IL PRESENTE E IL FUTURO/Reimparare la convivenza

di Alfonso Francia

 Lo status quo e i giovani, ovvero il presente e il futuro. Sono stati questi i temi della seconda giornata di incontri del convegno Islam in Europe, organizzato dalla New York Public Library assieme agli istituti nazionali di cultura di parecchi Paesi europei.
    Il doppio dibattito ha messo a confronto studiosi, giornalisti ed esperti che fortunatamente avevano idee diverse da esprimere. "In questi casi, soprattutto quando parliamo di Islam, è bene che il moderatore sia bravo a moderare", scherza Moustafa Bayoumi, giornalista e professore del Brooklyn College che ha presentato gli ospiti assieme allo scrittore e collaboratore del New York Times Paul Berman. "Prima di cominciare, ricordiamo che Europa e Islam non sono realtà contrapposte e nemmeno confrontabili. La prima è una entità politica e concreta, il secondo una religione, per di più frammentata". In effetti i musulmani non parlano sempre la stessa lingua, non necessariamente arabi e neanche hanno un leader unico, come il Papa per i cattolici. Una complessità che andrebbe conosciuta quando si cerca di capire come convivere con l'Islam nei Paesi europei.

"Dobbiamo tenere presente che non tutti i musulmani europei sono immigrati", spiega Ziyah Gafic, fotografo nato a Sarajevo. "In Serbia la popolazione è islamica da secoli, ha creato delle tradizioni e una cultura proprie".
Tradizioni spesso dimenticate perché "quando si parla della religione di Maometto molti preferiscono focalizzarsi solo sul terrorismo", puntualizza Paul Barman. "L'Europa ha conosciuto l'Islam molti secoli fa", aggiunge Luz Gomez Garcia, studiosa di lingua araba dell'Università autonoma di Madrid. "Il mio Paese è quasi completamente cattolico, ma abbiamo avuto un lungo periodo di dominazione islamica, che ha influenzato la nostra cultura e non ne è mai uscita". La convivenza tra le religioni non è quindi una questione nata alla fine del Novecento, ma una realtà con la quale molti secoli fa gli uomini europei sapevano convivere. "Le cose sono cambiate con il trattato di Westfalia, che impose la religione del sovrano a tutto il suo popolo, cancellando l'abitudine a vivere accanto a persone di fedi diverse", spiega Ahmet Kuru, docente alla Columbia University.

Non sorprende che ai musulmani residenti in Europa non piaccia essere visti come una presenza aliena. Kuru ne è certo: "Gli islamici non vogliono essere considerati minoranza, o vedersi applicato il termine di migranti anche quando vivono in un Paese da tre generazioni. I musulmani sono prima di tutto cittadini francesi, olandesi, tedeschi e via dicendo". Ma come insegnare la convivenza, specialmente ai giovani, nonostante alcuni principi morali siano diversi? "C'è da sperare che l'Europa non accetti l'idea francese del secolarismo, che relega la religione a un fatto esclusivamente privato", spiega Hasni Abidi, direttore del Centro studi e ricerca sul mondo arabo e mediterraneo. "Questo rischio si potrebbe evitare con l'ingresso della Turchia in Europa; rifiutarne l'entrata perché si tratta di un Paese islamico significherebbe fare un favore ad Al Qaeda, che ne ricaverebbe materiale di propaganda".

I musulmani dovrebbero sentirsi integrati nello Stato nel quale vivono e lavorano, senza  dover rinunciare alla loro fede. "Un sistema efficace, soprattutto per i giovani, è quello adottato dall'Austria, che già da un secolo ha riconosciuto ufficialmente l'Islam. Nelle scuole pubbliche è previsto l'insegnamento facoltativo della religione islamica. In questa maniera moschee e minareti non vengono visti come qualcosa di strano, e i giovani musulmani non devono sentirsi ai margini della società nella quale vivono", aggiunge Farid Hafez, studioso dell'Istituto di Scienze Politiche dell'Università di Vienna.

Certo, il recente successo dei partiti islamofobi di estrema destra nelle elezioni europee della scorsa settimana non incoraggia pensieri positivi, ma tutti i relatori ammoniscono che, qualunque sia la nostra opinione, "siamo tutti sulla stessa barca, quindi conviene imparare a remare all'unisono".