SCUOLA/Metti Muccino in classe

di Tony Abruzzese

Che il cinema sia un buon docente di... lingua non è certo una scoperta tant'è evidente.
La newyorkese Farinelli , ad esempio, [www.edizionifarinelli.com] ne ha fatto una vera e propria religione, arricchendo sempre più in questi ultimi tempi il suo catalogo di Dvd accompagnati da testi che di ogni film illustrano l'atmosfera socio-culturale in cui è stato concepito e realizzato e propongono altresì esercizi, attività grammaticali, conversazioni e ricerche culturali che partono sì dalla pellicola ma vanno ad investire tutto il nostro panorama linguistico, culturale, sociale, artistico, di costume, etc. etc.

Ultimo, in termini di pubblicazione, ecco ora «Ricordati di me» di Gabriele Muccino. Il film, uscito nel 2003, è interpretato, fra gli altri, da Laura Morante, Monica Bellucci, Gabriele Lavia, Silvio Muccino e Nicoletta Romanoff. Il testo associato, con lo stesso titolo (ovviamente), è curato da Giuseppe Tassone (University of Washington & Seattle University), che presenta in una sessantina di pagine il miglior approccio all'apprendimento dell'italiano attraverso quest'opera in particolare (ma è un discorso, questo, che si estende a tutta la gamma delle coppie Dvd-libri della Farinelli).
«E' la storia di una famiglia che improvvisamente si sfalda alla ricerca di una felicità che credono si possa trovare al di fuori del nucleo familiare», racconta Gabriele Muccino. «Cercano la felicità nel gradimento degli altri e soprattutto sperano di trovare una conferma di valere come individui mettendosi in mostra e mercificando il proprio privato. Le aspiranti ballerine di quiz, con le madri pazzesche che le incitano, in queste audizioni di massa, mi commuovono nella loro fragilità: nessuno ha detto loro che c'è l'essere oltre l'apparire».

E qui il riferimento a «Bellissima» di Visconti viene naturale. «Ma il cinema è diverso, il talento è necessario. Puoi farcela anche senza, ma solo per una stagione». E conclude: «Siamo vittime dei modelli Tv: la velleità più comune è quella della gente comune di sognare eccezionalità, senza avere particolare talento».  Nel film i protagonisti ,un marito padre, Carlo (Fabrizio Bentivoglio), un funzionario di banca,aspirante romanziere e una moglie madre, Giulia (Laura Morante,una professoressa, attrice mancata, sono vittime della sindrome del "Grande Fratello". Mettersi in mostra, diventare qualcuno. Ma l'arrivo dei figli li riconducono nell'alveo di una tranquilla vita familiare.

Ma è la figlia Valentina (Nicoletta Romanoff) che riesce a diventare una soubrette in televisione, che riporta lo scompiglio in famiglia, tornando a risvegliare nei genitori ambizioni dimenticate. E ritentare ancora. La madre che ritornata al teatro, finisce con l' innamorarsi del regista. Il padre va alla ricerca di una nuova felicità con l'incontro con una ex fidanzata (Monica Bellucci), mentre il figlio cerca di compensare le sue insicurezze con una coetanea no global e impegnata. Il film traccia un amaro ritratto della nostra società.
Qui di seguito, quanto del fim ha scritto il critico Andrea Chirichelli: «Prendete Stefano Accorsi e Giovanni Mezzogiorno alla fine de "L'ultimo bacio", aggiungete 20 anni ed ecco comparire magicamente Fabrizio Bentivoglio e Laura Morante, protagonisti di quello che, se non è il seguito ufficiale del film che tanto successo ha dato al giovane regista, sicuramente è la quadratura del cerchio, la conclusione del trittico sui difficili equilibri della famiglia media italiana iniziato con "Come te nessuno mai".

Un po' meno urlato del solito, il film di Muccino inquadra subito l'Italia in cui vivono e si muovono i personaggi: quella delle radio accese persino in sala operatoria, quella in cui si possono semidistruggere le auto in sosta senza farsene troppi problemi, quella in cui le madri. più fanatiche delle figlie, si mettono alla costante ricerca per queste ultime di un futuro sotto i riflettori, anche se le figlie non sanno far nulla. Il titolo del film è un manifesto: è un urlo inespresso, all'inizio, e soffocato alla fine della pellicola.
Se i protagonisti de "L'ultimo bacio" cercavano l'amore, qui è l'essere riconosciuti e riconoscibili l'obietivo primario dell'agire, obiettivo davanti al quale anche l'accoppiata amore-sesso cede il passo. Di fatto l'unico personaggio positivo alla fine della storia è quello interpretato da una soprendentemente valida Monica Bellucci: unica ad accettare il caro prezzo delle sue scelte e grazie a questo unica persona veramente libera. Infatti tirando le somme la "morale" esce con le ossa rotte: solo il caso, presentatosi sotto la forma di incidente, interrompe il precipitare della crisi familiare.

La meschinità generale in cui navigano i personaggi diventa protagonista essa stessa ed il sorriso ebete di Bentivoglio, che chiude il sipario sulla storia, non lascia presagire un futuro felice alla già provata famigliola.Grande lavoro e grandi risultati si segnalano sul fronte attori: se Bentivoglio è perfetto con la sua aria da cane bastonato, la Morante è vagamente fuori dalle righe tra sfuriate plateali e slanci di fin troppo eccessiva dolcezza. entrambi sono una conferma; tutti gli altri sono una insperata sorpresa: il giovane Muccino è perfetto nel mostrare le inquietudini postadolescenziali di chi, quasi ventenne, è ancora in cerca della prima ragazza; Nicoletta Romanoff, l'aspirante soubrette (che apprendiamo con un leggero sconcerto essere nella vita reale già sposata e madre di due figli) stupisce per la concretezza e per la sicurezza con la quale affronta una parte non facile e, incredibile a dirlo, la Bellucci recita bene: se a questo aggiungiamo che persino il trittico Roncato-Taricone-Silvestrin passa indenne la scure del giudizio, c'è da fare i complimenti ad un regista capace come pochi di raccogliere il meglio dal materiale attoriale a sua disposizione. Non è proprio una salutare ventata di ottimismo ma almeno l'autocritica sulla società...»