PUNTO DI VISTA/Roma, provincia di Tripoli

di Toni De Santoli

Siamo nati (nell'immediato dopoguerra) e cresciuti assistendo a spettacoli ben poco edificanti: nostri (tanti) dirigenti politici, capi di governo, ministri, deputati, più che disposti a genuflettersi dinanzi a capi di Stato o primi ministri di grandi Potenze straniere. Poche, pochissime, le eccezioni: Pella, Merzagora, Colombo. Ma tutti gli altri si prostravano, eccome se si prostravano. Sembrava che l'inchino lo eseguissero con gusto. Senza molta dignità, cercavano simpatia, comprensione, credito. Si scusavano... Si scusavano poiché fra il '40 e il '41 l'Italia aveva osato muovere guerra a Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Unione Sovietica. Ma Casa Bianca, Buckingham Palace, Downing Srteet non si sono mai scusati, né mai lo faranno, per l'inferno di fuoco scatenato su Hiroshima, Nagasaki, Lipsia, Amburgo, Dresda, Berlino, Colonia... Montecassino. Né ci risulta che finora un solo muezzin, un solo muftì, abbia offerto scuse all'Occidente per Otranto, Lèpanto, Famagosta, Sperlonga, Kosovo e per le tante altre scorrerie - feroci, implacabili -  dirette nell'arco di sette, otto secoli sulle coste della Puglia, della Sicilia, della Campania (e cominciate, detto per rigore storico, ben in anticipo sulla Prima Crociata...). Ma non glieli chiediamo neppure atti di contrizione, di "ravvedimento": non ci poniamo certo in un simile stato d'inferiorità. Perché mai dovremmo...?

Tante scuse, oltretutto, ribadite con una costanza e una chiarezza degne, sissignori, di ben altra causa, alla lunga perdono la propria efficacia. Si svuotano del proprio significato. Diventano routine, anche se tale routine è per noi insopportabile, avvilente. Ma ci siamo ricascati ancora una volta... Mercoledì scorso, a Roma, l'Italia attraverso il presidente del Consiglio Berlusconi, ha di nuovo chiesto perdono al Colonnello Gheddafi... Perdono per le efferatezze commesse in Libia dagli italiani, dal governo Mussolini, specie fra il 1929 e il 1932 contro i senussi, tribù libiche che, oltretutto, attraverso i secoli, avevano vessato e terrorizzato le popolazioni della costa e dell'immediato entroterra libici. Ma, guarda caso, i pur combattivi senussi non avevano mai rivolto le armi contro l'Impero Ottomano (la Turchia), del quale la Libia fece parte fino al 1912, quando a Tripoli e a Bengasi arrivarono appunto gli italiani. Da dove traeva allora origine la coraggiosa resistenza senussita all'Italia? Traeva origine da considerazioni religiose... Gli italiani sono cristiani, i turchi musulmani... Ma a molti questo interessante particolare, sfugge. E' sempre sfuggito.

A Roma, il Colonnello Gheddafi non si è comportato come un ospite. Si è comportato da padrone di casa. Ha portato con sé la bellezza di trecento persone, ha dato ordine che a Villa Pamphili, sul Gianicolo, il colle che s'alza sulla riva destra del Tevere, venisse montata una tenda, alta, spaziosa, in sintonia con le sue abitudini di leone del deserto. E' stato accontentato con zelo. Con zelo da servitori. Poiché servitori noi tuttora siamo. Salvo poi tramare nell'ombra contro i nostri padroni, magari perché ne vogliamo di nuovi che ci facciano più gioco... Dall'incedere cadenzato, dall'albagìa ostentata, da atteggiamenti che talvolta manifestavano un certo distacco, (ancor più odioso della prosopopea), Gheddafi sembrava un generale, un Capo di Stato, che passasse in rassegna le sue truppe o che ispezionasse una delle province del suo impero. Quel che intendeva quindi dire a noi italiani appariva inconfutabile: vi ho messi in riga, vi ho piegati, ora per voi ogni mio desiderio è un ordine.

Ma un sussulto d'orgoglio e di decoro s'è avuto: una quindicina di senatori si sono opposti alla visita di Gheddafi al Senato prevista per giovedì scorso. La strenua resistenza all'indirizzo del capo africano è però venuta dalle fila del Pd, guarda caso, da terzomondisti, da internazionalisti, da anti-colonialisti. Non quindi dal centro-destra al governo. Non dai nazionalisti, dai "patrioti", dagli sbandieratori del Tricolore, dai prodi difensori insomma della patria (Dio Patria e Famiglia!). Dev'esserci aria di "business" in tutto questo...