MOSTRE/OMAGGIO AL FUTURISMO/Volano sculture di metallo a NY

di Alfonso Francia

Le sculture vanno pensate in uno spazio, in un contesto. Non puoi lavorare a una installazione senza sapere dove verrà sistemata la tua opera. Inserire una fontana in una piazza è come arredare le quinte di un teatro, devi saper amalgamare gli elementi». Basta sentirlo parlare per qualche minuto per capire che Giampaolo Di Cocco, artista fiorentino che con il suo lavoro ha raggiunto tre continenti, è anche un architetto.

È arrivato a New York dopo aver girato mezzo mondo, perché, parole sue, l'Italia è un posto bellissimo per farsi venire le idee, ma per realizzarle è meglio andare all'estero. L'Istituto Italiano di Cultura di New York lo ha ospitato per presentare una mostra, visitabile fino all'8 luglio, e un'installazione realizzata appositamente per l'occasione, La Danseuse Obsèdante, ispirata a un dipinto del pittore futurista Gino Severini.
«Questo è l'anno delle celebrazioni per il centenario del Futurismo - spiega Di Cocco - quindi mi sembrava giusto portare un omaggio adatto». Rispettando le sue idee sugli spazi che devono imparare a parlarsi, l'artista ha lavorato all'opera solo dopo aver studiato l'ambiente che l'avrebbe ospitata, il grande vano scala dell'Istituto. «L'obiettivo era rendere gli scalini un luogo dove la gente ha piacere a ritrovarsi, che non servano solo a scendere e salire».
Un'arte che gli italiani conoscono bene, riflette Di Cocco. «Noi abbiamo inventato le piazze, ovvero quella creazione architettonica nata per far incontrare le persone, per scambiare gli sguardi e perché no, anche per recitare una parte».

È questa la differenza tra la maggioranza degli artisti e uno scultore che ha studiato architettura all'università. «La maggior parte dei colleghi che ricevono una commissione per una scultura da sistemare in un piazza arrivano con l'opera già fatta, la posizionano e se ne vanno. Io cerco di inserire un elemento che resti in armonia con lo spazio circostante, magari recuperando per la mia opera gli stessi materiali usati per gli edifici che circondano la piazza». Il principio seguito per La Danseuse Obsèdante è in fondo lo stesso; progettare la propria opera partendo dal luogo che la ospita.

Il resto della mostra serve soprattutto a confermare la fantasia dello scultore, che nella sua carriera ha sperimentato praticamente ogni stile, materiale e dimensione. Il pubblico si è interessato soprattutto a un breve video, risalente al 1972, quando Di Cocco aveva poco più di vent'anni.
«Fu divertente da fare, un lavoro tra ragazzi che avevano voglia di sperimentare. Si tratta di una reinterpretazione di tre opere d'arte; i graffiti delle grotte di Lascaux, la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello e Dinamismo di un giocatore di football di Umberto Boccioni.
Il Futurismo torna anche qui. Mi appassionava fin da allora; è stato forse il primo movimento artistico che si sia davvero interessato alla meccanica, alla forza e al fascino delle macchine».

Le assonanze tra Di Cocco e il futurismo non finiscono qui. Gli artisti del movimento celebravano il fascino dell'aereo, una presenza che torna nell'opera dell'artista toscano. Ma gli aerei creati da Di Cocco sono quasi sempre distrutti o fermi, mentre le macchine dei Futuristi erano sempre ritratte nel pieno della loro efficienza, in un movimento continuo e instancabile.
Di Cocco è più interessato a mostrare la vulnerabilità dei velivoli, che a volte ricordano degli uccelli feriti.
«Per me non c'è differenza tra un aereo e un animale, sono tutti esseri viventi. Il mondo organico e quello inorganico saranno separati nel mondo della chimica, non nel mio immaginario».
E in effetti anche gli animali compaiono spesso nel suo lavoro, così come gli elementi marini. Balene, squali, navi e idrovolanti hanno trovato spazio in molte opere. Come se le sue piazze fossero tanti mari chiusi dalla costa.