CINEMA/IL FESTIVAL "OPEN ROADS"/Cinema italiano? Yes We Can!

di Gina Di Meo

Edizione dopo edizione, passano gli anni, cambiano registi, cambiano gli attori, cambiano le tematiche, le domande vengono poste in modo diverso, ma alla fine la salsa è sempre la stessa. Si deve sempre trovare un capro espiatorio se il cinema italiano non va come deve andare (ma poi alla fine è davvero solo un problema del cinema italiano?), ossia se non ci sono incassi milionari, oppure se le idee non si riescono a realizzare o nella peggiore delle ipotesi, i film si fanno e poi se ne perde traccia, non arrivano mai nelle sale cinematografiche. Il tradizionale dibattito sul cinema, costola "ideological" di Open Roads, che si svolge alla Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU, deve creare discussione, ma anche se gli intenti iniziali hanno sempre una parvenza di diversità, alla fine le conclusioni sono sempre le stesse: in Italia manca un pubblico generale (in parole povere quello che fa fare gli incassi) sufficientemente colto da apprezzare un tipo di cinema che vada oltre il cinepanettone o l'americanata, lo Stato taglia sempre di più i fondi, i produttori non lasciano spazio agli autori, la televisione trasmette solo un certo tipo di pellicole. E tuttavia ogni anno ci sono i film che fanno parlare e che ottengono il consenso della critica internazionale.

L'anno scorso è stato il caso di Gomorra di Matteo Garrone e Il Divo di Paolo Sorrentino, come ha sottolineato Antonio Monda, moderatore del dibattito e tra gli organizzatori di Open Roads, che ha anche girato la domanda spontanea: si è parlato di una rinascita troppo frettolosa del cinema italiano oppure è ancora in corso effettivamente una rinascita? Per Sandro Petraglia, sceneggiatore di Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, forse questa rinascita è avvenuta con ritardo, e tra le possibili cause c'è la fortuna e la sfortuna del cinema italiano, la tradizione del realismo che per anni è stata inscindibile dalle nostre pellicole. Per Marco Amenta, regista de La siciliana ribelle, invece, si deve osare, proprio come ha fatto Garrone proponendo un film che rompe i consueti schemi narrativi.

Tra le "fortune" del cinema italiano, si è parlato della creatività che non manca mai, e di un certo tipo di "regionalismo", secondo Richard Peña, direttore di Film Society of Lincoln Center, che ospit ail festival, supportato sia da Dino Gentili, regista di Sono viva, secondo il quale all'estero si aspettano di vedere i "nostri prodotti tipici", ossia le peculiarità drammaturgiche che ogni regione possiede, che da Silvio Orlando, tra i protagonisti di Il papà di Giovanna, per il quale il cinema italiano è riuscito bene laddove ha spettacolarizzato un territorio. La croce e la delizia del cinema e che in Italia è quasi assente, cioè il concetto di "industria" piace e non piace. Se va bene dal punto di vista dei finanziamente, dall'altro, come per Filippo Timi, attore in Come Dio comanda, spaventa, perché limita la creatività.

Maggiore negatività sul cinema italiano è stata palesata dalla parte femminile. Per Maria Sole Tognazzi, regista de L'uomo che ama, la creatività c'è, ma ci sono anche difficoltà oggettive nel realizzare i film. Per Donatella Finocchiaro, attrice in Galantuomini, il pubblico di oggi è troppo commerciale e la televisione passa solo alcuni film. Per Ursula Ferrara, regista d'animazione, va bene la creatività, ma occorre anche tanta preparazione e forza di volontà. Un discorso a parte per Teresa Marchesi, regista di Effedià, unico documentario alla rassegna, che appunto ha sottolineato quanto in Italia sia difficile distribuire i documentari, tanto che alla fine lei ha scelto di abbandonare la distribuzione nelle sale cinematografiche e di uscire in dvd.

Dulcis in fundo, visto che tutti erano ospitati nella nazione che ha eletto Obama, nonostante tutte le difficoltà che ci sono nel realizzare film in Italia, il coro finale è stato: Yes, we can!
Al dibattito hanno partecipato Antonio Monda, Richard Peña, Dino Gentili, Maria Sole Tognazzi, Filippo Timi, Donatella Finocchiaro, Marco Amenta, Ursula Ferrara, Teresa Marchesi, Silvio Orlando, Sandro Petraglia.
Open Roads è organizzato dalla Film Society of Lincoln Center in collaborazione con il  Ministero per i Beni e le Attivitá Culturali, Cinecittà Luce-Filmitalia, l'Istituto Italiano di Cultura di New York, The Alexander Bodini Foundation e  Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University.
Tutti i film al Walter Reade Theater: 165 West 65th Street. Per la programmazione completa, che abbiamo presentato la scorsa domenica e che continuerà questa settimana, consultare il sito www.filmlinc.com e anche il numero di domenica 31 maggio di Oggi7 in archivio su www.oggi7.info

 

Sull'evento un video di Marina Catucci per Filmlif
http://blog.filmlif.com/post/2009/06/06/Open-Roads-2009