TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/L’ufficio è delle donne

di Mario Fratti

 I miei amici europei vengono a New York e mi chiedono consigli sugli spettacoli da vedere. Ascolto pazientemente e poi scelgo ciò che è adatto per loro. Li ho portati ed ho rivisto con piacere "9 to 5", musical basato sull'omonimo film (Marquis Th., 45th Street & Broadway). Musica e liriche di Dolly Parton. Libretto di Patricia Resnick. Ci siamo divertiti molto alle avventure di un gruppo di impiegate che, vessate e sfruttate dal padrone-capufficio, si vendicano.

Le tre protagoniste sono ben coordinate e lavorano con armonia. Sanno nascondere la loro vendetta. Violet (la simpatica Allison Janney) ha il ruolo che Lili Tomlin aveva nel film. E' la ribelle che si batte per difendere i diritti delle sue colleghe. Comincia con l'accettare e proteggere una nuova, confusa impiegata. Judy (Stephanie J. Block) non sa come comportarsi ed essere utile ed attiva. Sarebbe licenziata in qualunque nuovo ufficio se non vi fosse una gentile protettrice, la Violet che non sopporta i soprusi del goffo seduttore Franklyn (Marc Kudish). Nel ruolo della Dolly Parton abbiamo la minuta sexy Doralee (Megan Hilty). Sa difendersi dagli attacchi di Franklyn che sbaglia tutte le mosse. Fa ridere quando si trova corteggiato da una matura assistente (la brava Kathy Fitzgerald). Quando viene invitato, tradito e catturato diventa comico mentre volteggia in una solida camicia di forza. Deve restare in aria per tanto tempo.

Le tre donne diventano le dirigenti e l'ufficio funziona magnificamente. Prova che le donne sono spesso migliori degli uomini. La coreografia di Andy Blankenbuehler ci dà balletti che sono sogni immaginati dalle donne e dagli uomini. Le migliori canzoni sono "Nine to Five", cantata in coro, "Here for You" (Franklyn). "Shine Like the Sun" (le tre protagoniste) e "Get Out - Stay Out" (Judy). Due ore divertenti. Molti applausi.
Tre attrici anche in "Everyday Rapture" al teatro Second Stage (307 West 43rd Street). E' una commedia musicale di Dick Scanlan e Sherie Rene Scott. E' Sherie la protagonista, affiancata di tanto in tanto da Lindsay Mendez e Betsy Wolfe. La sua storia ha parecchi risvolti interressanti. E li rivela, cantando e ballando. Con tanta vivacità e stile. Il suo è un viaggio spirituale affrontato con coraggio. Viene da una famiglia religiosa che le suggerirebbe ubbidienza e devozione. Ma ha i suoi dubbi su tali doveri spirituali. Sogna lo spettacolo, Broadway, la gioia di essere applaudita da migliaia di spettatori. Forse condivideranno anche loro la sua fragile psicologia di donna che vuole comunicare con danze e canzoni. Viene dal rurale Kansas e si sente vagamente colpevole. Usa molte note canzoni di Byrne, Harrison, Roberta Flack, Elton John, Judy Garland. La applaudiamo facendole sentire la nostra ammirazione per il suo coraggio. Bisogna seguire il proprio istinto, la propria carriera. Successo. Repliche.

Il teatro irlandese di Charlotte Moore presenta un dibattito vivacemente politico nella sua sede al 132 West 22nd Street. Nel 1858 Lincoln (Christian Kaufmann) ebbe un polemico, vibrante dibattito con S.A. Douglas (Peter Cormican). Sono entrambi convincenti nella commedia "The Rivalry" di Norman Corwin. L'autore usa molte delle frasi attualmente usate ed aggiunge un personaggio interressante: la moglie di Douglas. Adele (Mary Linda Rapelye) è molto teatrale ed attraente anche perché non si schiera sempre a favore del marito ma ha simpatia per le tesi di Lincoln. I due si stanno affrontando per vincere il seggio di senatore. Uno scambio molto simile a quelli di oggi. Entrambi citano, naturalmente, il desiderio di portare giustizia e difendere la patria. Da notare che Douglas credeva nella purezza della razza ed era contrario alla liberazione degli schiavi. Ma lo affermava con una certa cautela. Molto più chiaro è Lincoln che credeva fermamente nell'emancipazione. Il seggio andò al senatore Douglas che sperava di diventar poi presidente. Conosciamo la storia. Trionfo e tragedia per il presidente Lincoln. C'è anche un quarto attore, un giornalista, che commenta e chiarisce (Doug Stender). Molto teatrale ed attuale. Ben diretto da Vincent Dowling.

L'Atlantic Stage 2 (16th Street West) presenta una bizzarra commedia di Leslie Ayvazian. Sulla copertina del programma, una frusta. E' il tema scelto da un'autrice alla ricerca del nuovo. Si parla oggi spesso di dominatrici; le vediamo in scena. Tre sezioni. A destra, una camera da letto. A sinistra, un salotto; su un piano più elevato, la stanza rossa dove Mistress Lorraine (Candy Buckley) tortura il sindaco, legato ad una sedia, ed insegna i suoi metodi a mogli insoddisfatte e curiose. All'inizio vediamo la bravissima Connie (Jessica Hecht) che ha un patto col riluttante marito Eddie (Anthony Arkin). Per alcuni minuti, la mattina, si veste da dominatrice e comanda lei. Gli mette le manette e lo lascia a casa mentre va a prender lezioni dall'energica, imperiosa Lorraine-Candy.

Il sindaco viene umiliato in dieci modi. Connie cerca di imparare come usare la frusta sul paziente Richard Masur. Fin qui, un minimo di logica. Curiosità delle donne moderne e passività degli uomini. E' la terza coppia che si comporta inspiegabilmente. Gli anziani vicini (Ellen Parker e J.R. Horne) trovano Eddie legato, gli mettono accanto la colazione e cercano poi di imitare nel salottino questi strani comportamenti. Iniziati da lei. Goffi e non convincenti. "Make Me" è il titolo. Il desiderio di farci accettare è anormale.