CINEMA/FESTIVAL/Obiettivo sui diritti umani

di Marina Catucci

Comincia l' 11 Giugno per concludersi il 25, la ventesima edizione del Human Rights Watch International Film Festival che si svolgerà al Walter Reade Theater del Lincoln Center.
Nato all'interno del movimento americano di salvaguardia dei diritti umani e consapevole dell'importanza del cinema come mezzo di diffusione e sensibilizzazione, il festival ha sempre seguito una linea di selezione basata su i contenuti e sul valore artistico delle opere che usano ogni mezzo espressivo spaziando dal documentario, all'animazione, alla fiction per raccontare attraverso gli occhi e la sensibilità dei cineasti le storie delle lotte di attivisti e superstiti di tutto il mondo.
Dal 1994 il festival è co-presentato dalla Film Society of Lincoln Center e dal 1996 ha inaugurato un'edizione londinese che si svolge in Marzo.

Una delle caratteristiche di questa rassegna internazionale è la collaborazione con altri festival compatibili per le tematiche trattate, come il Sundance per fare un esempio, in modo da intensificare e promuovere i valori su cui si basa e che veicola.
Altra caratteristica di questo evento sono le discussioni con i registi che seguono le proiezioni dei film, per approfondire i temi trattati nelle opere presentate.
Quello degli Human Rights Watch è più di un festival cinematografico, è un momento di riflessione e di discussione su i temi e le problematiche dei nostri tempi, per non dimenticare i diritti violati in ogni latitudine del pianeta.

La programmazione di quest'anno vede una selezione imponente di film: 32 opere provenienti da 17 Paesi e 26 prime visioni per la città di New York.
Si comincia l'undici Giugno con l'evento speciale "End Is West", del regista greco Costa-Gavras che torna al festival per la terza volta raccontando per immagini la vita difficile di un emigrante clandestino in Europa mentre cerca di arrivare alla sua personale terra promessa, Parigi.
La serata di apertura è dedicata a "The Battle for the International Criminal Court", della documentarista americana Pamela Yates, che ha seguito per tre anni la battaglia del Procuratore capo del Tribunale penale internazionale dell'Aia, Luis Moreno-Ocampo impegnato a porre l'attenzione sugli abusi commessi da parte dell'Esercito di Resistenza del Signore, nella regione sudanese del Darfur.

I temi affrontati durante la programmazione spaziano geograficamente e tematicamente: dall'antisemitismo presente nel mondo odierno, tema trattato nel film di Naftaly Gliksberg, "Look, In To My Eyes"; alla diffusione dell'HIV in Sud Africa, argomento del documentario "Tapologo" delle registe Gabriela e Sally Gutierrez Dewar.
Un' altra nazione tristemente sotto i riflettori di questa edizione è l'Afghanistan, protagonista di tre opere. "Afghan Star" di Havana Marking, mostra come uno spettacolo televisivo di gare musicali, l'Afghan Pop Idol, possa diventare una sfida e un rischio per la vita dei partecipanti al concorso.
Il film "Kabuli kid" di Barmak Akram segue un tassista di Kabul che nei suoi giri trova un bimbo abbandonato.

Il terzo film incentrato sull'Afghanistan vede alla regia due cineasti italiani, Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santolini, che hanno realizzato "Back Home Tormorrow".
Il film documentario di Lazzaretti e Santolini punta il faro su Emergency, un'associazione italiana che si occupa di creare centri di cure mediche per assistere i civili vittime dei conflitti, basandosi sul principio per cui tutti hanno diritto a cure qualificate e gratuite.
Emergency è presente in diversi Paesi tra cui l'Afghanistan ed i due registi hanno documentato le storie di un bambino afghano che ha perso la mano sinistra e di un adolescente che con la famiglia è fuggito dal conflitto in Darfur.

"Tutti noi dell'organizzazione del festival teniamo molto a questo film- ha detto John Biaggi, direttore del festival - i due registi hanno fatto un lavoro eccellente: le immagini sono bellissime, il montaggio è perfetto. Il film è commovente ed emozionante grazie anche alle loro capacità tecniche ed espressive.". Back Home Tomorrow viene presentato in associazione con altre due istituzioni, la Film Aid International e la Margaret mead Film and Video festival.

Fabrizio Lazzaretti è presente al festival anche con un altro film, sempre ambientato in Afghanistan, "Jung: In The Land Of The Mujahedidin". Anche questo documentario è girato a quattro mani, questa volta in collaborazione con Alberto Vendemmiati e racconta degli sforzi congiunti di un medico e di un corrispondente che organizzano un ospedale per soccorrere le vittime di guerra che sembrano non finire mai.
Ospite di questa edizione è l'attivista e campione di scacchi russo Garry Gasparov, che gioca la sua partita più difficile, quella contro il presidente Vladimir Putin, nel documentario di Masha Novikova, "The Holy Fire of Revolution". L'area balcanica è rappresentata anche nel film drammatico "Snow", della regista bosniaca Aida Begic.

Un argomento a parte è quello trattato da Mike Bonanno, Andy Bichlbaum, and Kurt Engfehr per il film di chiusura del festival: "The Yes Man Fix The World". Usando l'arma destabilizzante dell'ironia gli "Yes Man", un'organizzazione di attivisti insospettabili, si infiltra nelle roccheforti del potere svelando il re nudo. Cambiando di poco la realtà, mostrano quanto i grandi problemi del mondo possano essere risolvibili. Un recente esempio delle loro azioni è stata la distribuzione della falsa copia del "New York Times" che annunciava la fine della guerra in Iraq. Nel documentario si vedono le speculazioni fatte dopo l'uragano Katrina, disastri ecologici prodotti dall'uomo (o meglio: dalle corporation) ed anche un balletto subacqueo.
Il festival presenta in oltre la seconda edizione del Youth Producing Change, uno degli elementi più interessanti della rassegna.

Basandosi sul dato concreto che i ragazzi che vivono nelle zone del mondo dove i diritti umani non vengono rispettati, sono le vittime più facilmente affette da drammi più grandi di loro, con questa parte del programma si intende far sentire le loro voce dando spazio ad opere realizzate da giovanissimi cineasti. Organizzata con la Adobe  Foundation, questa sezione del festival propone dieci cortometraggi realizzati in diverse parti del mondo da sedici ragazzi armati di telecamere digitali e tecnologia leggera. I cortometraggi arrivano da Seattle, dal Mozambico, dal Burkina Fasu, dall’Armenia, dal Tibet e  molti dei giovani registi saranno presenti alle proiezioni per approfondire gli argomenti trattati durante gli incontri con il pubblico. Come contorno e ulteriore stimolo alla discussione si inserisce un altro media nel programma di questo festival ed è la mostra fotografica di Tim Hetherington “Long Story Bit by Bit: Liberia Retold”, che trova spazio all’interno della Frieda and Roy Furman Gallery sempre al Walter Reade Theatre. Attraverso le foto del pluripremiato reporter inglese si legge la storia travagliata di questo Paese dove ha vissuto per tre anni e che ha raccontato cercando di trasmettere non l’estetica ma la Storia. La ventesima edizione dell’Human Right Watch Film festival ha un programma ricco di spunti, di riflessione e di impegno e porta a New York la parte più dolorosa e coraggiosa del mondo.