Roma/Metti un bell’«Idiota» in scena a Villa Andriana

di Maricla Sellari

Eimuntas Nekrosius  il grande regista lituano, tanto amato dalle platee romane, mette in scena «Idiotas» di Fjodor Dostoevskij in una nutrita coproduzione internazionale. Ne fanno parte Lithuanian Ministry of Culture, Vilnius - European Capital of Culture 2009; Fondazione Musica per Roma - Festival Internazionale di Villa Adriana; International Stanislavsky Foundation, Moscow; Dialog Festival - Wroclaw; Aldo Miguel Grompone, Rome; Baltic house Festival - St. Petersburg.

Eimuntas Nekrosius è la leggenda del teatro europeo contemporaneo, il regista che usa le opere letterarie come impulsi per la creazione dei propri mondi. Il suo teatro metaforico si esprime attraverso spettacoli dinamici, espressivi e visivi, nei quali grande attenzione viene dedicata non solo alla interpretazione emozionale e plastica degli attori, ma anche all'utilizzo unico degli oggetti situati sul palcoscenico, che si trasformano quasi in un racconto autonomo.

Dopo aver affrontato con straordinaria profondità il teatro di  ecov, Gogol' e Puškin, e dopo il recente allestimento di Anna Karenina di Tolstoj, ecco un altro spettacolo tratto da un'opera  letteraria russa, l'Idiota di Dostoevskij, che viene presentato in prima mondiale al Festival di Villa Adriana.
Il regista, ha una voce profondissima, ma parla sottovoce, quasi controvoglia, dicono che si neghi alle interviste. Parla alla sua traduttrice o a se stesso, sembra riflettere sul suo lavoro piuttosto che parlare con la schiera di giornalisti che affollano le scalinate del teatro all'aria aperta costruito nella zona centrale della Villa dell'Imperatore Adriano a Tivoli, a due passi da Roma. Perché mettere in scena l'"Idiota"? Il regista risponde che la scelta è dovuta alla grandezza del romanzo che affronta temi vasti ed importanti che piacciono ad un regista.
Il romanzo è il territorio delle emozioni. A rileggerlo oggi, ed io l'ho fatto per preparami allo spettacolo, meraviglia la velocità con la quale i personaggi passano dal riso al pianto, in una forma tanto repentina quanto superficiale che produce un costante spaesamento nel lettore. Ci si trova di fronte ad una sfasatura tra le parole e i sentimenti. I personaggi vivono sentimenti che non capiscono appieno e che pur tuttavia sono la tirannica guida  delle loro azioni.

La  lettura  che ne fa Nekrosius, per ammissione dello stesso  regista, è emozionale, non c'è una ragione tecnica. «L'elemento dominante della scena sarà di genere spirituale -, dice il regista. Ognuno di noi ha qualcosa di Myskin. Ogni uomo tende tutta la vita ad arrivare alla condizione di innocenza, ma non la raggiunge mai. L'innocenza resta un sogno».
La bellezza sarà l'elemento che salverà il mondo? «Questo tema resta aperto e dibattuto nel romanzo». Sarà forse  la bontà a salvare il mondo? Il regista avvicina la mano alla bocca, mette il pollice a suggellare le labbra. Risponde come a se stesso, "questo non lo so".

Iniziano le prove dell'atto terzo, alle quali sono ammessi ad assistere i giornalisti. Da subito  entrano in scena con forza la capacità inventiva e l'abilità  del regista nel trasformare i sentimenti in gesti. Siamo nel parco di Pavlovsc. Piccole macchine sceniche mosse da due attori simulano il picchiettare del picchio, la musica di un organetto suona in lontananza, Aglaja tutta vestita di verde, filiforme, scrive una lettera al principe Myskin per fissare con lui un appuntamento. Nel romanzo la panchina presso la quale si sarebbero incontrati era un panchina verde! E l'incanto comincia. Lo spettacolo, in lingua lituana viene rappresentato in tre serate. Scandito in quattro atti a seguire, tra la prima e la seconda serata. Versione integrale di 5 ore la terza ed ultima sera.

La lingua serve certo a comprendere meglio quanto il regista ci propone, ma Nekrosius comunica già moltissimo attraverso i corpi, i gesti e le modulazioni vocali dei suoi sttori, e ancor prima attraverso i segni elementari di cui dissemina il palcoscenico. Con lui i materiali alla base della vita diventano personaggi protagonisti. Il viaggio di Myskin dalla Svizzera a Mosca, all'inizio del romanzo è rappresentato da due grandi e pesanti valigie che vengono spinte attraverso il palcoscenico. La conversazione tra il principe e Rogozin nel loro primo incontro in treno, condotta a turno ora dall'uno che racconta ora dall'altro è rappresentata materialmente  dai due attori che si trascinano l'un l'altro fisicamente, come se fossero I corpi e non le parole a trascinarli a vicenda uno nel mondo dell'altro.

Così si muove la storia  di fronte agli spettatori che da subito entrano a far parte della famiglia umana alla quale senza distinzione appartengono loro, i personaggi e gli attori che li rappresentano. Nekrosius è totalmente rispettoso del testo e del racconto, ma in grado di rileggere la parola scritta con semplicità paradossale quanto assoluta. Un godimento per gli spettatori e per il pensiero. Intuizioni geniali di particolari infinitamente piccoli in cui il limite umano può però annegare, scrive  Gianfranco Capitta  nelle note al programma.
Applausi convinti alla fine della serata che si chiude con la lenta consapevolezza dei personaggi dello strano impossibile amore tra Aglaja e il principe Myskin.