ARTE/MOSTRE/Coralina tra sacro e profano

di Filippo Brunamonti

"Dedico la mia arte a tutte le persone o cose che ho amato, che amo ancora e che prego di non amare mai più"
              (Coralina Cataldi Tassoni)

Sembra che Coralina Cataldi-Tassoni ed Oggi7 abbiano stretto un patto da secoli, con il cuore e la poesia negli occhi di chi cerca con determinazione di emergere; e l'ossigeno di quel drappo lacerato, tra Italia e America, valicando l'Oceano, che consuma ogni fiato, e volta le spalle all'umidità delle labbra di gente che parla, parla e non sa.
Come se l'unione tra Coralina e il quotidiano dedicato agli italo-americani di New York fosse parte di un progetto più ampio, disperatamente voluto per ricordare i volti, i colori, le fioriture di chi ha preso in mano la propria vita e l'ha strofinata contro la Statua della Libertà. La vita di Coralina, abitante luminosa del Village, dopo un excursus a Roma in età adolescenziale (tra set cinematografici, moda, musica e poesia) è finalmente aggraziata alle pieghe di un nuovo inizio.
Quelle che ci conducono allo show Figure Us Fancy, che anticipa God's Last Prayer, traducibile con L'Ultima Preghiera di Dio, una solo exhibition in cartellone dal 29 ottobre al 28 novembre 2009, di cui torneremo a parlare prossimamente.
Inaugurata lo scorso 3 giugno sotto il curatore Samuel Kho, la mostra Figure Us Fancy rimarrà aperta fino al 18 settembre presso la galleria All Things Project di Neighborhood Church of Greenwich Village (269 Bleecker Street).
Tra gli artisti in mostra, anche Jonathan Cowan, Stephen Halker e Rosita Maldonado.
La "chiamata", Coralina l'ha avuta passeggiando in soprappensiero lungo Bleecker Street. «In verità è stata un po' Neighborhood Church a chiamarmi» racconta Coralina, i capelli lunghi neri che solleticano le spalle, gli occhi appena truccati e il nodo allo stomaco che sdrucciola via a pochi istanti dall'inaugurazione di Figure Us Fancy, affidata a lei, con un promo che "mixa" la sua bellissima vita artistica con il corpo levigato di lustrini magico-alchemici. «Camminando su Bleecker, mesi fa, ho notato una sorta di boutique, quasi un emporio, un'erboristeria. Poi mi sono accorta che era una chiesa. Dalla vetrata colorata si vedevano delle strane teste di lattice (parte del progetto affidato a Jonathan Cowan, ndr.) e sono entrata incuriosita dalla prima chiesa-galleria che mi sia mai capitato di scoprire. Ad accogliermi ho trovato il pastore a cui ho parlato di me. Entusiasta del nostro incontro spontaneo, mi ha subito messa in contatto con i curatori della galleria inserendomi nella mostra di gruppo. Da quest'esperienza abbiamo tratto nuove energie e c'è già un progetto in cantiere, God's Last Prayer, una mostra interamente mia, dove potrò suonare, cantare e, ovviamente, esporre i miei quadri. Figure Us Fancy è un'anteprima di ciò che accadrà ad ottobre, a partire dal 29».
In questo spazio così matematicamente fatale, solito al rigore del silenzio, l'arte di Coralina trova il suo respiro più grande e il pubblico non può che innamorarsene pazzamente. Sono esposti anche tre inediti dell'attrice-musa di Dario Argento. Con Argento, Coralina ha recitato per "Opera", "Il Fantasma dell'Opera" e "Mother of Tears", ma ora sembra aver incarnato le visioni di quei personaggi, di Giulia, di Honorine, di Giselle. Sembra averle fatte rinascere a vita nuova perpetuando i festeggiamenti di uno scoglio dorato, che richiama la presa di coscienza e l'amore per l'interiorità, per il caos domato e i censimenti del passato.
Coralina è andata oltre lo schermo, oltre la visione. Si è fatta carro allegorico di una preghiera comune: quella della bellezza immortale.

Per maggiori informazioni sull'artista, consultate www.coralina.net