Silvio Orlando e l’Italia raccontata dai film

di G.D.M.

Silvio Orlando, protagonista del film Il papà di Giovanna (Giovanna's Father) di Pupi Avati, approfitta del suo debutto a Open Roads e si fa ambasciatore del cinema italiano. L'attore di origini napoletane, vincitore della Coppa Volpi alla 65ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ci ha detto di essere venuto a New York la prima volta diversi anni fa, in occasione di una retrospettiva dedicata dal Moma a Sergio Citti, regista e consulente di Pier Paolo Pasolini. «Avevo voglia di ritornare negli Stati Uniti - ha spiegato -e anche se invitato non sono riuscito a venire prima per altri impegni. Ma ho sempre avuto la percezione, girando per il mondo con i film italiani, che il pubblico avesse il desiderio di saperne di più. Occasioni come Open Roads devono essere dei semi da raccogliere. Che si torni pure a raccontare il nostro paese attraverso i film».

Per Orlando si è trattato anche del primo film con Pupi Avati e ha confessato che dopo le prime difficoltà iniziali dovute alle differenze generazionali, tra i due è poi nato un solido rapporto di amicizia. E sul perché Pupi Avati ha scelto di fare un film come Il papà di Giovanna: «Lui conosce bene quel periodo ed è partito da una vicenda autobiografica. Anche lui ha avuto un rapporto con una moglie che non contraccambiava il suo affetto e temeva che questo avesse potuto avere delle conseguenze per la figlia. Così ha alternato momenti di assenza e iperprotettività, insomma, il tipico rapporto tra padre e figlia femmina. Pupi, inoltre, ha anche un rapporto non risolto con il presente, non lo sa raccontare e per questo si rifugia nel passato, un po’ come faceva Fellini».
Orlando tornerà sul set in autunno per girare una commedia di Carlo Mazzacurati, La passione.
Il papà di Givanna, martedi 9 giugno 1pm