Lucia-Donatella superboss

di Natasha Lardera

Ha appena finito di girare un film per la televisione, tra qualche giorno inizia le riprese dell'opera prima di Emiliano Corapi e a settembre un altro film con la sua prima regista al cinema, Roberta Torre e l'uscita di un documentario del regista americano Roman Paska con John Turturro girato a Little Italy. Donatella Finocchiaro, la protagonista di Galantuonimi, film di Edoardo Winspeare, non si ferma proprio mai.

Non è un segreto, Winspeare ha dichiarato spesso che voleva assolutamente lei nel ruolo di Lucia, la giovane delinquente protagonista del film, e se lei non avesse accettato il film non si sarebbe fatto. Ma si è fatto... e ha infatti ricevuto prolungati applausi giovedì alla serata di apertura di Open Roads al Lincon Center.

"Quando un regista ti sceglie per un ruolo è un grandissimo onore," dichiara, "specialmente per ruolo di donna forte che, nel panorama del cinema italiano, non ti capita tutti i giorni. Lui ha visto in me i tratti di questa donna spietata ma anche madre e femmina seducente. Il mio è un personaggio sul filo del rasoio, che è quasi schizofrenico perchè incorpora una grossa ambiguità. In un momento sembra un tipo di donna e nel momento sucessivo è l'opposto di se stessa. Con la pistola comanda i suoi scagnozzi mentre subito dopo è madre affettuosa e donna provocante. Non si capisce se finge o se è se stessa. Vive in lei una grossa contraddizione, quella di un essere umano che si trova a fare qualcosa che forse va contro la sua natura. Fa la capobanda ma chissà... magari in realtà vorrebbe solo essere madre, o semplice moglie... non lo so...ha sicuramente la speranza di cambiare vita, sente il desiderio di catarsi e di salvarsi da un’esistenza segnata dal mondo in cui è nata e proprio dalle persone che ha frequentato fin da ragazzina. In tutto questo giace la bellezza di questo personaggio ma anche la sua difficoltà”.

Come ci si prepara ad un ruolo del genere e a tutte le sue sfacettature?
«Ho passato tanto tempo in Puglia. Ho iniziato a frequentare la gente del posto. Ma sopratutto ho osservato le donne del Salento, donne che trasudano dai pori della loro pelle questo orgoglio salentino, questa assoluta dignità di donna al di sopra di ogni cosa. Hanno negli occhi la consapevolezza di essere loro al comando di tutto. Hanno una bellezza che va al di sopra di quella estetica».

Come è essere l’unica donna circondata da uomini?
«Mi ha divertito molto fare la donna che comanda in un mondo di soli uomini. Mi sono tolta qualche piccola soddisfazione, nel senso che è stato simpatico per me star lì a comandare tutti con la sigaretta in bocca e l’aria sprezzante…questo di solito lo fanno gli uomini e ho dimostrato che posso farlo pure io. I miei compagni di viaggio sono stati straordinari, non solo i co-protagonisti, ma tutti i ragazzi della mia “banda” che non erano attori. C’è chi fa il buttafuori in discoteca, chi lavora al bar (Winspeare usa spesso non attori professionisti nei suoi film)…tutti impersonavano la forza del luogo dove sono nati ed erano perfetti per questa storia».

Com’è lavorare con non attori?
«E’ facilissimo, non hai le difficoltà che a volte hai con chi è troppo attore. Loro sono così tranquilli e naturali che si accostano alla recitazione e alla macchina da presa con una spensieratezza che è quasi quella dei bambini che non ne sentono la presenza e fanno quello che devono fare senza batter ciglio. Ti danno molta forza ed energia».


L’ultima scena del film è un primo piano di Lucia che scappa, se potesse esserci un’altra scena cosa succederebbe?

«E’ vero, come finisce veramente questo film? Questo primo piano è enigmatico. Non si sa verso cosa stia correndo Lucia …può essere verso la questura dove va a costituirsi o verso un paese straniero come l’Argentina o comunque si allontana da questa zona per poi in futuro tornare da lui…Io in realtà nelle scene sucessive  la vedo sempre fuggire, scappare da quel destino segnato sin dall’infanzia. Perche Lucia è vittima di un luogo, ed è condizionata dal sociale e da chi le sta accanto. Non vedo salvezza per lei. Il suo è uno sguardo rassegnato a sfuggire per tutta la vita come un topo…»