MUSICA/ “I LATO” DA MILANO AL TRASH BAR DI WILLIAMSBURG/Miscela esplosiva di generi e pathos

di Natasha Lardera

I LATO sono Filippo Pavesi, Roberto Fappani, Tommaso Tofanetti e Stefano Pavesi provengono dagli Scanferlato, ai quali si aggiungono le batterie di Alessandro Pastorelli in arrivo da "La Camera dell'Amore Sonico", e questa domenica, 21 giugno, alle 12.00 si conclude il loro tour americano al Trash Bar di Williamsburg (256 Grand St. tra Driggs & Roebling).

Concepito tra Milano, New, York e Barcellona, Out of the Dark è il disco di debutto dei LATO. Nella primavera del 2006 iniziano a incidere al MaiTai studio di Milano con Gianluca Mancini. Lo studio in breve diventa un punto di transito per diversi ispirati musicisti milanesi. Giovanna Garlati (Kech) canta su Live Mildly, mentre Pasquale Defina (Volwo, Atleticodefina) si aggiunge di tanto in tanto inserendo alcune delle sue inconfondibili tracce di chitarra. Nel 2008 Out of the Dark, album dai brani in lingua inglese, esce in Italia e Germania riscuotendo ottimo successo tra la critica, recentemente inserito nel palinsesto della BBC. Alla fine del US Tour cominceranno a lavorare sul nuovo disco, pronto entro la fine dell'anno.

Una delle piu grosse autorità nel mondo della musica MTV ha cosi recensito l'album del giovane gruppo, "Ascoltando Out of the Dark può capitare di sentire echi di atmosfere dei Flaming Lips, The Cure, Radiohead, e Mudhoney ma la voce di Filippo aggiunge sempre un tocco di pathos e personalità".
Out of the Dark è un ottimo lavoro che è stato definito un disco dalle sonorità rock con aggiunta di elettronica ed ambienti psichedelici, e sicuramente sentiremo ancora parlare di questa ottima band che ha tanta voglia di fare, di farsi conoscere e sentire,

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Filippo Pavesi, voce, chitarra e basso del gruppo.

Chi scrive le vostre canzoni?
«Le nostre canzoni nascono in diversi modi. A volte partono da un'idea ritmica o un groove che insieme trasformiamo in un pezzo. In altri casi invece qualcuno registra delle versioni demo delle canzoni in casa per rendere l'atmosfera che si vuole creare e poi le reinterpretiamo in versione live in sala prove. Ai testi ci penso io che sono cresciuto a Minneapolis e sono madre lingua»


Come sono i vostri concerti?

«Qui negli States stiamo suonando nella versione trio - basso, chitarra e batteria -  quindi riusciamo ad ottenere un suono più compatto. La formazione completa comprende Stefano alla chitarra e Roberto ai synth e tastiere. Indipendentemente dalla formazione tentiamo sempre di avvolgere il pubblico con il nostro suono proiettandoli in una dimensione onirica e surreale».

Che tipo di pubblico volete attirare?
«In genere vorremmo attrarre gente di tutti i tipi che abbia voglia di farsi trasportare da un'onda sonora graffiante e accogliente allo stesso tempo».


Vi vedremo mai a Sanremo?

«Può essere, abbiamo in cantiere qualche pezzo in Italiano quindi chi lo sa, prima o poi potremmo essere chiamati direttamente da Pippo Baudo».

Com' è lavorare negli USA?
«Beh ci sono alcune differenze sostanziali. L'approccio rimane sempre professionale in qualsiasi situazione. Ad esempio, nonostante il soundcheck non esista, dal palco il suono arriva tight e pulito. Poi ci sono serate in cui i locali propongono un sacco di band che si dividono lo stage a ritmi da catena di montaggio, concerto - cambio palco - concerto.
Gli spazi che vengono concessi diventano enormi e le opportunità di suonare sono tante».