LIBRI/Crimine e alta finanza

di Elisabetta Stefanelli

La mafia sporca, che uccideva senza problemi e in modi clamorosi, ha lasciato il campo a una affermata multinazionale del crimine dagli obiettivi molto più ambiziosi: la conquista dei mercati finanziari. Cosa Nostra non punta più a eliminare degli avversari ma a comprare ed è diventata la più grande azienda italiana per fatturato.

Su questo scenario concentrano l' attenzione il parlamentare Elio Veltri e il magistrato Antonio Laudati con il libro «Mafia Pulita» (pp. 240, Longanesi, Euro 14,60) in uscita nei prossimi giorni. Il volume sarà presentato a Roma mercoledì 24 giugno in Campidoglio in un incontro al quale parteciperanno il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Capo della Polizia Antonio Manganelli,e il ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi. Come un "golpe strisciante" la mafia si è infiltrata nelle banche, in ampi settori della vita pubblica e reinveste in economia legale l'enorme volume di denaro proveniente dalle attività illegali.

Il patrimonio della mafia potrebbe colmare da solo il debito pubblico italiano. Nel 2003 - scrivono gli autori - il fatturato globale messo insieme dai gruppi criminali ha toccato quota 85 miliardi di euro, l'equivalente al 7 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
Le mafie italiane "costituiscono una grande holding con un fatturato complessivo di 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi". Stando ad un documento della Direzione Investigativa Antimafia, l'industria del crimine dà lavoro al 27 per cento degli abitanti della Calabria, al 12% dei campani, al 10% dei siciliani e al 2% dei pugliesi.
"Dati Istat alla mano, si tratta di quasi un milione e 800 mila italiani. Un cittadino su dieci residente nel Sud".
La conquista dell'alta finanza e dei settori imprenditoriali più redditizi (edilizia, smaltimento rifiuti, commercio, immobiliare, sanità, filiera agroalimentare...) è l' ultimo dei territori su cui Cosa Nostra ha messo gli occhi e vuole mettere le mani, dopo aver il controllo degli stupefacenti, della prostituzione, dell'usura e delle estorsioni, dell'immigrazione clandestina.
"Una enorme massa di denaro posseduta dai gruppi criminali - rilevano Veltri e Laudati - è presente sui nostri mercati ed è in grado di condizionare lo sviluppo delle nostre economie. La situazione è tale che è difficile distinguere le attività economicamente pulite rispetto a quelle illecite, perché molto spesso gli stessi soggetti le gestiscono contemporaneamente e si mimetizzano come veri imprenditori".