POLITICA/L’INTERVISTA/La donna che batté Berlusconi

di Francesca Guinand

Lei, da sola, ha superato Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (nel collegio del Nord-Est). Tanti stanno ancora festeggiando per quelle novemila preferenze in più rispetto al premier che le permetteranno di sedersi al Parlamento europeo di Strasburgo. Lei, la vincitrice, è Debora Serracchiani, romana classe 1970, avvocato, vive e lavora a Udine da anni. Considerata una giovane delle politica, è "scesa in campo" per il Partito Democratico solo da qualche anno. Precisamente dal «2003 quando sono stata eletta come consigliere circoscrizionale» come racconta lei stessa dal suo sito casaserracchiani.com. Debora per questa campagna elettorale ha deciso di muoversi in due direzioni: tornare a parlare con la gente e ritrovare quel contatto col territorio che la sinistra ha perso. E per questo ha girato in lungo e in largo per il Friuli-Venezia-Giulia, il collegio nel quale è stata candidata direttamente dai circoli del partito. E poi ha iniziato a usare  Internet. Che vuol dire giovani e contatto diretto con la gente, comunicazione immediata e presenza costante. Quindi sì a una pagina personale su Facebook (dova troverete scritto: «Tutti gli interventi sono di Debora Serracchiani in persona! Quella "vera"») sì a siti (anche serracchiani.eu) e blog, sì alle foto su Flickr.

Debora cosa ha pensato quando ha letto il risultato? Serracchiani batte Berlusconi: 73.910 a 64.286. Un successo. Come se lo spiega questo grande exploit? Per lei cosa vuol dire, cosa significa, il sorpasso considerevole sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, capolista del Pdl, candidato nonostante non possa sedere al parlamento Europeo?
«Ho pensato che avrei desiderato che Berlusconi fosse battuto in Italia. Mi sono consolata pensando che il consenso da me ricevuto era il segno che c'è una gran voglia tra gli elettori di rinnovare la politica e il PD».


Lei ha 38 anni, consigliere provinciale a Udine nelle liste del PD, era diventata nota a livello nazionale lo scorso del 21 marzo col suo appassionato, critico, intervento all'assemblea dei circoli del partito che fu interrotto ben 35 volte per ricevere gli applausi della platea, poi cliccatissimo sul web (almeno 56.396 visualizzazioni solo su Youtube). Dove vuole arrivare?

«Sono parlamentare europea e non è poco. Ma intendo mantenere l'impegno preso durante la campagna elettorale di continuare a dare il mio contributo per rinnovare il gruppo dirigente del PD e rendere più credibile la politica. Penso che, se riusciremo a fare questo, ci sarà anche più fiducia nelle istituzioni e meno astensionismo».


Cosa pensa della "gerontocrazia" italiana (non solo in politica), la mancanza assoluta di meritocrazia? I giovani fuggono dall'Italia, e quelli che rimangono sono precari e continuamente dipendenti dalla famiglia di origine. Lei rappresenta il nuovo solo per l'età o anche nella mentalità?

«I voti che le elettrici e gli elettori hanno voluto darmi, di cui li ringrazio di cuore, mi pare dicano che mi viene riconosciuta una mentalità nuova non solo dal punto di vista generazionale. Credo nella meritocrazia, ma occorre fare in modo che tutti i giovani possano avere le medesime opportunità, altrimenti accade che siano solo i giovani provenienti dalle famiglie più facoltose a poter farsi strada. Occorre promuovere e valorizzare le persone di talento indipendentemente dalla loro provenienza sociale».


Il PD e la sinistra hanno bisogno di un nuovo leader. Tutti si stanno chiedono (soprattutto sul web) se sarà lei, dopo questo successo, una donna finalmente, il Barack Obama d'Italia. Cosa risponde?

«Il confronto con Obama è simpatico, ma fuori misura. Più che di un nuovo leader c'è bisogno di una nuova classe dirigente e di una squadra, ne ha bisogno il PD ma anche il Paese, quindi c'è bisogno di un rinnovamento in tutti i gangli vitali della vita di una nazione, dall'economia, alla finanza, alle organizzazioni dei lavoratori, alle strutture dello Stato, oltre che naturalmente nel Parlamento».

Deve cominciare una nuova stagione di alleanze? Meglio guardare al centro o a sinistra? La sinistra ha dimostrato di avere ancora delle potenzialità, sprecate ancora una volta a causa delle divisioni interne. Potrà essere un nuovo centrosinistra a riaggregare queste forze in un progetto comune?
«Anche i risultati delle europee ci dicono che la partita è aperta. Tuttavia, non basta creare coalizioni che vincono le elezioni: servono maggioranze solide e coese sul piano programmatico. Altrimenti accade che i governi durino poco. Da questo punto di vista va fatto ogni sforzo per ricreare le condizioni per costruire un progetto comune, ma esso deve essere basato su fondamenta solide, non su convenienze di corto respiro».

Lei viene dal Nord Est: la Lega nella sua regione ha guadagnato 4 punti. E ha superato il 10% a livello nazionale. Come si spiega questo risultato?
«La Lega sfrutta le tante paure degli italiani, alcune di queste sono oggettive, per esempio un giovane oggi non può non temere per il suo futuro. Ma noi, il PD e le forze progressiste, dobbiamo essere capaci di far comprendere che i veri pericoli non vengono dall'immigrazione: sconfiggere l'immigrazione clandestina è bene, ma pensare che basti rimandare a casa tutti gli immigrati, magari anche quelli regolari, per risolvere i problemi non porta da nessuna parte».


Considerando che i cavalli di battaglia della campagna elettorale sono stati competitività, innovazione e ricerca, quali saranno i suo (primi) tre obiettivi per l'Europa?

 «Quelli scritti nel mio programma: il lavoro, l'ambiente e le infrastrutture».

Al Parlamento europeo di che gruppo farete parte lei e gli altri eurodeputati eletti sotto il simbolo del PD? «Saremo in un gruppo di nuova costituzione "Alleanza di democratici e socialisti"».


Diamo uno sguardo a quello che ora l'aspetta: l'Europa. La tendenza generale che emerge dalle elezioni europee è la prevalenza dei partiti di destra,  centrodestra o conservatori, al governo (come in Francia e Germania) o all'opposizione (Spagna, Gran Bretagna). Ma anche un'avanzata dei movimenti xenofobi o euro-scettici. Cosa ne pensa?

«La destra europea, ancor di più di quella italiana, presenta diverse sfaccettature. La prevalenza dei partiti di destra è un fatto: spetta alla sinistra diventare più credibile. Mi preoccupa la crescita dei movimenti xenofobi, perché il rifiuto dello straniero può facilmente tramutarsi in razzismo e in restrizione dei diritti umani. Sono meno preoccupata della crescita degli euroscettici, però, secondo me, è anche responsabilità di quei Paesi che, pur credendo nell'idea di Europa, non riescono a fare i passi necessari per passare dalla Europa dell'euro all'Europa delle nazioni».