TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/Dov’è la normalità?

di Mario Fratti

Continuano a venire turisti che mi domandano informazioni sugli spettacoli a New York. Ho portato i miei amici al musical "Next to Normal" perché è originale e differente. Somiglia di più ad un'opera; un dramma che ci commuove. Il comportamento di una madre-moglie che non sa controllare la sua ansia, il suo tormento. E' al teatro Booth (222 West 45th Street). Scritto da Brian Yorkey che ha fornito chiare liriche alla potente musica di Tom Kitt. Una scena a due piani (Mark Wendland) ci mostra la famiglia di Diana (la convincente Alice Ripley). Vede i suoi due figli e suo marito come fantasmi che non la capiscono. Scopriremo più tardi che il figlio è in verità solo immaginato. E' morto e una delle ragioni della sua pazzia è proprio quella morte. I due medici che le forniscono medicine fanno del loro meglio ma è un compito quasi impossibile (Louis Hobson in due ruoli). Seguiamo con intensa curiosità la sofferenza di chi deve essere paziente. Oltre alla magnifica Alice Ripley hanno ricevuto caldi applausi anche J. Robert Spencer, A. Chanler-Berat, Jennifer Damiano e Aaron Tveit. Merita spettatori di qualità. Per chi sa apprezzare buona musica e liriche precise e chiare. Successo.
Il miglior dramma della settimana viene dal Sud Africa. "Groundswell" di Ian Bruce al teatro Acorn (410 West 42nd Street). Solo tre personaggi, tre perfetti attori che si fanno ammirare per un'interpretazione ben calibrata. Specialmente il feroce, isterico David Lansbury che ha il ruolo di un ex poliziotto bianco che ha ucciso un africano ed è stato in prigione. E' amico, più o meno, dell'africano Souleymane Sy Savanè. Lo domina, controlla e spinge ad una truffa ai danni del visitatore Larry Bryggman. Cercano di convincerlo, prima con buone maniere e poi con minacce a sovvenzionare una loro miniera di diamanti. Vediamo un balenante coltello e temiamo per la vita dell'ospite. Buon teatro che tien desta l'attenzione.

Atti unici al teatro Lion (410 West 42nd Street). "Compromise" di Ian Strasfogel. Una produttrice (Christine Verleny) ed un regista (Bill Fairbairn) parlano di "Catastrophe" di Samuel Beckett (il quasi immobile D.A. Bachrach). Più interessante il dibattito politico in "Their Town" di Alvin Eng. E' sempre affascinante seguire il ragionamento di chi ha tradito o lasciato un partito politico. L'ultimo è il ritratto storico di una bizzarra avventura 1712-1730. "What Happened Then" di Michael Feingold. S'incontrano a Cuba due personaggi che si credevano morti. Rapiti dai pirati. La seconda scena ci mostra Carmella (Nicole Godino) che non crede alle avventure di Grant James Varjas e Todd Butera. Storia insolita. Giovani universitari bevono ed amano in "Sophistry" di Jonathan Marc Sherman. Sogni e delusioni. Igor (Ian Alda), ubriaco, finisce nel letto sbagliato e crea gelosia nell'amico che aveva tentato minuti prima di sedurre un'altra donna (la brava Mahira Kakkar). Brava anche Natalie Knepp che sa respingere un giovane infido. Il professore che si rivela in un lungo monologo è Jonathan Hogan. E' sempre interessante scoprire il mondo dei giovani, oggi.

Un musical a due personaggi è "Danny and Sylvia" al teatro-chiesa St. Luke (308 West 46th Street). Ci mostra un agile Danny Kaye che viene inizialmente aiutato dalla intraprendente, organizzatissima Sylvia. Lo aiuta e poi lo sposa. Libretto e liriche di Robert McElwaine e musica di Bob Bain. Due attori che si fanno applaudire: Brian Childers e Kimberly Faye Greenberg. Ci diverte, ricordandoci che alle salle di un grande uomio c'è sempre una donna potente.

Comincia molto bene e promette molto "10 Things to Do before I Die" di Zakiyah Alexander (teatro McGinn Cazale, 2162 Broadway). La potente, magnifica Natalie Venetia Belcon ci parla con passione, come diligente, seria insegnante che parla a noi studenti. Ha poi, improvvisamente, una crisi. Boccheggia, non potendo respirare bene. Ha quindi il suo punto debole. Ama un uomo sposato che la visita, di tanto in tanto, senza passare la notte con lei (Dion Graham). Non è l'unico uomo della sua vita. Ha bisogno di amore ed ha sempre scelto l'uomo sbagliato. Le sue storie d'amore sono state rivelate in un libro scritto dalla sorella Nina (Tracie Thoms). C'è ovviamente ruggine ed astio da parte della sensuale maestra Vida. Le due sono state abbandonate dal padre ed imputano i loro guai a quella perdita. Vediamo ora il comportamento della scrittrice Nina. Non riesce a scrivere un secondo libro, è nervosissima ma ha almeno un uomo che l'adora e protegge. Jason (Francois Battiste) s'offre anche di sposarla, mostrando un prezioso anello di fidanzamento. Lei è riluttante. Non vuole sposarsi. Completamente differente da Vida che sogna un uomo tutto per sé, giorno e notte. Nina è debole. Beve e prende droghe, negando questa sua tragica necessità. Il padre è morto e ricevono una decina di casse con una modesta eredità. Carte, libri, giocattoli. Nina invita Vida per aprire insieme le casse e per tentare una rappacificazione. Dopo sospetto ed ostilità, si parlano e si capiscono. Trovano nelle casse un foglietto in cui il padre indicava le dieci cose che voleva fare prima di morire. Tutte delusioni, purtroppo. Sogni. Ci son molti sogni in questa commedia; confondono. Nina ha tanti voli di fantasia. In uno commette suicidio dopo che Jason, avendo scoperto le droghe, la lascia. Non ci è chiaro se sia sogno o verità. C'è anche il personaggio di uno studente (Kyle Beltran) che recita brani di poesia e tenta un approccio con la maestra che adora. Ma la saggia Vida sa dir no a lui e all'amante sposato. Un bel dramma. Senza sogni e monologhi potrebbe essere perfetto.

Shakespeare è sempre presente a New York. Abbiamo ora "Into the Hazard", un "Henry V" adattato e diretto da Jessica Bauman. Sei ottimi attori in molti ruoli. Specialmente interessante Nick Dillenburg, un re che vuole una guerra a tutti i costi, per sconfiggere i francesi. Condanna della guerra. Abile regia.