Che si dice in Italia

Bonolis l’anti Sky

di Gabriella Patti

Paolo Bonolis è di sicuro un bravo presentatore. Anzi, uno dei migliori del piccolo schermo tricolore. Nulla da obiettare quindi se le televisioni se lo contendono. Ma dietro il suo ennesimo ritorno alla Mediaset berlusconiana - dopo lo strappo della conduzione del Festival di Sanremo per conto della Rai - pare si debba leggere qualcosa di più rispetto alle normali battaglie commerciali tra emittenti per aggiudicarsi i migliori intrattenitori. Secondo Aldo Grasso, informatissimo e puntuale critico televisivo del Corriere della Sera, "dietro" ci sarebbe la lotta alla Sky di Rupert Murdoch. Che il magnate americano-australiano sia in rotta di collisione con Berlusconi è cosa risaputa: gli attacchi politici dei suoi giornali al Cavaliere durante la recente campagna elettora le non sono passati inosservati. Le voci che Rai e Mediaset potrebbero uscire dal bouquet satellitare di Sky non sono state smentite. E l'operazione Bonolis rientrerebbe nella decisione del sistema "Raiset" - l'accoppiata Rai e Mediaset che, direttamente e per vie politiche è controllata da Berlusconi - di ribadire la centralità nel sistema televisivo italiano dei programmi leggeri e di intrattimento. Ovvero quelli che sono il core businees di Sky.

   ANCORA SUL DECLINO DI MILANO. Me ne sono già occupata altre volte ma questa storia del declino di Milano sembra presentare sempre nuovi capitoli. Sgombro subito il campo da possibili malignità: sono romana ma, non solo non ho mai sentito la campanilistica rivalità tra "capitolini" e "meneghini", bensì sono sempre stata un'amante di Milano. Perciò mi dispiace vedere che, senza ombra di dubbio, quella che passa ancora per la capitale morale e se non altro economica del Paese perde colpi su colpi. L'ultima riguarda uno dei suoi monumenti storici: l'Arco della Pace. Costruito nel 1807 per accogliere trionfalmente Napoleone in città è uno dei simboli cittadini, non al livello del Duomo certo ma comunque importante e maestoso. Come tutte le cose di una certa età necessita di manutenzione. Ebbene: sono venti anni che i lavori sono iniziati. E poi si ripete la solita storia: i fondi finiscono e i lavori si fermano. La struttura è tristemente imbragata e imprigionata dalle impalcature. Ma quel che è peggio è che nella recinzione è stato fatto l'inevitabile buco: la notte barboni, disperati e ubriachi vi entrano. E la mattina dopo gli abitanti dle quartieri si ritrovano a fare lo slalom tra rifiuti, bottiglie di birra e vino abbandonate e altro. La gente teme che gli abusivi finiscano con il mettere radici nel vecchio monumento. Non è un buon biglietto da visita per la metropoli che, con l'Expo 2015, si candida a mettersi sotto i riflettori internazionali.

   A GAZA SONO STATE USATE LE ARMI CHIMICHE. Il sospetto c'era ma ora lo conferma un'inchiesta della redazione investagativa di RaiNews24, il canale di sole notizie dell'emittente pubblica di cui è redatore capo Maurizio Torrealta, vecchia conoscenza newyorchese perché nelle Grande Mela è stata corrispondente negli anni Ottanta. Per la trasmissione di Ricardo Iacona "Presadiretta" i filmati raccolti dal documentarista Manolo Lupicchini sono stati portati ai laboratori dell'università di Ferrara per essere analizzati. Si trattava di capire le origini delle ferite misteriose riscontrate dai medici che hanno operato allo Shifa Hospital a Gaza. I risultati, in linguaggio scientifico, sono stati dati dal Prof. Alberto Breccia Fratadocchi membro del Comitato Scientifico dell'organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac): «Ho esaminato le immagini gli spettri e le tabelle dei campioni che avete preso a Gaza dopo la recente guerra e mostrano con molta chiarezza che sono state utilizzate in quel posto delle armi basate su nano sistemi e questa è una delle prime prove evidenti che i nano sistemi, soprattutto i nano tubi a carbonio, possono essere utilizzati con efficacia distruttiva molto forte. A mia conoscenza è il primo caso sperimentato sul campo durante un atto bellico». Ovvero, in linguaggio non scientifico: sì, a Gaza sono state usate armi chimiche in spregio di tutte le convenzioni internazionali. Un buon esempio di giornalismo d'inchiesta made in Italy.   

   UNA BUONA NOTIZIA. L'ambasciata americana a Roma ha deciso di riaprire i battenti, dopo anni di polizia e barricate. E lo ha fatto scommettendo sui giovani; gli studenti del liceo Scientifico Farnesina - che America Oggi hanno già conosciuto durante la loro visita a New York l'anno scorso - hanno avuto l'opportunità di incontrare Mr. Hopkins, consigliere del Presidente Obama sulle politiche energetiche, e Andrea Ketoff, rappresentante di un'associazione mineraria e petrolifera italiana, che negli ultimi anni ha lavorato a stretto contatto con gli Usa. Entrambi hanno lasciato agli studenti un messaggio di partecipazione al problema dell'energia, perché il "green new deal" che per Mr. Hopkins è uno dei marchi della nuova presidenza Obama, diverrà realtà solo se, con le parole di Keroff, ognuno avrà compreso che «l'energia mondiale è come uno scolapasta: inutile aggiungervi nuove, più pulite risorse, se non si tappano prima i buchi».