LIBRI/Schindler in Campania

di Franco Borrelli

Una storia da raccontare, fatta solo di bene nell'inferno del male. Segnata dalla forza per sopravvivere e dalla fede, su uno sfondo segnato dal dolore e dall'orrore. Campagna (in provincia di Salerno) è il palcoscenico ove va a svolgersi il dramma di decine e decine di "stranieri in Italia" di origine ebraica, un luogo dove essi possono trovare scampo alla deportazione nazista nei campi di sterminio (una piccola sinagoga venne addirittura "annessa" alla chiesa di San Bartolomeo). Vicende e volti destinati a restare nell'ombra se Elizabeth Bettina (nella foto), circa sessant'anni dopo, non fosse stata presa dalla voglia di far luce su avvenimenti e personaggi di cui aveva sentito parlare, teatro il paese d'origine dei suoi nonni che, con gli altri abitanti, avevano fatto un tacito patto di solidarietà, malgrado gli evidenti rischi che potevano correre.

Il caso, anche nella storia, quella che meriterebbe la S maiuscola, gioca spesso un imperscrutabile e decisivo ruolo. Così, quasi senza volerlo, la Bettina riandando alle sue origini (nata a New York, s'è laureata in Massachusetts e attualmente fa professione di "marketing" a Manhattan), e a quelle della sua famiglia, viene a sapere di un certo Giovanni Palatucci, questore, al centro del vortice turbinoso delle retate e dei trasferimenti Oltralpe degli ebrei d'Italia. Ma non è e non vuole essere un boia lui; così anziché spedire al Nord i malcapitati, li fa trasferire in direzione... contraria, in campi situati nel Sud peninsulare, dove possono starsene un po' tranquilli e lontani dalle camere a gas. Denunciare degli stranieri, poi, sarebbe stato anche immorale; e, oltretutto, a Campagna Palatucci aveva un vescovo che poteva "vegliare" sugli internati, suo zio. Palatucci scelse così, eroicamente e standosene nell'ombra, di mettersi contro la "Soluzione finale" e gli orrendi disegni di Hitler e Mussolini, trasformandosi in un piccolo Schindler nostrano.

Il tutto viene alla luce grazie alla certosina opera della Bettina che incontra i sopravvissuti e ne raccoglie confessioni e storie personali; offrendoci al tempo stesso un tassello di storia minore che va ad inserirsi di diritto in quella maggiore. Ci sono tanti e tanti Palatucci, è la conclusione della ricercatrice, grazie ai quali a migliaia furon gli ebrei salvati dalla deportazione e dallo sterminio. Un segreto, quello di Campagna, rimasto in ombra fino a che lei ebbe sentore di quanto nel piccolo centro del Salernitano era capitato negli anni bui e senza apparente speranza della dominazione nazista e della dittatura fascista
Non è la prima volta (e certo non sarà nemmeno l'ultima) che si viene a conoscenza di fatti eroici del genere; sorpresa e grandezza dell'anima umana che assai spesso, dopo aver fatto del bene e aiutato sul serio chi ne avesse davvero bisogno, sceglie poi il silenzio e il premio dell'anonimato, piuttosto che le prime pagine di un successo insincero e, pertanto, immeritato. Un diario-confessione a più voci, questo volume della Bettina, coinvolgente perché segnato da sentimenti veri di solidarietà e di amore per gli altri.