MUSICA/PERSONAGGI/Stravaganze da Blues Brothers

di Lorenza Cerbini

Nei mesi scorsi, in Italia, è stato pubblicato un cd folkloristico-stravagante: "'O Soul Mio". L'album raccoglie sedici brani delle più belle canzoni popolari italiane, riviste in una esplosiva miscela di rhythm & blues, swing, rock and roll. Il cd non è stato realizzato da esponenti di partiti nazional-popolari in cerca di consenso, ma da un gruppo di amici che dai primi anni Novanta ripropongono la musica e lo stile del cult-movie "The Blues Brothers". La BBBand è oggi una realtà consolidata e per "'O Soul Mio" il gruppo è riuscito a coinvolgere il "vero" Lou Marini (nelle foto), "vero" sassofonista dei "veri" Blues Brothers.
Originario dell'Ohio, Lou Marini vive da oltre trenta anni a New York, in un appartamento sull'Upper West Side con le pareti tappezzate di riconoscimenti, dischi d'oro e una targa che celebra la cittadinanza onoraria di Storo, in provincia di Trento, la terra dei suoi avi.

"'O Soul Mio" è musicalmente nato tra Broadway e Amsterdan Avenue, con Marini felice di aver accolto l'appello della BBBand da tempo lacerata da due drammatiche domande: Cosa sarebbe successo se i Blues Brothers fossero stati italiani? E' possible vedere cose vecchie con occhi nuovi?
Ad un primo ascolto il "rin din din" dell'"Uva fogarina" in chiave blues fa un po' sorridere, l'accento fiorentino in "Porta un bacione a Firenze" è piuttosto improbabile, "O mia bella Madunina" sembra uscito dalla colonna sonora di uno "spaghetti western". Buffo, inusuale, ma alla fine piacevole "'O Soul Mio" ha comunque il merito di far riscoprire testi bellissimi che parlano di una società con costumi ormai perduti. Come ve lo immaginate, ad esempio, l'oste furbetto della "Società dei magnaccioni" che allunga il vino con l'acqua? E la "Reginella campagnola" che "all'alba quando spunta il sole" si avvia verso la città?
«Quando mi è stato proposto il progetto, ho pensato di essere di fronte ad una pazzia», ricorda Lou Marini. E aggiunge: «Alcune delle canzoni erano delle tarantelle e pensavo che sarebbe stato difficile poterne venire fuori. Poi, ho coinvolto alcuni colleghi dei Blues Brothers e alla fine abbiamo decisio di registrare. La BBBand è venuta qui a New York e abbiamo inciso in uno studio di Brooklyn. Sedici brani in Quattro giorni! Un bel lavoro. Quello che mi sbalordisce è che il progetto è nato nel migliore dei modi, attraverso l'amicizia e la condivisione delle idee. Personalmente, ho curato gli arrangiamenti. Sono convinto che sia un cd riuscito. Felice ed esuberante e quando la gente può captare la felicità con cui è stato creato».  

Ma "'O Soul Mio" può interessare anche il pubblico americano?
«Certo, dal Canada all'Argentina gli italiani sono ovunque e sono legati alle loro origini».


Negli Usa, l'Italia è oggi di moda. Come lo spiega?

«Turismo, buona cucina e arte sono grandi ambasciatori dell'italianità. Viaggiando, gli americani hanno imparato a sprovincializzarsi. La tv propone di continuo piatti e città italiane incantevoli e negli ultimi dieci anni nei musei si sono viste esibizioni importanti dedicate ai grandi artisti italiani».

Va spesso in Italia?
«Spessissimo. Ci sono stato per piacere e per lavoro moltissime volte. L'ho girata da Nord a Sud e i miei parenti trentini mi dicono che la conosco meglio di loro».

Però non parla italiano e allora come ha potuto cantare i brani popolari di "'O Soul Mio" che sono pure in dialetto?
«Ma io non ho cantato, lo hanno fatto i colleghi italiani. Sono venuti a New York per questo. Per cantare. Come avrei potuto pronunciare le parole di "Tammurriata Nera", per esempio? Impossibile.Incomprensibile per me. Tuttavia, mi sono divertito a leggere le traduzioni dei testi».

"'O Soul Mio" è disponibile negli Usa?
«Non ancora.  Si può acquistare in Italia nel sito www.blues4people.org».


Sta per partire per Washington, poi l'Europa e il Medio Oriente. E' un artista senza sosta Lou Marini?

«Negli ultimi due anni sono stato occupatissimo e in modi molto diversi. Per esempio, nelle ultime settimane sono stato impegnato con le prove dei Tony Awards, poi sono stato a Washington dove ho suonato al Kennedy Center con la band di Linda Carter, protagonista della serie tv "Wonder Woman" negli anni Settanta. Linda è tornata a cantare ed è una persona molto simpatica. E giusto qualche settimana fa, ho esordito con la New York Philarmonic per una performance di Barbara Cook. Insomma, non mi annoio. Sto pure registrando un cd con un compositore di Los Angeles. Saranno brani originali, sassofono e keyboard. Inoltre, dopo i tour degli ultimi due anni, continuo a lavorare con James Taylor e la sua Big Band. Dal 26 al 30 agosto saremo a Boston nel regno della Symphony Orchestra. In autunno, invece, sarò in Israele per una settimana di concerti come solista».

Cosa le rimane dell'esperienza con i Blues Brothers?
«E' il migliore lavoro part-time del mondo! Del nucleo originale siamo rimasti in tre: io, Steve Cropper e Alan Rubin. Alcuni musicisti non lavorano più, come Matt Murphy che due anni fa ha avuto problemi di salute. Altri sono molto impegnati. Esempi... Leon Pendarvis fa il direttore musicale a Satuday Night Live, ha iniziato a suonare con il gruppo nel 1988. Tom Malone e Paul Shaffer lavorano per il David Letterman Show e per loro è molto difficile avere altri progetti. I Blues Brothers restano comunque una band fantastica che continua a stupire».  

Come ha inizito la sua carriera?
«Suonando il clarinetto. Avevo dieci anni e mi ha indirizzato alla musica mio padre che è stato un grande musicista e anche un grande insegnante. Poi, ho frequentato la University of Texas. Arrivato a New York, per anni ho lavorato negli studio cittadini, registrando jingles e colonne sonore per film. Suonavo spalla a spalla con i migliori musicisti, come i fratelli Mike e Randy Brecker. Suonavamo insieme ogni giorno. Mi piaceva quella forma di cameratismo. Poi, molto è cambiato con l'avvento dell'elettronica. Il business si è spostato verso Hollywood. Gli "studios" hanno avuto sempre meno bisogno di brani originali. E così molti miei amici adesso suonano nei teatri di Broadway»

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Ha ricevuto molti premi nella sua carriera?

«Ohhh, 8 o 9 premi, come "most valuable player"... sul muro ho i riconoscimenti ottenuti con i Blues Brothers... ma ho partecipato ad album famosi di Frank Zappa, Aerosmith, Rolling Stones e alla fine non ho mai tenuto il conto di tutti i premi».