La favola nera come storia di redenzione

di S.L.

Sono viva (2008), proiettato al Lincoln Center nell'annuale vetrina di cinema italiano contemporaneo Open Roads, è il debutto nel ruolo di registi di Dino e Filippo Gentili, sceneggiatori di lunga data per la televisione e il cinema. Il film lo abbiamo recensito su Oggi7 della scorsa domenica (trovate l'articolo su www.oggi7.info).

Chiediamo a Dino Gentili, cosa rende questa storia speciale a tal punto di volerla fare propria, dalla sceneggiatura alla regia?
«Lo spunto arriva da "L'Asino d'oro" di Apuleio, una raccolta di novelle di cui una parla proprio di una veglia funebre. Volevamo raccontare una storia di redenzione, di uno sblocco interiore che avviene attraverso l'immedesimazione del personaggio con la morta. Ma ci interessava anche raccontare le contraddizioni interne di uno spaccato familiare e il conflitto generazionale che lo abita, in un epoca in cui non abbiamo più buoni maestri ma solo cattivi e dove le autorità sono più autoritarie e distaccate».

Come riceve oggi il pubblico italiano un certo cinema indipendente?
«Credo che tante serie professionalità possano fare un film a basso costo ma, almeno tecnicamente, di qualità e che non sembri un film povero. Tutti oggi vogliono fare cinema. Se la storia è buona, anche i grandi nomi accettano cachet ridotti. Io faccio televisione e sono abituato a pensare anche in  termini di ascolto. Il pubblico televisivo ha un istinto: se non funziona ti molla dopo 5 minuti. Ma il pubblico è più intelligente di quello che pensiamo, quello che chiede è la storia. Prima di realizzare questo film abbiamo fatto una ricerca di mercato. I risultati erano molto chiari: il pubblico non vuole un film confuso, apprezza quello di genere, basta con le tipiche due camere e cucina, no autoreferenzialità. Se deve spendere 15 euro per il biglietto più la pizza del dopo-cinema, è un costo e dobbiamo guadagnarci la fiducia».

Walter Reade Theater (165 west 65th St.) Domenica 7 Giugno 9 pm