TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/Gli dèi di casa al La MaMa

di Mario Fratti

Ellen Stewart ha fondato il teatro La MaMa (74 East 4th Street) nel 1961. E' ancora attiva, dopo aver prodotto migliaia di nuove opere, nuovi autori. Non dimostra i suoi ottant'anni ed ha il volto di una trentenne. Ha sorriso con grande soddisfazione al pubblico che ha applaudito con entusiasmo la sua poetica presentazione di "Asclepius", scritto, composto e musicato da lei (musica aggiuntiva di H. Paauwe, M. Sirotta e Y. Tsuji). Nel programma c'è anche una poesia di Ellen, dedicata a questo medico, figlio di Apollo. Dice fra l'altro: "Giove amava Asclepius e fece di lui un semi-dio, costellazione del cielo..." Opera grandiosa con decine di bravi attori. Una storia lirica che ci ricorda la bellezza dei miti.

Ischys (Matt Nasser) deve andare in guerra ma promette alla sua fidanzata Coronis (Kat Yew) di sposarla al ritorno. Ma Apollo (Perry Yung) la seduce. Da lei nascerà il medico Asclepius (George Drance). Quando Coronis viene uccisa, Apollo consegna il bambino al centauro Chiron (Benjamin Marcantoni) che lo alleva ed educa. Passano gli anni fra danze ed abili volteggi degli attori che si preparano per le celebrazioni. Il re Phylegyas, padre di Coronis (Michael Lynch) brucia il tempio di Apollo e viene ucciso. Apollo punisce il Corvo Bianco (Federico Restrepo) perché non ha protetto Coronis. Matrimonio del protagonista con Epione (Valois Mickens); nasce Panacea (Denise Greber). Asclepius sana, cura, protegge. Gelosia di Hades (Eugene the Poogene) e Giove che vuol essere l'unico a decidere chi vive e chi muore. Ordina ad Apollo di uccidere suo figlio. Apollo lo trasforma in una costellazione. Una gigantesca epopea realizzata con stile ed abilità. Il capolavoro di Ellen, che lo dedica al grande regista Tom O'Horgan. Gran pubblico. Successo.

Nelle ultime settimane, molte riprese italiane: "Sei donne appassionate" al teatro Stella Adler; "Nine" al DiCapo Opera Theatre; "L'Aquila" e canti partigiani al teatro Cherry Lane; "Accademia" ed "Alessia" al teatro TurtleShell. Ma la novità assoluta e scoperta di un nuovo autore è "Blue Day" di Alessandro Corazzi (74 East 4th Street). Ben tradotto da Celeste Moratti; diretto dall'autore. Tema drammatico e polemico. Scene di operai che vanno al lavoro. Giulio (il bravo Ira Lopez) è stato licenziato ed è pronto ad immolarsi, come protesta contro la corruzione dei governanti. Si è cosparso di benzina ed attende l'arrivo dei giornalisti e della televisione locale. Arriva invece solo la giovane, vivace, bravissima Carlotta (Jessica Kuhne). Sa dire con grazia e saggezza le cose giuste e lo salva. Due personaggi ben calibrati. Ottimo testo. Successo.

Al teatro 59E59 due novità: "Pure Confidence" di Carlyle Brown e "# 9" di Hanna Cheek (progetto Waterwell). Il primo è la commovente storia del fantino afro-americano Simon Cato che nel Sud (1877) riesce a comprare la sua libertà ed a sposare la schiava Caroline (Christiana Clark). Ma ha purtroppo un incidente col suo cavallo e nel secondo atto viene umiliato e ridotto a servire, di nuovo. Una storia valida che ci rivela un passato di vergogne. Ben diretto da Marion McClinton. Successo.
La seconda opera ha il numero "Nove" (molto amato, recentemente) ma è una storia moderna con fraseologia tecnica per ventenni. Parole e situazioni che noi anziani non riusciamo a seguire. Quattro energici attori (Hanna, Matt Dellapina, David Ryan Smith e Kevin Townley) sono l'uno vicino all'altro ma stanno invece parlando a distanza, con computer e texting. Si vuol forse sottolineare che non si comunica più viso a viso ma solo meccanicamente. Kevin, che ha scritto il testo insieme con Hanna, canta pure nel gruppo Bambi. Citano McLuhan che disse "noi creiamo strumenti; gli strumenti creano noi". La scena migliore, la più interessante è quando attendono la nascita di un bambino. Domandano al computer com'è oggi, come sarà domani. Abile regia di Tom Ridgely.

Han ripreso un dramma visto nel passato: "Night Sky", riscritto e plasmato da Susan Yankowitz (teatro Baruch, 25th Street & Lexington). Prodotto dall'associazione Afasi e dedicato al noto regista Joe Chaikin che perse la sua voce. La protagonista è Anna (la convincente Jordan Baker in un ruolo insolito; deve infatti parlare ad incomprensibili monosillabi). All'inizio è una vivace articolata studiosa di astronomia. Ama la sua professioone, le stelle. Litiga spesso con il marito che è un cantante d'opera che ha poche occasioni di lavoro. Si amano ma c'è tensione a causa del fatto che lei ha più successo e guadagna di più. Hanno una figlia vitalissima e simpatica che ama essere indipendente e moderna.

I tre protagonisti sono gli eccellenti Lauren Ashley Carter, Jim Stanek e Tuck Milligan. Anna sta preparando un'importante conferenza quando è colpita da afasia. Parla con gran difficoltà ma non è più la regina della casa. Ha bisogno del marito, della figlia e del collega che la stima. Lentamente, riacquista parte della parola. Con commoventi sforzi. E' quello che vedemmo in realtà quando l'attore-regista Chaikin riapparve in pubblico. Un valido dramma con momenti di poesia. Bravi anche altri due attori che hanno decine di ruoli: Maria-Christina Oliveras e Dan Domingues. A proposito, chi ha voglia di vedere scene del film "Nine" deve solo cliccare "Rob Marshall's Nine - trailer". Gratis. Straordinario.