SPETTACOLO/Sessant’anni di musica

di Franco Corsaro

Come tutti sanno, New York è il centro culturale del mondo e, particolarmente nel campo della musica, è la città che vanta oltre al Metropolitan Opera e i teatri di Broadway, la famosa New York Philharmonic fondata nel 1842 e diretta da grandi direttori fra cui Arturo Toscanini, Riccardo Muti, e in questa stagione dal maestro Lorin Maazel. In questi ultimi anni la prestigiosa orchestra è diventata famosa per aver raggiunto un alto livello di esecuzione non soltanto nel continente americano ma anche nei concerti dei più importanti  teatri del mondo.
Questa grande orchestra, diretta da maestri di fama mondiale, ha un organico di 104 impeccabili esecutori, scelti rigorosamente in base alla scuola di provenienza e all'esperienza acquisita in altre orchestre.

Uno di questi virtuosi del suo strumento è il clarinettista Stanley Drucker che lo scorso weekend ha celebrato il 60mo anniversario - e ultima stagione - in qualità di clarinetto solista dell'orchestra. Assunto dalla Philharmonica all'età di 19 anni, la sua carriera è stata un crescendo di successi partecipando a 10,200 concerti con l'orchestra, e vincendo il Guinness World Record for the "longest career as a clarinetist".
Nel concerto all'Avery Fisher Hall, gremita in ogni ordine di posti, Mr. Drucker ha eseguito il "Concerto per clarinetto e orchestra" del compositore americano Aaron Copland (1900-1990). Commissionato da Benny Goodman, "The King of Swing", nel 1947 onde sadisfare il suo desiderio di eseguire un concerto nello stile della musica dei suoi tempi, ebbe la premiere il 6 novembre 1950, trasmesso dalla radio Nbc in New York, sul podio il maestro Fritz Reiner e dalla Nbc Symphony Orchestra con clarinetto solista Benny Goodman.
Strutturato in due movimenti della durata di circa 14 minuti: il primo è composto in forma di canzone A-B-A, una melodia molto espressiva formata con note del registro medio e del "calumeau", a cui segue la cadenza che serve all'esecutore a dimostrare non solo la sua bravura, la tecnica dell'agilità, l'arpeggio, i salti d'intervalli e trilli, ma anche le risorse dinamiche e timbriche dei tre registri dello strumento. In contrasto al languoroso primo movimento, Copland nel secondo introduce in stile di "Rondeau" brani di ritmi sudamericani come anche North American Jazz.

In questa memorabile esecuzione, Mr. Drucker ha raggiunto l'apice di una perfetta performance, per la mobidezza dei suoni, pur penetranti e arditi nel fraseggio, per la musicalità delle grandi linee e per le sfumature. Il grande pubblico della Big Apple è balzato in un standing ovation, a cui si è unita la New York City Council Member, Gale A. Brewer, che, nel consegnargli una targa di "appreciation", lo ha definito "one of our nation's greatest cultural icons".
Il maestro Lorin Maazel ha diretto la grande orchestra con entusiastico stile e, come accade spesso, con esuberanza  nell'esecuzione del "Bolero" di Maurice  Ravel, una composizione popolare che comincia con una melodia del flauto e che viene ripetuta da tutti gli strumenti solisti, fino a concludere con un fortissimo finale.

Nella prima parte del concerto abbiamo ascoltato con interesse il "Brandenburg Concerto No. 4" di J.S. Bach, famoso per la fuga della terza parte, con i flautisti Renée Siebert e Mindy Kaufman e, in special modo, con la violinista Michelle Kim, e il "Concerto per tromba in mi bemolle" di J. Haydn eseguito dal maestro Philip Smith.