volta laureatisi, a procurarsi sistemazioni dorate. Ma qui (come ricorda bene Nava nella sua opera) c'entra di mezzo la politica, la solita politica, il "baratto". In vari casi, aggiungiamo noi, c'è anche del sordido, dell'equivoco in tutto questo... C'è odore di degenerazione. Si assiste alla sepoltura della dignità personale.
Nava nella conversazione con Vaccara muove osservazioni di natura sociale, politica, morale che non fanno una grinza. Anzi, ha perfino il coraggio di dichiarare: "L'Italia è Medio Evo, altro che potenza economica mondiale!". Non ci sorprenderemmo se, per via di queste parole, di questo marchio impresso col fuoco, si chiudessero davanti a questo saggista le porte di tutti i "talk show" allestiti in Italia... Negare a "questa" Italia cafona, sardonica, becera lo "status" di grande potenza economica, reca inaudita (oh, sì, inaudita!) offesa a tutti: reca offesa a Prodi e a Berlusconi, a Fassino e a Casini, alla destra e alla sinistra. E' un affronto al neo-nazionalismo italiano (condiviso sia dai progressisti sia dai conservatori) che in realtà è il più recente esempio di mistificazione all'italiana. E' una parata da operetta. E' farsa. Il solo elemento vero e nobile di tutto ciò è il sangue versato dai nostri soldati negli ultimi anni in scacchieri che nemmeno riguardano l'Italia... Ma questo è un altro discorso.
Non siamo però d'accordo con Nava quando Nava afferma che la società italiana è tuttora stretta nella morsa della gerontocrazia. Non è proprio così. Sono parecchi i trentenni e quarantenni che in Italia hanno voce in capitolo, donne e uomini attestati su salde posizioni di comando; italiani e italiane schierate a sinistra e schierate a destra. Al Parlamento e in altre istituzioni non si contano nemmen più i personaggi al di sotto dei quarantacinque. Spuntano come funghi. Hanno un chè di sinistro, di altero, di sprezzante o di falsamente amichevole nello sguardo, nei gesti. Anche l'altro giorno, in un noto, accogliente ristorante romano non distante da Piazza Venezia, ne abbiamo notati alcuni che non hanno degnato d'un solo sguardo i camerieri ai quali davano ordini o dai quali ricevevano domande tipo: "Tutto a posto, signore?" ... Questo è l'establishment italiano d'oggigiorno. E' un establishment "giovane"... Questa è l'Italia su cui, grazie a una politica immensamente "bottegaia", lucrano tanti "giovani"...
Ma non fu sempre così. Mio nonno si laureò in ingegneria nel 1909. Aveva venticinque anni. A ventisei fu assunto al Genio Civile. A ventisette progettò e realizzò in Romagna un ponte a due campate, altezza massima 110 metri. Il nonno veniva da un paese del Matese, versante molisano. Il suo accento era inconfondibilmente meridionale. In famiglia non c'erano vescovi, sottosegretari, banchieri. Eppure, a quest'uomo dalla cadenza napoletanoide fu consentito (come a tanti altri dell'epoca) esprimere il proprio talento, rendersi utile alla società, utile all'Italia. Lui e altri come lui l'aria dei Notabili non ce l'avevano. L'aria dei Notabili ce l'hanno invece i quarantenni "d'assalto" d'oggigiorno che soffocano e frustrano i grandi talenti. E che trattano i camerieri come Ezzelino da Romano trattava l'ultimo dei suoi servi.