A modo mio

Islam al tempo di Obama

di Luigi Troiani

Il libro del giornalista Pietrangelo Buttafuoco "Cabaret Voltaire, L'Islam, il sacro, l'Occidente" è un paradosso senza remissione, un libro a suo modo militante, votato a nobilitare il senso del religioso, in particolare quello di parte islamica. Sotto questo profilo, risulta aver anticipato alcuni dei temi che il presidente Obama ha eletto a rango di policy, nel discorso a Istanbul di aprile e, più recentemente, nella storica apertura pronunciata all'università del Cairo. Il libro, edito da Bompiani, va ad inserirsi nel filone delle opere che tendono a contrastare la rimozione che, nel corso del tempo, la cultura e la società dei paesi europei e nordamericani hanno operato nei confronti dell'islam, peraltro accompagnata spesso, in taluni ceti, dall'attrazione persino esagerata verso la presunzione di religiosità dei paesi dell'islam, pur in tempi di secolarizzazione e modernità.

    In quest'ambito, l'atteggiamento che destra e sinistra politiche praticano verso la sfera del religioso, viene attaccato come manifestazione della senilità occidentale. Sotto scacco, l'autore mette valori come la democrazia e la libertà, assumendoli come strumenti di alienazione dalla tradizione religiosa e morale tramandata dai padri. Il consumismo viene visto, nell'analisi, come la divinità nuova da adorare, tanto che in molti hanno preso a dedicarle la domenica, il dì di festa cristiano che alla lettera significa "il giorno del Signore".

    Il limite di Buttafuoco sta nel dare per scontato una serie di questioni che non lo sono affatto, a cominciare dall'illusione che sotto il formalismo religioso si celi sempre e comunque lo spirito religioso, il che non è necessariamente vero. Detto in altro modo, se in quello che lui chiama Occidente, chi vuole può rappresentare in pubblico e in privato la propria posizione religiosa o non religiosa senza temere di incorrere in alcuna forma di repressione o sanzione, questo non può darsi in molti paesi islamici, certamente non in quelli più impegnati, come l'Arabia saudita o l'Iran,  ad eseguire gli aspetti anche più cruenti e odiosi della shaarja, o legge islamica.

    Ha tuttavia, l'autore, il merito di porre questioni che meritano risposte, ad esempio se l'espandersi della scienza e della tecnica non debba necessariamente tener in conto, e accettare, il limite del sacro e della morale, le forze primordiali della natura, i legami originari. Anche perché la stessa scienza potrebbe essere percepita come il "becchino" del religioso, ad iniziare da quanto si presume accaduto nell'occidente cristiano contemporaneo, spinto dalle sue radici illuministiche a rendersi proclive alle contaminazioni del modernismo e del relativismo. Buttafuoco coglie la difficoltà di una Chiesa che, probabilmente con il Concilio II si era spinta troppo avanti e per questo è stata richiamata bruscamente all'ordine, documentando però difficoltà nel dialogare con le coscienze  su diverse questioni, come i principi della morale privata e pubblica. L'Islam appare, nel contesto, più credibile e motivato, e viene registrato  da Buttafuoco come l'entità religiosa maggiormente in grado di trasmettere ai tempi contemporanei, attraverso il suo libro sacro il Corano, il senso del sacro.

   Padronissimo chiunque di credere quel che vuole e di scegliersi il Libro che vuole, il problema per le società civili nazionali e per il sistema internazionale, si presenta quando  il Corano diventa la sola fonte che legittima lo stato e le sue leggi. E quando dai principi decantati come sacri e immutabili, si fanno derivare azioni violente e il terrorismo stragista.