PRIMO PIANO/L’INTERVISTA/Bolle di forza e di grazia al Met

di Donatella Mulvoni

E' venuto a New York per ballare, ma sono in tanti quelli che già vedono in Roberto Bolle molto di più che un ballerino. Insignito del prestigioso titolo di Principal all'American Ballet di New York, esibendosi al Metropolitan ha firmato una pagina storica per l'arte italiana.  L'avventura americana di Bolle. di Casale Monferrato, entrato giovanissimo alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, inizia con il balletto "Giselle", poi sarà protagonista nel "Il Lago dei Cigni" (26 giugno al Metropolitan), "Sylvia" (1 luglio al Met) e Romeo e Giulietta (7 e 11 luglio al Met  e a Los Angeles).
Un'agenda densa di appuntamenti. Roberto, tra una prova e un'altra ha trovato anche il tempo per fare una chiacchierata con noi di Oggi 7:

Primo ballerino italiano uomo che arriva a New York con il prestigioso titolo di Principal all'American Ballet. Lo avresti mai pensato all'inizio della tua carriera? Quale è stata la tua reazione quando hai avuto la notizia?
«Io ci ho sempre sperato. Era un riconoscimento molto ambito che nessun italiano ha mai avuto. E' stato importante. Quando mi hanno detto che sarei diventato primo ballerino è stata una gioia incredibile, è stato il traguardo di una carriera già molto importante».

Dopo il tuo debutto al Metropolitan come primo ballerino, tutti i giornali hanno scritto che New York si era inchinata a te. Come è andata la serata, raccontata da dietro le quinte. Qualche errore o tutto liscio?
«E' stata bellissima, stavo emozionatissimo. Non è andato proprio tutto liscio. Infatti, è stato molto difficile riuscire ad avere il palcoscenico per fare le prove, i costumi, tutta la compagnia. Il programma è molto intenso, ci sono otto spettacoli in programmazione, numerosissimo il cast. Io, ad esempio, non ho mai fatto le prove con la scenografia di Giselle, con i costumi o le giuste luci. Guarda, gli spettatori spesso non si rendono neanche conto di tutte le problematiche che ci sono anche in teatri così importanti. Meno male che ho davvero tanta esperienza e che ho fatto tante versioni di Giselle, riuscendo a entrare bene nel personaggio».

Come hai festeggiato a fine spettacolo?

«Sono stato a cena con tutta la mia famiglia e molti amici. E' stato un festeggiamento all'italiana».

Sono previste altre serate, dopo quella di Giselle. Ti esibirai sempre al Metropolitan nel balletto del Lago dei cigni, Sylvia e Romeo e Giulietta.  Ti aspetta una prova non indifferente.
«Eh si, sai la cosa più difficile è che dovrò cambiare quattro partner e cercare di avere un giusto feeling con ognuno di loro. Altra grande difficoltà è che per il Lago dei cigni sarà il debutto, quindi abbiamo davvero tanto lavoro davanti».

Tu quale senti più tuo fra questi balletti?

«Sicuramente Romeo e Giulietta perché mi ha accompagnato lungo tutta la mia carriera. Con Romeo sono diventato primo ballerino ed è stato anche il primo ruolo da protagonista quando avevo solo 20 anni. E' forse anche il balletto più coinvolgente fra tutti per la sua storia e la sua musica».

Hai qualche trucco per tenere a bada la tensione, o gesto scaramantico?
«No, nessuno. Diciamo che mi aiuta la tanta esperienza che ho maturato negli anni. Ho imparato ad avere una maggiore sicurezza, che traggo da tutto il lavoro che faccio ogni giorno. E' molto importante imparare a concentrarsi e isolarsi qualche volta mentalmente».

Com'è il pubblico newyorchese?
«E' stato veramente caloroso. Quasi non me l'aspettavo. Ho ritrovato lo stesso entusiasmo di due anni fa, quando sono venuto a ballare come ospite. Esibirsi a New York è splendido, ci sono tante aspettative e stimoli».

Ti piace la città, ti trasferiresti mai?
«Trasferirmi forse no, sono troppo legato all'Italia, non solo per lavoro. Amo il cibo, le persone il clima della nostra terra, le bellezze che spesso non  sono valorizzate come si dovrebbe. New York devo per dire che mi piace tanto. E' grande, multiculturale, divertente. C'è una bellissima energia, mi piacerebbe potermi dividere un poco».

Tu più volte hai bacchettato il balletto italiano
«In realtà criticavo il fatto che le istituzioni spesso potrebbero fare di più per il balletto. Spesso in Italia viene messo come ultima ruota del carro. Gli deve essere dato maggiore riconoscimento».

Riprendendo quanto hai appena detto, in cosa New York si differenzia dall'Italia?
«Sono due realtà molto diverse. Da noi ci sono le sovvenzioni pubbliche, in America tutto funziona grazie a finanziamenti privati. La cultura e il modo di lavorare sono praticamente opposti. Quello che noi dovremo prendere dagli Usa è la capacità di coinvolgere maggiormente i privati per sovvenzionare arte e cultura, quindi anche defiscalizzare le sponsorizzazioni».

Balli ai massimi livelli da tanti anni. Ma solo da poco è arrivato l'esplosione di successo che ti ha reso una star non solo nel mondo del balletto. Come hai vissuto tutta questa popolarità?

«E' stato un poco strano. Molte televisioni parlavano di me, ho fatto cose importanti anche a livello pubblicitario, come Ferragamo e Fiuggi. Cose che mi hanno dato una visibilità mediatica che nessun ballerino ha avuto prima di me. Penso di avere aperto la strada a molti altri ballerini e artisti per uscire dalla campana di vetro del balletto, che è sempre stato relegato al mondo del teatro e basta. Io ho cercato dare una visibilità  molto più globale e internazionale».

Tu sei molto famoso non solo per la tua bravura, ma in parte anche per la tua bellezza. Ti dispiace in qualche modo che questa dote naturale si sovrapponga spesso al tuo talento?

«No non mi da fastidio. La bellezza è stata importante sia come ballerino che come cantante. Nel ballo avere un bel fisico e una bella faccia mi ha molto aiutato. Ricordiamo anche che la danza è un'arte estetica».

Smessi i panni da ballerino qual è la tua giornata tipo?
«In realtà tutta la mia giornata è incentrata sul balletto. E' fatta di sale prove e studio. Il tempo libero lo uso per riposarmi e preparare gli altri spettacoli, ma anche servizi fotografici, o eventi sociali».

Ti manca mai una vita normale?

«A volte si. Ma ho fatto una scelta, che mi sta ripagando di tutti gli sforzi. Ora non ho tempo per nulla, devo pensare solo al lavoro»..