Che si dice in Italia

Quando c’era “Lui”...

di Gabriella Patti

Quando c'era "Lui" i treni, almeno, arrivavano puntuali. La frase, ben nota, viene in mente in questi giorni di grandi proteste contro la crescente serie di ritardi ferroviari e di disagi su convogli sempre più sporchi, malandati, con posti in piedi e che spesso viaggiano anche al buio. Il disastro non riguarda solo i soliti trascurati collegamenti dei pendolari ma anche il blasonato e costoso Eurostar ad Alta Velocità che collega Milano a Roma. Che la situazione stia diventando intollerabile lo dimostra l'ultima iniziativa di un magistrato. Una donna giudice, per la precisione: Anna Maria Peschiera, presidente del palazzo di Giustizia di Vigevano. Una pendolare anche lei. E che, quindi, sono più i giorni che arriva in ritardo al lavoro di quelli in cui riesce a presentarsi puntuale. Stanca di passare la mattina sui convogli fuori orario della linea Milano-Mortara, ma soprattutto stanca di vedersi involontariamenrte coinvolta nelle proteste dei cittadini contro la giustizia lenta, contro l'assenza o i ritardi di giudici e di avvocati ai processi alla fine ha appeso un cartello alla sua porta: "Eventuali ritardi nell'inizio delle udienze non sono imputabili alla scrivente ma ai sempre più frequenti ritardi sulla linea ferroviaria".

   VOLETE UN ESEMPIO di quanto, certe volte, l'Italia appaia diversa dal resto delle nazioni cosiddette civili? Parliamo dei giornalisti, questa volta. Nei giorni scorsi, lo sapete tutti, è esploso l'ennesimo scandalo che coinvolge il Capo del governo e alcune ragazze che, pare, avrebbero partecipato a pagamento a feste in casa sua. Non entro nel merito. In questo caso mi interessa di più ciò che era successo qualche giorno prima. Massimo D'Alema, leader dell'opposizione che dopo aver passato un paio d'anni defilato ora sembra volersi riprendere un posto in prima fila, aveva avvisato che erano in arrivo "scosse" nel governo. Berlusconi, irritato, aveva replicato che era in atto un complotto contro di lui per sostituirlo con una persona "non eletta dai cittadini". In qualsiasi Paese normale un qualsiasi giornalista avrebbe chiesto ai due di precisare. Quali "scosse"? E chi sarebbe il fantomatico non eletto pronto a sedersi a Palazzo Chigi? Ebbene, non c'è stato un solo giornalista che abbia posto queste domande. Si dirà che, tanto, i due politici non avrebbero mai risposto, accontentandosi di essersi mandati dei segnali a mezzo stampa decifrabili soltanto da loro e da pochi adetti ai lavori. Ecco: l'anomalia italiana è anche in questa rassegnata accettazione preventiva di un malcostume consolidato di omertà e di consueta poca chiarezza verso il pubblico.

   IN ITALIA, PER FARSI CAPIRE, BISOGNA PARLARE DI CALCIO. Anche quando l'argomento è serio. Per cui anche uno scienziato di fama internazionale, come il fisico Nicola Cabibbo, commentando l'allarmante rapporto dell'Ocse sulla nostra scuola che sta sempre più affondando e non è in grado di sfornare studenti competitivi a livello internazionale, sceglie come paragone il mondo del pallone. Il punto centrale, dice giustamente Cabibbo, è nella riqualificazione  degli insegnanti. Malpagati, frustrati, tra i più anziani e stanchi del pianeta, alle prese con continui intoppi burocratici, vanno assolutamente rimotivati. E soprattutto occorre ridare prestigio, anche economico, alla categoria. "Solo così la scuola potrà attrarre i migliori". La vecchia classe docente va sostituita con giovani selezionati e di qualità. "Pensiamo alla cura con cui sono selezionati i giocatori di calcio". E se lo dice uno scienziato...

   OLTRE AL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA c'è un'altra chimera che, a cicli ricorrenti, occupa i discorsi dei politici e le pagine dei giornali, soprattutto all'arrivo della calura estiva: la navigabilità del Po, da Torino fino a Venezia. E' da quando sono bambina che ne sento parlare. Adesso è uscito l'ennesimo progetto, bellissimo in teoria: quattro chiuse sul fiume più lungo d'Italia per arrivare adirittura fino a Milano, attraverso dei lavori su un canale. Carte pronte entro il 2012 e lavori all'avvio nel 2018, assicura il viceministro leghista Roberto Castelli (l'idea, comprensibilmente,  piace molto agli uomini di Bossi). C'è la questione del costo: 1,3 miliardi di euro. Ma questo, nonostante la cirsi, non sembra preoccupare i nostri governanti. Del resto, da circa mezzo secolo, quanti soldi sono stati buttati e continuano a esserlo soltanto per tenere in piedi la società per il Ponte sullo stretto di Messina che il ponte non lo ha mai realizzato?