Visti da New York

Chi ha avuto, ha avuto...

di Stefano Vaccara

Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato... La canzonetta napoletana deve essere di quelle che piacciono al Premier Silvio Berlusconi, di quelle da far arrivare e a qualunque costo il suo menestrello in tempo per cantarla ai suoi ospiti in Sardegna. Ma la canzoncina non è solo orecchiabile, rispecchia il carattere di questa Italia. La sua cultura così impregnata di perdonismo - che va bene nella buona tradizione cristiana -  ma che poi deborda in quel totale menefreghismo per la giustizia e la memoria storica, dove tutto si calpesta se solo intralcia un "vantaggioso" affare.  C'è futuro per una nazione che calpesta la sua memoria?

 La visita a Roma del dittatore libico Gheddafi, è lo specchio della mentalità del chi ha avuto ha avuto... Certamente i libici hanno sofferto della storia coloniale italiana, e infatti loro non dimenticano e la fanno pesare nelle relazioni internazionali. Ma il regime di Gheddafi, che con 40 anni al potere è uno dei più longevi della Terra, ha più dato che avuto nel conto delle sofferenze inflitte alla Repubblica italiana. Eppure è arrivato baldanzoso, per dichiarare che con l'Italia poteva iniziare un nuovo rapporto di amicizia proficua solo perché lei si era scusata, chiedendo perdono... Quel perdono che in questo caso sarebbe spettato semmai al popolo italiano di concedere a quel regime criminale. Ma il perdono, in democrazia, si contempla solo dopo che la giustizia ha accertato le verità ed espresso i suoi verdetti. Invece, questa Italia calpesta memoria dimostra che alla giustizia non crede e che la percepisce come un intralcio, un peso, un ostacolo da raggirare e ignorare.

In questa vicenda il governo Berlusconi è responsabile del modo in cui ha scoperchiato difronte al mondo le debolezze del carattere nazionale italiano, ma tutti i governi prima di questo sono corresponsabili per le loro coperture, per le loro omissioni e deviazioni. Sono tanti i crimini del regime di Gheddafi. Basti ricordare l'esplosione in volo del Pan Am a Lockerbie di cui però le corti di giustizia hanno fatto luce. E' vero, anche l'America e la Gran Bretagna ormai "perdonano" per far affari con la Libia, ma la giustizia per quei crimini il suo corso l'ha fatto sia nell'accertamento delle responsabilità che delle pene. In Italia no.
Non le elenchiamo tutte, non parliamo quindi dei killer inviati da Tripoli che scorazzavano a Roma per sbarazzarsi dei dissidenti politici libici che ingenuamente lì avevano cercato protezione. O dei caccia di Gheddafi che si schiantavano nelle nostre montagne dopo che nelle battaglie in volo precipitavano pure aerei di linea civili...

Qui ricordiamo un crimine del 1980 di cui ancora si cerca la verità. Proprio su questo giornale, undici anni fa, l'ex gladiatore dei servizi segreti della marina italiana, nome in codice G71, descriveva come lo stesso giorno che esplose la bomba alla stazione di Bologna, l'Italia firmava il trattato di protezione militare con Malta, allora più volte minacciata da Gheddafi. La bomba esplose proprio quando il rappresentante del governo italiano era a La Valletta per firmare... Nell'estate del '98, quando pubblicammo qui a New York il racconto di Nino Arconte, alias G71, tutto andò a frantumarsi nel muro di gomma dell'informazione italiana. Nel gennaio di quest'anno, ecco che nel quotidiano La Repubblica apparire una intervista con il faccendiere Francesco Pazienza, uomo dei servizi segreti militari invischiato per anni nei misteri della Repubblica, che dichiarava: "Il depistaggio è stato fatto dal Sismi per non fare emergere la vera verità della bomba di Bologna. Secondo l'allora procuratore Domenico Sica c'era di mezzo la Libia, e coinvolgerla in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat e per l'Eni. Vada negli archivi delle sedute parlamentari: il 4 agosto 1980, Spadolini in persona presentò un'interrogazione parlamentare in cui attribuiva la bomba di Bologna a origini straniere mediorientali... L'Italia non poteva sottrarsi agli obblighi Nato, e quindi doveva fare un accordo con Malta, per proteggerla in caso di attacchi del colonnello Gheddafi. L'accordo fu firmato, e Gheddafi fece la ritorsione. Ustica porta la stessa firma. Me lo ha raccontato Domenico Sica. Quando tolgono il segreto di Stato la verità salterà fuori".  

Una vergogna Gheddafi in queste giorni a Roma, sembrava cantasse con Berlusconi "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato..."
A proposito: Berlusconi domani sarà a Washington. Purtroppo la domanda che avremmo voluto porre e di cui abbiamo scritto la scorsa settimana ("President Obama, il Premier Berlusconi le ha spiegato cosa intendesse dire con  ‘io sono per un'Italia non multietnica"?) probabilmente non avremmo la possibilità di farla. Mentre scrivo, i gentili funzionari dell'Ambasciata  a Washington ci informano che i giornalisti saranno scelti direttamente da Palazzo Chigi e non da loro, come accadeva con noi in passato... Se così, la prossima volta cercheremo di accreditarci direttamente attraverso la Casa Bianca, avremo più chance.