Timi: “Quando interpreti un ruolo, lo uccidi sempre”

di Samira Leglib

Incontriamo Filippo Timi, protagonista insieme a Elio Germano dell'ultimo film di Gabriele Salvatores, Come dio comanda (2008), in programma nella nona edizione di Open Roads: New Italian Cinema presentata dalla Film Society of Lincoln Center. Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, segue da vicino, senza mai giudicare, Rino (Timi), padre single, violento, nazista e alcolizzato, e il suo rapporto con il figlio adolescente (La recenzione pubblicata domenica 31 maggio su Oggi7 si può trovare su www.oggi7.info).

Sul tuo sito leggo: "Fare un film è ferire consapevolmente una storia. Spezzettarla. E non sempre è poetico". In questo caso chi pensi abbia ferito chi? Salvatores la storia di Ammaniti o l'attore, ovvero te, il personaggio di Rino? O entrambe le cose?
«Quando interpreti un ruolo lo uccidi sempre un po' perché non è mai come lo ha pensato chi lo ha scritto. Ma questo è un bene perché è il solo modo per renderlo umano, bisogna dargli dei limiti precisi. Quindi forse il tradimento più forte l'ho fatto io (in quanto attore, ndr)».

Cosa si prova a interpretare un personaggio così estremo?
«È entusiasmante andare fino in fondo, si prova un senso di ribellione. Nella vita si è molto più banali, e per fortuna dico io. Non bisogna avere dei pregiudizi altrimenti lo colori di un giudizio, il tuo, che non lo fa aderire alla storia».


Attore di teatro, cinema e anche scrittore. So che da questo film ne è uscito un libro, una sorta di diario di bordo del personaggio. Come si combinano fra loro questi molteplici aspetti?

«Ogni cosa viene contaminata. Ma sono sempre io, nel bene e soprattutto nel male. Non credo ai programmi prestabiliti. Anche in amore e nella vita, i contratti sono svantaggiosi per tutti. Un fuoco troppo domato non è più fuoco, sono fornelli!»
Martedì 9 Giugno 3.15pm

 

 Sull'evento un video di Marina Catucci per Filmlif
http://blog.filmlif.com/post/2009/06/06/Open-Roads-2009