PRIMO PIANO/EVENTI/Quel pane amaro di ieri e di oggi

di Alfonso Francia

Raccontare una storia vecchia di un secolo come se fosse un'inchiesta. È questo il talento di Gianfranco Norelli, giornalista e regista collaboratore della BBC, che con i suoi documentari storici riesce a portare alla luce elementi nuovi anche su argomenti dei quali si credeva di sapere tutto. Quattro anni fa riuscì a sorprendere il pubblico italiano con Il segreto di Mussolini, un documentario dedicato alla morte della prima moglie e del primo figlio del Duce, un episodio quasi completamente taciuto anche dagli storici più pignoli (e che ha ispirato ora il regista Marco Bellocchio col suo recente film "Vincere"). Due anni dopo è stata la volta di Pane Amaro, trasmesso dalla Rai nel 2007 e ora riproposto in una versione completamente diversa, pensata per il pubblico statunitense.

Il lavoro è stato presentato giovedì al LaGuardia College Performing Arts Center di New York, grazie anche alla collaborazione del Ministero degli Esteri e della National Italian American Foundation. Alla proiezione hanno partecipato le autorità del college della Cuny e il Console Francesco Maria Talò con il viceconsole Maurizio Antonini. Ad introdurre e condurre la serata il Prof. Anthony Tamburri del Calandra Italian America Institute.

Anche se era pensato per la proiezione per le scuole, Norelli ha confezionato un lavoro narrativo (molto intensa la voce di sottofondo nella versione inglese prestata da Stephen Acunto, console onoraio d'Italia nel Westchester County) carico di tensione fin dalle immagini di apertura, dedicate a uno di quegli episodi che mai si assocerebbero alla nostra immigrazione; l'uccisione di 11 italiani da parte di una folla infuriata. Si trattò del più grande linciaggio nella storia degli Stati Uniti, avvenuto in Louisiana nel 1891. Lo Stato del Sud era densamente popolato di immigrati siciliani, perché dall'isola gli americani compravano arance e limoni. Quando la schiavitù venne abolita, molti degli afro americani che lavoravano nei campi di cotone se ne andarono altrove in cerca di condizioni di vita migliori. Vennero rimpiazzati dagli italiani, disposti ad accettare anche lavori rifiutati dagli ex schiavi. Gli italiani non erano considerati né bianchi né neri, e la loro vita non era tenuta in gran conto.

Norelli affianca a questi episodi altre storie illuminanti, come quella dedicata alla chiesa costruita dagli immigrati ad Harlem e la descrizione della vita nei quartieri italiani. Gli immigrati tendevano a cercare casa insieme, per unirsi a gruppi di conterranei. Era una forma di protezione, oltre che un sistema per replicare in strada e nei caseggiati la vita dei villaggi dai quali provenivano. Si trovavano strade abitate solo da campani o siciliani, o cittadine colonizzate da migranti provenienti dallo stesso piccolo paese perso nella campagna calabrese. In questo rinchiudersi nei confini regionali si nota che gli immigrati non avevano ancora coscienza di essere italiani; una identità italiana la svilupparono solo dopo aver lasciato la loro patria.

Gli avvenimenti raccontati non hanno solo una funzione storica, ma anche un significato sociale. "Abbiamo cercato storie che si potessero connettere facilmente al presente, ai problemi affrontati dagli immigrati di oggi", chiarisce Sura Kurien, moglie di Norelli e coproduttrice del documentario. "Proprio per questo motivo abbiamo voluto sottolineare il numero di sbarchi quotidiani di italiani a Ellis Island; per mostrare che non ci sono poi molte differenze con Lampedusa. Volevamo realizzare un reportage che fosse utile per il presente, presentare sullo schermo episodi con i quali le persone si possano connettere".

Il documentario colleziona spunti senza perdere di vista l'obiettivo finale; restituire, in appena cento minuti, un'idea completa della vita e della sorte dei connazionali che cercarono di guadagnarsi un futuro in America. Rispetto all'originale italiano, il video è ora frazionato in capitoli indipendenti. "Abbiamo diviso Pane Amaro in due momenti distinti. Nel primo mostriamo gli italiani vittime di pregiudizi e violenze, nel secondo facciamo vedere come questi immigrati siano stati in grado di arrivare al successo e farsi accettare come membri rispettati della comunità americana" aggiunge Suma. Un lavoro che ha richiesto l'aiuto indispensabile di storici e un lavoro certosino sui documenti del tempo. "La ricerca è stata faticosa ma entusiasmante. Gli studiosi che abbiamo contattato ci hanno concesso molto tempo, sono stati estremamente disponibili", conclude Suma.

Anche storia universale quella descritta, i protagonisti hanno ribadito che il documentario potrà essere visto nelle scuole americane non solo da gli studenti fdi origini italiane, "perché anche le altre minoranze etniche possono immedesimarsi nella storia degli immigrati italiani in America".
Pane Amaro mostra come la storia e il buon giornalismo spesso siano molto, molto simili.