ANALISI/ELEZIONI IN MEDIO ORIENTE/L’anima democratica dell’Iran

Di Amir Madani

Nonostante un quadro prestabilito da regole rigide che non permette le candidature al di fuori delle istanze del potere ideologico dominante, in Iran si è votato sempre. Un voto che si è regolarmente svolto nelle scadenze stabilite, senza rinvii e con alta partecipazione, dovuta alle tradizioni civili di una delle più grandi culture e una delle più antiche nazioni del mondo.

Per capire il vero senso del quadro del voto in Iran basti sapere che il leader (rahbar) ayatollah Khamenei, il vero baricentro del potere e secondo insistenti voci il sostenitore di Ahmadinejad, secondo le prerogative costituzionali,  nomina (oltre i vertici militari, giudiziari e  radiotelevisi ) per via diretta ed indiretta i 12 membri (giuristi e giureconsulti) del "Consiglio di Guardiani" che, a sua  volta, approva o annulla tutte le candidature ai vari livelli. Questo potentissimo Consiglio, d'indirizzo conservatore, ha tra le sue prerogative anche il compito di verificare la conformità delle leggi approvate dal parlamento (Majlis)  con la legge sacra (Sharia) e in caso negativo può  confutare le leggi approvate dai rappresentanti del popolo. Il Consiglio ha fatto largo uso di questo potere per estromettere i riformisti dalle competizioni elettorali e dare un indirizzo tradizionalista alla legislazione del paese.

Nelle ultime elezioni svoltesi Venerdi 12 giugno, soltanto quattro nomi tra gli oltre cinquecento candidati avevano ottenuto l'approvazione del Consiglio dei Guardiani, che è molto sensibile alle istanze di chi nomina i suoi membri. I quattro nomi erano: l'arcinoto presidente uscente Ahmadinejad, Mohsen Rezaii (ex comandante dei Pasdaran e  conservatore moderato), Karrubi (ex presidente del parlamento e riformista moderato) e Mir Hossein Mousavi, ex primo ministro ai tempi dell'ayatollah Khomeini, sostenuto dai maggior partiti del riformismo del corpo ideologico del potere e no.
Nonostante l'assai restrittivo meccanismo elettorale prestabilito,  le varie anime del riformismo e della società civile insieme all'opposizione democratica (esclusa ufficialmente  dalla vita politica da quasi 3 decenni), nella speranza di un cambiamento politico hanno optato per sostenere il maggiore candidato riformista Mousavi.

La partecipazione dell'85%  degli aventi diritto al voto era dettata dalla speranza, espressa dalle alte istanze democratiche di una delle più antiche nazioni del mondo, di un nuovo corso pacifico e democratico e di una inversione di marcia rispetto agli ultimi anni. Un cambiamento in direzione di una razionalizzazione e stabilizzazione delle istituzioni e delle regole politiche che avrebbe dovuto realizzarsi all'interno delle stesse strutture esistenti della  Repubblica Islamica. Gli iraniani, facendo confluire il loro voto sull'autorevole esponente del riformismo islamico Mousavi, hanno cercato di rafforzare l'ala moderata del quadro ideologico, sperando nell'ottenimento e nel rafforzamento della democrazia, nel rispetto del diritto internazionale e di cittadinanza.

Sin dalla nascita della Repubblica in Iran è noto che quando la partecipazione al voto diventa alta - ed in questo caso altissima (85%) -  si verifica un deciso avanzamento dei riformisti sostenuti dall'anima più illuminata del clero sciita (ayatollah Montazeri, ayatollah Sanei,  ayatollah Bayat Zanjani, ...).
Questa alta partecipazione, annunciata dalle fonti ufficiali ed internazionali, ha significato che varie anime della società civile, del mondo del lavoro e della cultura, del mondo femminile e studentesco e giovanile (la popolazione per il 70% è sotto i 30 anni ed è sotto la pesante pressione delle leggi del "buon costume" e dei basiji, milizia paramilitare onnipresente) insieme alle categorie sociali meno abbienti duramente colpite dal caro vita e dall'inflazione galoppante dovuta al nepotismo e al malgoverno, sono scese in campo a favore dei riformisti. Questa partecipazione in massa ha voluto dire anche che gran parte dei fautori del boicottaggio (che appartengono alle varie anime dell'opposizione democratica) avevano deciso di partecipare alle elezioni, votando il riformista di spicco Mousavi o il secondo riformista Karrubi. Sommando questo voto al quello delle minoranze etnico - religioso- sessuali, ...si doveva ottenere una schiacciante vittoria dei riformisti. Un fatto confermato dai maggiori sondaggi interni ed esterni e sostenuto dai più autorevoli analisti e conoscitori della vita politica iraniana.

Secondo vari ed autorevoli studi, la base del voto dei conservatori, legata all'anima tradizionalista del clero sciita (ayatollah Mesbah Yazdi, Mahdavi Kani, Mohammad Yazdi ....) con forti legami con la borghesia del bazar, che votano per convinzione confessionale, non supera il 15% dell'elettorato. I conservatori possono aver ottenuto un altro 10% di voti nelle aree rurali e, nelle cinture  delle grandi città come Tehran, tra gli immigrati dalle aree rurali ai quali il contesto urbano non ha garantito diritti basilari. Il voto di questa categoria di elettori attraverso vari provvedimenti è stato palesamente comprato con parte degli introiti petroliferi incrementati negli ultimi anni.

Infatti, secondo alcune informazioni riservate provenienti dal ministero degli interni iraniano e diffusi dal sito ufficiale di Mousavi (Ghalam News),  i voti di Ahmadinejad erano realmente intorno al 28% del totale mentre quelli di Mousavi superavano  il 60%. Dati in linea con quanto previsto da vari sondaggi.
Secondo Bill Keller, l'inviato del "New York Times" a Tehran, i voti non sono stati nemmeno  contati: gli uomini del ministro degli interni di Ahmadinejad hanno messo in ordine i quattro nomi attribuendo una certa percentuale a ciascuno. Così Ahmadinejad ha avuto oltre il 63% e Mousavi il 31%, mentre a Karrubi, l'altro candidato riformista, hanno dato una percentuale più bassa rispetto ai voto nulli.
Mousavi, sostenuto da Rafsanjani e da altri leader del riformismo, tra cui Khatami e lo stesso Karrubi,  ha dichiarato di non accettare il risultato delle elezioni e ha chiesto l'annullamento del voto, ritenendolo  preparato a tavolino. Il maggiore candidato riformista, partecipando poi alla manifestazione pacifica non autorizzata di due milione di persone, si è detto pronto a partecipare a nuove elezioni.

L'Iran è il punto di riferimento storico e il centro di tutti gli equilibri medio orientali. Il futuro del Medio Oriente è negli sviluppi della situazione iraniana. E la stabilità del mondo dipende soprattutto dagli eventi inerenti all'area geografica medio orientale dove si sta giocando la partita geopolitica globale. Tutti i global players e soprattutto L'Europa Unita e l'America del presidente Obama, sono consapevoli del fatto che la sicurezza e la stabilità globale come elementi cardine della pace mondiale hanno le loro radici nelle istanze di libertà, democrazia e diritti dei cittadini iraniani e della stabilità dell'Iran.